Riflessioni sulla zuffa editoriale italo-tedesca

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il giornale

“A noi Schettino. A voi Auschwitz”. Con questo provocatorio titolo è uscito ieri, nella Giornata della Memoria, Il Giornale. L’editoriale del direttore Sallusti è bene, poi, citarlo letteralmente: “È vero, noi italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan Fleischauer, di passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore tedesca ha tentato di salvarne uno ... Per la loro bravura e superiorità hanno fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto l’Europa ... Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa. Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l’arma della moneta non è meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà mai nessuno.”

L’editoriale di Sallusti è una risposta all’articolo di Jan Fleischhauer, columnist dello Spiegel Online, che recentemente ha attaccato l’Italia e gli italiani definendoli, con disprezzo, tutti quanti degli Schettino. Se il tono delle parole di Sallusti era inutilmente esagerato, più diplomatico non è stato certamente il giornalista tedesco, che anche è bene citare letteralmente: “Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l'abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico? ... Conosciamo tipi del genere dalle vacanze al mare, maschi bravi con grandi gesti, capaci di parlare con le dita e con le mani, in principio gente incapace di fare del male, ma bisognerebbe tenerli lontani da macchinari pesanti e sensibili, com’è evidente.”

Il giornalista tedesco è andato giù pesante, tanto da scomodare addirittura l’ambasciatore italiano a Berlino Michele Valensise, che ha scritto una lettera di protesta subito pubblicata in calce all’articolo. Ma a rispondere a Fleischhauer ci avevano già pensato nei giorni scorsi Gian Antonio Stella, con una cronistoria (confusa e senza contesto) dei pregiudizi tedeschi sull’Italia, e soprattutto il web, in particolare i social network, tramite cui italiani e tanti tedeschi hanno manifestato la propria indignazione nei confronti dell’articolo di Fleischhauer. La polemica, tuttavia, con la prima pagina de "Il Giornale", ha fatto un salto di qualità. La strategia non è stata particolarmente originale: attaccare i tedeschi rinfacciando loro il proprio passato nazista, perpetuando, come in una tragedia greca, colpe che le nuove generazioni non hanno sicuramente commesso.

E’ stato certamente di cattivo gusto farlo proprio nella Giornata della Memoria, dimenticando, tra l’altro, il ruolo non da comprimario che l’Italia ha avuto come alleato della Germania nazista (pensiamo ad esempio alle leggi razziali). Ma proprio perché l’accusa di nazismo alla Germania non regge, è bene soffermarsi su altri aspetti di questa polemica, che si nutre di vecchi pregiudizi, tra lo Spiegel Online ed il Giornale. D’altronde esempi di malcostume e di teutonica inefficienza non mancano. Bastava andarli a cercare. Giusto qualche esempio: il crollo dell’archivio storico di Colonia a causa di errori nella costruzione di una nuova linea della metropolitana, i numerosi deragliamenti di treni ad alta velocità o l’incidente, con numerosi morti, alla love parade di Duisburg.

Il vero problema del commento di Sallusti è che mette insieme cose molto diverse. Da una parte si riutilizzano i soliti luoghi comuni sulla Germania, dall’altra si citano insieme fonti diverse: il commento apparso sullo Spiegel Online non è l’articolo apparso sullo Spiegel cartaceo. Entrambi hanno per oggetto sempre il naufragio del Costa Concordia, ma con obiettivi molto diversi. Nello Spiegel cartaceo, ad esempio, si fa semplicemente una cronaca del fatto, senza usare toni offensivi nei confronti dell’Italia ed anzi vengono elogiati alcuni italiani nelle operazioni di soccorso. Si tratta di una precisazione importante perché proprio Il Giornale ha ironizzato sulle origini del direttore dello Spiegel, Georg Mascolo, italo-tedesco, madre di origine campana, proprio come Schettino. Peccato però che Georg Mascolo sia il responsabile della versione cartacea dello Spiegel, e non dello Spiegel online.

Certamente anche l’articolo di Jan Fleischhauer è pieno di arroganza nei confronti dell’Italia, ma è anche autoironico. Lo stesso giornalista tedesco giudica, forse un po’ autocompiacendosi, le proprie affermazioni sugli italiani scorrette, definisce i tedeschi “Unni” ed ironizza su Angela Merkel che vuole fare gli europei tutti uguali ai tedeschi. Non si vuole qui giustificare il commentatore tedesco che poteva certamente risparmiarsi tante affermazioni (o forse l’articolo intero) anche se le tesi più interessanti e meno onorevoli per l’autore sono quelle passate in secondo piano in tutta questa polemica: “L’errore originario dell’Euro è stato di mettere insieme nella camicia di forza di una moneta unica culture dalle economie molto diverse. Per capire che non poteva finire bene sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso”. Mettere insieme il naufragio del Costa Concordia, la presunta inaffidabilità degli italiani (e dei greci) e la crisi della moneta unica, dà l’idea della confusione di Fleischhauer, ma rispecchia l’opinione popolare in Germania e dimostra quanto per i tedeschi sia importante il carattere, o supposto tale, di un popolo. Per capire molte posizioni (discutibili) del governo tedesco serve riflettere anche su questi aspetti. 

