L'incontro tra intese e euroscetticismi

Monti convince Cameron ma un po' meno la City

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 | 19 Gennaio 2012
cameron

‘Un succulento’ via libera al rafforzamento del Fondo monetario internazionale accompagnato dall’impegno alla creazione di un mercato unico. Ancora, ‘un ruspante’ annuncio della separazione di Eni da Snam con contorno di flexsecurity del mercato del lavoro e attacco agli evasori fiscali sul versante nazionale. E come ‘dessert’ una frecciatina ad Angela Merkel sul fronte europeo. In sintesi, è questa la ricetta con cui Mario Monti, in visita ieri a Londra, ha preso per la gola il primo ministro inglese David Cameron.

Sarà stato poi il temperamento ‘nordico’, la sua sottile e pungente ironia, il suo rigore, fatto sta che il presidente del Consiglio italiano ha convinto gli inglesi e soprattutto l’inquilino del 10 di Downing Street, che lo ha definito “a serious man and a strong leader”. Del resto lo aveva annunciato qualche ora prima il suo decollo:  “Convincerò i mercati che l’Italia è affidabile”. E, non a caso, nella mappa del tour promozionale Monti ha voluto a tutti i costi che comparisse la Union Jack che da sempre, e soprattutto negli ultimi tempi, non vuole troppo associarsi alla bandiera blu cobalto a dodici stelle.

Una mossa 'strategica', quella del primo ministro italiano, che all'incontro politico con una Gran Bretagna orfana d’Europa dopo lo strappo al vertice europeo di Bruxelles con gli annessi ‘no’ alla Tobin Tax e un (seppur) iniziale rifiuto di al fondo di emergenza da 200 miliardi di euro predisposto dal Fmi a favore dell'Eurozona, ha incrociato quello con la City che è stato il vero, e più faticoso, banco di prova.  

L’incontro tra i due capi di stato - durante il quale si è ribadita l'intenzione di lavorare insieme per il mercato unico nonostante la consapevolezza che la governance dell'Eurozona che "non è ancora perfettamente adeguata e all'altezza della sfida" - si è svolto all’insegna della cordialità e si è mosso, come già accennato alla sua vigilia, sui capitoli meno gettonati di questa lunga crisi: la crescita e lo sviluppo, le priorità assolute per Londra che dovranno concretizzarsi, a sua detta, attraverso il completamento del mercato unico e l'apertura commerciale alle economie emergenti (i Bric: Brasile e Russia, India e Cina). La sintonia fra David Cameron e Mario Monti è stata evidente soprattutto sull'esigenza di accelerare con il completamento del single market, che secondo Londra sarebbe in grado di aggiungere 140 miliardi alle casse dell’economia europea.

Ma all'intesa politica della prima metà della visita di Mario Monti ha fatto da contro altare la diffidenza della City che guarda con sospetto l’annuncio dell’Italia di aver trovato la via del risanamento e la promessa di lavorare per consolidare quella della crescita. Questa fase del tour, più dura della precedente, ha avuto come elemento caratterizzante un acronimo: Lse. Come London stock exchange, la Borsa di Londra dove si è tenuto un incontro rigorosamente a porte chiuse che ha visto riuniti più di 100 tra amministratori delegati di grandi banche e imprese, fondi sovrani e fondi di investimento ma che per molti, più che come una conferenza strategica è stata vista come una semplice lectio sull’andamento dell’economia mondiale.

Ma Lse ha anche significato London school of economics, il prestigioso college britannico dove Monti ha parlato a 450 tra studenti e docenti sul ruolo de L'Unione europea nell’economia globale, ma dove è stato anche contestato da un gruppo nutrito di universitari al suon di: “Torna a Bruxelles” e “We know you, you are a banker too”. Un messaggio chiaro che dimostra ancora forti resistenze da parte degli inglesi alle 'lusinghe' dell'Eurozona. 

Con il saluto al vice premier Nick Clegg e al leader dell'opposizione laburista Ed Milliband si è conclusa una giornata che segna un (almeno apparente) riallacciamento dei rapporti con il nostro Paese, soprattutto dopo le barricate alzate dall’Inghilterra nei confronti dell’Eurozona. Riuscirà davvero il nostro “rivoluzionario di passaggio” (come lo ha definito il Financial Times tre giorni fa) a domare l’ondata euroscettica che monta sempre più Oltremanica? Magari questa visita avrà pure persuaso la City ma l’impresa, al di là delle cordialità e dei sorrisi, appare ardua soprattutto perché il governo in carica, si legge testualmente su nell’intervista su FT “è una parentesi”. Monti dixit. 

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