La sceneggiata più lunga

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de bortoli

La convinzione che quanto sia stato detto e scritto per anni contro Berlusconi fosse speciosità tanto al chilo non ci ha mai abbandonato, neppure per un istante. Persino, possiamo dirci orgogliosi di questa coerenza di convincimenti, uscita indenne da trabocchetti di ogni tipo. Certo, il recente cessate il fuoco ci ha colti spossati, come dopo lunga e sfiancante marcia, ma si è trattato dell’inevitabile conseguenza di una duratura esposizione a stimoli fastidiosi e sempre uguali. Ancora oggi, comunque, l’intero stivale ci pare impregnato dell’intenso profumo della zuppa sacrificale agli aromi democratici con cui, nell'ultimo ventennio, abili manipolatori e furbissimi hanno sapientemente evocato le temibili divinità dell’odio politico e della rivalsa sociale.

Ovviamente, non tutti hanno dimostrato di conoscere alla perfezione i sacri gesti dei riti di immolazione: qualcuno ha potuto solo imitare malamente, in affannoso inseguimento dei più capaci. Le elementari forme comunicative dell’attuale segretario del PD, ad esempio, si dimostrano particolarmente inadatte al dire indiretto ed evocativo (strada maestra per parlare alle funzioni più remote della psiche). Ciò perché egli rende ogni volta immediatamente esplicito quanto dovrebbe essere, invece, traverso e subliminale. I cartelloni pubblicitari in cui Bersani è immortalato sono frasi sgangherate e comicamente letterali, che paiono composte da bambini al primo approccio con la forma scritta (il nostro pensierino preferito è la manica rimboccata). E ben peggio il piacentino riesce a fare quando gli capita di trovarsi per le mani un microfono, ché allora l’Italia va male non perché “le più alte forme dell’etica personale e repubblicana, oramai sacrificate sull’altare dell’arricchimento, tipico di certa Italia imprenditoriale, crassa ed immorale, non riescono più ad esercitare la loro elevata presa sul contemporaneo pensare sociale e politico, allontanandolo dagli alti ideali cristallizzati nel foglio Costituzionale”, come esternerebbe, ad esempio, il sempre ispirato Colle. Nossignore. L’Italia va male per colpa di Berlusconi. E non c’è lavoro perché Berlusconi è ricco. E lo spread si impenna perché a Berlusconi piace la gnocca. Insomma, l’impiego dell’artificio retorico stenta a trovare, nel caso in esame, fertile humus e redditizio e, per questo, il bonario emiliano si trova sempre costretto a rincorrere altri (e ci ricorda, in ciò, il mesto zoppettino di Hamelin).

Ma non è del simpatico Pierluigi nazionale che si voleva qui parlare, quanto, piuttosto, di un'altra fonte di attenta e sincera critica del vile operato del mostro di Arcore: il giornalone milanese (di quello romano e della sua lunga e documentata battaglia per la libertà e la democrazia ci sentiamo semplicemente indegni di trattare).

Per anni, gli editorialisti in serie della gloriosa testata ambrosiana sono ricorsi, al contrario dell'ex cittadino di Bettola, all’arma della seduzione intellettuale a mezzo inchiostro, per proiettare, sullo sfondo di ciò che è autenticamente alto, la deforme ombra del caimano. In un incredibile sforzo di salvazione, essi hanno idealmente chiamato a testimoniare le migliori scuole di filosofia, i maggiori sociologi e politologi, i più profondi poeti e letterati e scienziati, con l’obiettivo di rendere evidente ad ognuno che la storia, nel suo millenario sforzo creativo, non è stata altro che una lenta preparazione alla battaglia finale degli illuminati contro l’orrido volgare della singolarità berlusconiana (lunghissimo incubo di tette e culi). Roba, insomma, da far tremare i polsi. E noi, benché cocciutamente scettici, abbiamo sempre apprezzato quella titanica battaglia a colpi di stilografica contro l'inesistente abominio, poiché essa ci è parsa, da subito, coerente e coraggiosa espressione di autentica fede. Solo così potemmo spiegarci, ad esempio, l'endorsement suicida (in termini di ritorno di vendite) a favore della peggiore compagine governativa che l'intera galassia ricordi.

Un po' a malincuore, dobbiamo confessare che involontari sbadigli hanno talvolta interrotto il colloquio ideale con un grande del passato o con un (più recente) padre costituente, mentre questi, dalle righe di un fondo meneghino, ci metteva in guardia dal rivolgere le nostre simpatie elettorali verso la immonda causa. Epperò, in alcun modo ciò ha potuto significare mancanza di rispetto: ché, anzi, il dover scrivere per anni del medesimo (seppur in varie salse) e per di più in rigida turnazione, ha sempre e solo suscitato la nostra sincera ammirazione.