In realtà tutta questa polemica tra Il Giornale e Der Spiegel, o meglio tra Sallusti e Fleischhauer, è un’accozzaglia di luoghi comuni, di imprecisioni, è un giornalismo urlato e sensazionalistico. contribuirà, purtroppo, a peggiorare il già complicato rapporto tra due nazioni che negli ultimi anni hanno avuto molte occasioni di scontro: dalle crisi diplomatiche tra i due Presidenti del Consiglio Schröder e Berlusconi fino al mancato acquisto della Opel da parte della Fiat, ed ancora alla rivalità calcistica emersa durante il mondiale tedesco del 2006 fino, infine, all’attentato della n’drangeta a Duisburg. Negli ultimi mesi, poi, la crisi del debito sovrano ha peggiorato una già difficile situazione. In questo contesto il destino ha voluto che una nave da crociera affondasse a causa di una manovra azzardata di un capitano italiano e che nell’incidente morissero diversi cittadini tedeschi. Ma proprio oggi, in una fase storica in cui è in gioco l’Europa e il futuro della moneta unica, sarebbe il caso di provare a sentirsi tutti più europei, prima che italiani o tedeschi.

 

CommentiCommenti 12

Marco (non verificato) said:

complimenti veri per la prima pagina di risposta alla Germania

Monica (non verificato) said:

La risposta di Sallustri ci sta tutta perchè non ci si deve dimenticare che ognuno ha i propri scheletri nell'armadio e nessuno si deve ergere a giudice supremo. Anche perchè gli olocausti continuano, in tutto il mondo e ricordare qualcosa di tremendo e inumano, non ci è servito, visto che continua ad essere sotto i nostri occhi, negli occhi di chi muore di fame,di guerra e quanto di più efferato ci può essere!! Sicuramente l'arroganza e la presunzione di questo pseudo giornalista tedesco è certamente il simbolo del seme del pregiudizio che rende pericolosamente fecondo un grembo malato.....

silvia (non verificato) said:

Che questa cosa di “sentirsi piu’ europei” che italiani o tedeschi o francesi non funzioni e’ ormai assodato. Comunque si possono anche fare critiche all’articolo del Giornale, ma vorrei ricordare che e’ stato per primo Der Spiegel a portare incautamente il discorso proprio sul tema della “razza”. L’articolo del giornale tedesco poi non e’ la solita dimostrazione di vecchi pregiudizi, ma e’ un elemento di una guerra mediatica in atto contro gli italiani, dipinti come vigliacchi, truffatori eccetera, per preparare il terreno a un totale assoggettamento dell’Italia, o a una sua cacciata dall’Euro, questo non lo so, ma non credo che cio’ sia casuale; le guerre mediatiche del resto sono ormai molto diffuse.

Franco Maloberti (non verificato) said:

La prima reazione alla risposta "forte" di Sallusti può anche essere quella di Villani Lubelli: un banale e ben educata posizione, ispirata al luogo comune "siamo Europei, vogliamoci bene". Invece, le macroscopiche incongruenze del l'esperimento Europa impongono un serio ripensamento, principalmente conseguente alle politiche tedesche e francesi che operano in modo "sporco" per conquistare una leadership Europea in settori di alta tecnologia. L'articolo di Sallusti è allora funzionale ad aumentare la consapevolezza del pericolo di colonizzazione tecnologica. Anche se i "ben educati" possono arricciare il naso, quando si fanno le guerre le buone maniere sono poco efficaci.

Anonimo (non verificato) said:

Sallusti è l'esempio del peggiore giornalismo italiano, dietro la finta ed arrogante facciata di difesa dell'orgoglio nazionale ecco il becero e buzzurro titolo livido di rabbia, giustificato solo da un senso di impotenza e di inferiorità...che tristezza... Sallusti cambi mestiere, è davvero una vergogna per il giornalismo...

Franco Maloberti (non verificato) said:

Metta la sua firma e indirizzo e-mail, così Sallusti potrà chiedere direttamente venia a un giudice così saggio.

Anonimo (non verificato) said:

Immaginiamoci cosa avrebbero fatto i tedeschi se un quotidiano Italiano di un certo livello avesse scritto che tutti i tedeschi sono nazisti

Cenere (non verificato) said:

la voglia di sollevare scoops da parte del giornalismo trova sempre terreno fertile nelle nostre menti. Un giornale sporcato di inchiostro su argomenti come razze, codardie, olocausto e chi più ne ha più ne metta, tocca subito il nostro misero cervello e immediatamente scatta la voglia di "classificare" con banale semplicità, le persone, le bandiere, le nazioni i biondi i negri ecc. Popolo bue, non cascare nel tranello di chi sta giocando con la tua debolezza celebrale, con chi ti vuole far pensare "semplice", con chi.."è tutto bianco o tutto nero". Non esistono gli italiani codardi non esistono i tedeschi nazisti: esistono gli uomini codardi e quelli che ancor oggi sono nazisti..nessun altro animale lo è. Forse nemmeno i due direttori dei due giornali lo sono,che giocano a trascinare ed infiammare le menti di tanta gente: loro vogliono venedere il loro stupido messaggio e ricavarne il loro surplus di vendite. Quando leggete un giornale, qualsiasi articolo, partite sempre dal presupposto che chi lo scrive conosce la nostra debolezza e che su questa lui pianifica il suo tornaconto. Meditate.

Anonimo (non verificato) said:

Se essere europei significa essere banali e ben educati, allora siamo in tanti. Chi ha una qualche esperienza di lavoro all'estero sa quanto sia importante l'idea di Europa e quanto siano pericolose certe prese di posizione rozze e prive di spessore.

Anonimo (non verificato) said:

Cari Fleischhauer e Villani,quando per noi sarà
finito questo corso storico,ci sarà nuovamente un
generale che dirà : "al mio segnale scatenate l'inferno".