Il meglio dell'Occidentale

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medioevo

“Roba da medioevo”. Espressione che si usa per marchiare, con infamia, tutto ciò che puzza di reazione o disumanità. Così nel linguaggio giornalistico e quello da bar, spesso si assomigliano, anche una lapidazione islamica diventa “roba medioevale”. Eppure nell’Europa dell’età di mezzo non si lapidavano le donne, nemmeno gli uomini; nessun essere umano subiva quel tipo di pena capitale, nessun cristiano. Appunto, un’epoca così profondamente cristiana, evitava ciò che Cristo aveva sconsigliato.

Certo, ci ricordano l’avventore del bar e il giornalista memori dei libri di storia delle medie, c’erano i roghi, l’Inquisizione, gli strumenti di tortura che mettono i brividi in tanti musei. C’era il male, dunque: bella scoperta. Nella storia intera dell’umanità, e probabilmente anche prima, il male si è accomodato ovunque, in ogni stagione. Il secolo scorso ha visto raffinatezze d’infamia sconosciute a quelli precedenti, eppure non si sente ancora dire “roba novecentesca” quando si parla di lager, gulag e bombardamenti atomici.

Inoltre la ricerca storica degli ultimi decenni, meno faziosa di quella di scuola illuminista e marxista, ha restituito un’immagine del medioevo più complessa, sfaccettata e in estrema sintesi meno negativa. Il Sacro Romano Impero, nonostante il nome stesso possa incutere timore a un sincero democratico, non era un mostro totalitario ma garantiva notevoli libertà civili e federali. I servi della gleba, anche loro penalizzati dal nome poco onorevole, non erano schiavi ma lavoratori che spesso potevano gestire i tempi del mestiere con più autonomia di un odierno impiegato.

Fra parentesi, ai tempi di vassalli e valvassori la schiavitù era stata abolita, condannata dalla Chiesa; pareva un crimine contro Dio considerare una sua creatura alla stregua di una cosa. L’economia schiavista riprese alla grande con l’epoca moderna, cosiddetta riformata, grazie agli stati assoluti e al mercato capitalista. Una seria studiosa del periodo, Régine Pernoud, oltre a criticare l’uso del termine “medioevo” già ideologico e peggiorativo, ha dimostrato che le donne non erano mica tanto sottomesse, anzi spesso occupavano ruoli chiave nel mondo della politica e della cultura.

Che il medioevo sia stato tante cose, soprattutto un inesauribile serbatoio di suggestioni culturali, religiose e politiche dal quale estraiamo ancora a volontà, lo spiega bene il professor Tommaso Di Carpegna Falconieri in un saggio ben scritto e documentato: Medioevo militante (Einaudi). Scopiamo così tante età di mezzo; spesso più immaginarie che storicamente attendibili, partorite dalle fervide menti e dai cuori generosi del romanticismo ottocentesco. Chi crede che l’attrazione o la nostalgia per l’epoca possa collocarsi politicamente solo a destra (la monarchia, la Tradizione, il cavaliere crociato, la società gerarchica) scopre che esiste un medioevo di sinistra fatto di anarchia giullaresca e libertà comunali. Inoltre, qualcosa di magico e fatato aleggiava per forza su quei secoli, se la loro civiltà fa sfondo alle fiabe e ai romanzi fantasy.

Fu poi l’epoca d’oro della cristianità, dominio incontrastato della Chiesa sul piano culturale. Infatti molti cattolici tradizionalisti si abbandonano all’utopia  reazionaria e vorrebbero tornare indietro, restaurare la teocrazia. Cosa impossibile, sconsigliabile per la Chiesa stessa, dato che equivarrebbe a consegnarla al passato invece di proiettarla nel futuro pur mantenendola ancorata all’eterno. Semmai, come consigliò Augusto Del Noce, occorre interiorizzare il Sacro Impero e cercare di attuarne le positività nell’epoca del liberalismo democratico e della civiltà massmediatica. Così fece papa Wojtyla, meritandosi un bel complimento da parte dell’insigne storico dell’età di mezzo Jacques Le Goff: “Giovanni Paolo II è il medioevo più la televisione”.    