Neppure quando la passione per il loden si è velocemente diffusa tra le scrivanie di Via Solferino ed è stato semplicemente umano, da parte nostra, risentirci un tantinino per il poco istituzionale trattamento subito dal nostro diritto di voto, abbiamo osato lenire la legittima frustrazione, trasformandola, chessò, in facili ipotesi di condizionamento esogeno che i nostri moschettieri potessero aver subito. Anzi, ci era immediatamente parso chiaro che l’entusiasmo dimostrato per la novità governativa, che solo all’apparenza poteva sembrare piaggeria, era, in realtà, il giusto sfogo per la vittoria finale, dopo due decenni di lotta contro il male. Avevamo anche provato una certa invidia per quella manifestazione di comunanza di spirito e certi ricordi camerateschi ci erano venuti alla mente. Ci risultava facile, infatti, associare il nutrito gruppo di capaci e dotti editorialisti ad un blasonato corpo militare: in fin dei conti, come tutti gli organismi di quel tipo che si rispettino, anche questo ha, in quel professionista che ama così tanto sputtanare il proprio paese all’estero, la propria, simpatica mascotte.

Alla luce di quanto precede, si potrà ben comprendere il nostro assoluto sconcerto quando, qualche giorno fa, ci è capitato di leggere, proprio in quello spazio di idealità che è il generico fondo del giornalone, cose di questo tipo: “Berlusconi [ ? ] sta dimostrando [ ? ] di avere forza, carattere e senso della responsabilità” ed anche: “Berlusconi [ ? ] si dimostra capace di scelte impopolari e dolorose” e poco più in là: “Berlusconi ha detto nuovamente di no a una scorciatoia che condurrebbe l’Italia verso esiti ignoti”. E, senza freni: Berlusconi si sta comportando “da statista intero. [ I suoi ] avversari [ ? ] dovrebbero avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo”.

Sopraffatti dalla sorpresa, la mandibola ci si è fermata a mezzo, mentre il panino che stavamo avidamente mangiando è caduto sul tavolino del bar. In genere, fa sempre piacere sapere che qualcuno la pensa come noi e condivide completamente il nostro sentire su questo e su quello. Ma scoprire che chi credevamo in cima al muro a difenderci da Satana fosse, in realtà, convinto supporter di quest’ultimo ci ha fatto improvvisamente sentire come ignudi. Dunque è vero, abbiamo pensato terrorizzati, lui è realmente il demonio e si è impossessato del sagace intelletto dell’autore del pezzo (da sempre, tra l’altro, fra i più noti ed agguerriti inquisitori).

Subito, però, abbiamo riguadagnate le facoltà di ragione, guardando con maggiore freddezza all’increscioso fatto, per spiegare il quale, ci siamo resi conto, rimaneva ben poco, oltre al più classico degli sdoppiamenti di personalità. A meno che?  Già, a meno che tutta la ossessiva caccia all’uomo organizzata, negli ultimi venti anni, dal Corrierone sia stata solo penosa messinscena, montata ad arte per compiacere le volontà di uno o pochi burattinai, per i quali l’arcoriano si è ora trasformato da nemico acerrimo a semplice portatore d’acqua da blandire a piacimento (come un Casini qualsiasi, per dire). Accidenti. E chi l’avrebbe mai detto?

Dunque, i compunti editorialisti, granitici difensori dei sacri ideali costituzionali e di tutte le virtù possibili ed immaginabili, sono stati, in realtà altrettante marionette, abilmente mosse nel palcoscenico della costosissima instabilità politica durata due decenni? Il solo pensarlo ci mette i brividi e, davvero, non possiamo crederci. E siamo, anzi, sicuri che, dopo questo inatteso scivolone, essi sapranno mostrare la coerenza dei forti, perseverando nella dura campagna contro l’ultimo, terribile cavaliere dell’apocalisse.

 

CommentiCommenti 4

Anonimo (non verificato) said:

berlusconi.... chi era costui?

Yanez (non verificato) said:

L'antiberlusconismo del Corriere della Sera è di una natura affatto diversa da quello (facilmente spiegabile in termini editoriali) di Repubblica. In via Solferino alligna uno spirito più profondo e insieme più volatile, un moralismo di carattere vellutato, un'ideologia non meno furente ma più sfumata nei contenuti. Se ne possono tracciare le origini risalendo al cattolicesimo ambrosiano, alla tecnocrazia bocconiana, allo specialissimo salvacoscienza dei ricconi di sinistra, perfino a una declinazione più raffinata del '68: tutta roba che la sanguigna redazione di Repubblica, romanissima al pari della banda della Magliana, non può attingere. Questo atteggiamento spirituale, che se fossimo maligni potremmo anche definire snob (ma non lo siamo), consente le evoluzioni e le acrobazie del pensiero di cui si stupisce l'autore dell'articolo: fra tutte, il plauso tributato al governo Monti nel momento in cui esso dice e fa esattamente le stesse cose che Berlusconi ha sempre cercato di dire e fare (per esempio l'abrogazione dell'art. 18). Questo vale per gli editorialisti più blasonati. Vi è d'altra parte una truppaglia, al Corriere, che non disdegna di sporcarsi le mani con temi e pezzi che differiscono da quelli di Repubblica (o finanche del Fatto) che per l'assenza di soprannomi infamanti. E questa truppaglia sta oggi in prima pagina, a digrignare i denti contro i consiglieri comunali con una casa al mare, o a seminare sospetti sul vicino che l'altro giorno è uscito tutto profumato, che abbia l'amante? Ma di questi non si curi l'agitato osservatore: stanno pure su Libero e sul Giornale, servono a vendere.