Di Carpegna Falconieri concentra però il suo saggio sulle tracce di medioevo ancora presenti nella nostra contemporaneità, belle o brutte che siano: dal neo-templarismo demente e degenerato di Breivik ai giuramenti leghisti di Pontida, dalle rievocazioni storiche in tanti borghi italici ai giochi di ruolo ambientati fra castelli e foreste celtiche.

Dunque, il medioevo è ancora nostri contemporaneo, non se né mai completamente andato. È un peccato che il libro non citi nemmeno in nota il filosofo russo Nikolaj Berdjaev che nei primi anni ’20 firmò un saggio di non trascurabile fascino e potente spirito profetico: “Nuovo medioevo” annunciava la fine della modernità ed il ritorno ad una nuova età di mezzo dove le questioni religiose e spirituali avrebbero mosso il mondo e i popoli molto più delle idee laiche ereditate dall’umanesimo. Allora è meglio tenersi pronti, indossare l’armatura o mettersi in marcia a piedi verso un santuario come un pio e tenace pellegrino.        

[Il meglio dell'Occidentale, pubblicato nel dicembre 2011]
 

CommentiCommenti 5

Anonimo (non verificato) said:

Teocrazia, appunto. Il medioevo era caratterizzato da un sistema simile a quello vigente nei paesi che oggi critichiamo più aspramente come le peggiori espressioni liberticide della teocrazia...e che fosse fatto in nome di Cristo è se mai un'aggravante. Il medioevo è sicuramente più complesso di come lo si presenta oggi come oggi, un po' come il Diavolo, che non è certo così brutto come lo si "dipinge". Eppure il dominio della Religione sulle vite dei soggetti aveva un livello liberticida del tutto simile all'attuale Arabia Saudita, Iran, "Talebaniland" ecc.; essere un pagano (cioè esercitare un culto diverso da quello istituzionalizzato) implicava torture e rogo, e questo non può essere liquidato o banalizzato come "argomento da bar"...questo resta una macchia indelebile (di sangue innocente versato in nome di Dio) del nostro passato, altrimenti non si capisce come la chiesa stessa abbia sentito il dovere di prendere le distanze e chiedere SCUSA all'umanità per quegli orribili crimini resi spettacolo educativo di piazza. Il Male istituzionalizzato. La differenza con le nefandezze del '900 o di questi stessi anni? Oggi si uccide in nome del vil denaro, che è più sporco di Dio, mentre nel medioevo si uccideva in nome di Dio, il che rende le anime dei "signori" dell'epoca infinitamente più luride di quelle di chi si macchia di crimini simili nel nome del Dio ($$)sbagliato... sinceramente, nessuna nostalgia! Il medioevo resta un'espressione, pur nella sua complessità e con i suoi lati positivi, di istituzionalizzazione del MALE, personificato dallo strumento educativo/purificatore della "santa"(sic)inquisizione, figlia di una Chiesa di cui nessuno sentirà mai la mancanza.

leicamp6608 (non verificato) replied:

Forse informarsi in modo più critico e con meno totalitarismo di visione, questa si è dittatura intellettuale, gioverebbe ad un'analisi più veritiera di un periodo che è e resta comunque alla base della radici di questa tanto decantata civiltà. Buoni studi

Luca (non verificato) said:

Nel Medioevo in Europa non c'era nessuna teocrazia, semmai il contrasto fra Chiesa e Impero. Ho l'impressione che la frase di Le Goff su Giovanni Paolo II non fosse proprio un complimento, ma piuttosto l'ennesima rifrittura del luogo comune "progressista". Il fatto che poi la storiografia sia finita in mani "progressiste", ossia di gente che nega l'importanza della tradizione e quindi della storia, la dice lunga sul disastro culturale dell'Occidente odierno. Quanto al libro del Carpegna, non mi pare proprio che sia un capolavoro storiografico, dato che non fa altro che citare articoli di giornale (spicca il Corriere, forse è più nobile!) e fonti di dubbia qualità (persino la nefasta Claudia Cernigoi!). Sembra piuttosto il classico frutto della mediocrità universitaria dell'Italia odierna. Ma non è difficile immaginare che il Carpegna, oltre a vantarsi di discendere da nobili lombi, sarà ferocemente antiberlusconiano, e dunque ipso facto "intellettuale" e "colto".