I punti interrogativi della vicenda

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marò

I lettori si stanno ponendo molti interrogativi sulla storia dei due militari del Reggimento “San Marco” consegnati alle autorità indiane dopo l’attacco alla nave “Enrica Lexie” da parte di un’imbarcazione di “pirati” al largo dell’India. Proviamo a dare qualche risposta, pur nella consapevolezza che la ricerca delle risposte scatena spesso ulteriori domande.

Cosa ci facevano il Capo di Prima Classe Massimiliano Latorre e il Maresciallo Salvatore Girone sulla nave? Facevano parte di un NMP o “nucleo militare di protezione” di sei militari imbarcato sulla petroliera in ossequio ad un protocollo d’intesa stipulato fra la Difesa e la Confitarma (Confederazione Italiana Armatori) l’11 ottobre 2011.

Cosa dice l’accordo fra la Difesa e la Confitarma? L’accordo prevede la presenza a bordo di militari delle Forze Armate italiane in funzione anti-pirateria che, all’occorrenza, agiscono in base a meticolose “regole d’ingaggio”. Su questo fatto sono state pronunciate talvolta parole fumose o fuorvianti, come nel caso di quei media che hanno affermato che “i militari agiscono isolati e non sono coordinati da un comandante”. Difficile crederlo, perché quand’anche i militari fossero solo due, il più alto in grado è comunque il comandante. E se sono dello stesso grado, il comandante sarà il più anziano. Inoltre, anche se il militare agisse da solo, avrebbe sempre un comandante cui rispondere e con il quale deve stare in contatto con gli appositi mezzi. Caso mai è vero che i militari non hanno -e ci mancherebbe altro- alcun vincolo di subordinazione gerarchica nei confronti del comandante della nave.

Ma il problema principale è un altro: i veri termini dell’accordo ed i suoi risvolti operativi non sono noti al pubblico, e probabilmente è giusto così, perché renderlo di dominio pubblico significherebbe farlo sapere anche ai pirati e ai loro mandanti. Ma in ogni caso sarebbe opportuno sapere se fosse stato previsto il recupero immediato dei militari in caso di necessità a mezzo elicotteri o altro. Era previsto in caso di emergenza o di grave incidente il loro trasferimento in Italia e la loro messa a disposizione della magistratura italiana? Era prevista una teleconferenza periodica con Roma come se ne fanno spesso con i militari impiegati all’estero? Oppure quei militari sono stati imbarcati e contestualmente abbandonati a loro stessi sperando italicamente che non accadesse nulla?

Dove è avvenuto l’incidente? Secondo le autorità indiane è avvenuto in acque nazionali, secondo i nostri in acque internazionali. I dati rilevati dalla strumentazione satellitare danno ragione agli italiani: il posto del fattaccio, secondo il GPS che può sbagliare al massimo di cinque metri, si trova a 33 miglia dalla costa sudoccidentale indiana.

Quale è stata la dinamica dell’incidente? Le versioni sono contrastanti. Secondo gli indiani un peschereccio, il “St. Anthony”, svolgeva normale attività di pesca in una certa località quando alle 21,50 di mercoledì 15 febbraio è stato bersagliato da circa 60 colpi, 16 dei quali hanno colpito il peschereccio e quattro di questi hanno causato la morte di due pescatori. Secondo gli italiani, invece, alle ore 16,30 in una località nota per la presenza di pirati i terroristi ma distante 10 chilometri da quella segnalata dalle autorità indiane, un’imbarcazione con a bordo cinque individui armati si è avvicinata con atteggiamento ostile alla petroliera con l’evidente scopo di abbordarla. In base alle procedure previste, sono state effettuate tre raffiche di avvertimento per un totale di 20 colpi, senza colpire l’imbarcazione, quando questa si trovava rispettivamente a 500, 300 e 100 metri di distanza. Dopo la terza raffica i “pirati”, evidentemente dissuasi dall’aver constatato che la petroliera era difesa, hanno operato una virata a “U” e si sono dileguati. Come mai tante differenze nelle due relazioni? Tutto si spiega ammettendo che si sono verificati due diversi conflitti a fuoco in due località diverse, cosa avvenuta realmente e ammessa dalle stesse autorità indiane.

Non dovrebbe risultare difficile stabilire se i due malcapitati siano stati colpiti dai proiettili dei fucili mitragliatori SC 70/90 calibro 5,56 in dotazione ai nostri marò ovvero da qualche arma diversa. Peccato che le autorità indiane si rifiutino di procedere con gli esami medici e balistici (anzi: i due poveracci sono stati già cremati) e peccato che il peschereccio non presenti fori di proiettili a prua, dove giacevano i due corpi.

Perché la nave ha attraccato in India, nel porto di Kochi? Perché gliel’hanno ordinato. Chi esattamente? Non di certo la Marina Militare, che aveva chiaramente raccomandato di non farlo e tantomeno di far scendere a terra i due militari. Sicuramente gliel’ha ordinato la Capitaneria di porto dello stato indiano del Kerala responsabile per territorio, che ha interrogato via radio diverse unità navali presenti nell’area chiedendo chi avesse sventato un attacco di pirati. La “Enrica Lexie”, non avendo nulla da nascondere, ha risposto affermativamente (allo stesso modo, chi aveva qualcosa da nascondere potrebbe aver fatto finta di nulla) ed è stata invitata a raggiungere il porto di Kochi per accertamenti. Da notare che, per ammissione degli stessi indiani, la petroliera è stata indotta a dirigere la prua verso Kochi con l’inganno (“tattica ingegnosa”, l’ha definita il comandante della guardia costiera). Sorprendentemente, il comandante della nave ha acconsentito a cambiare la rotta (l’armatore che deve sapere sempre tutto era informato? E l’unità di crisi della Farnesina, che sa sempre tutto, lo sapeva?) e più tardi, incredibilmente, si è acconsentito anche a consegnare agli indiani i nostri due militari.

È legittima la consegna dei due italiani? Né legittima né opportuna. I militari si trovavano in alto mare dove vige la libertà di navigazione. Inoltre agivano per conto dello stato italiano e quindi godevano dell’immunità e non potevano essere arrestati da alcuno. La consegna dei due militari ha configurato un calamento di braghe indegno di un paese che si vanta di essere “il più piccolo dei grandi e il più grande dei piccoli”, ma è perfettamente in linea con la politica di un paese che intende dare le case ai nomadi anziché ai connazionali. Qui sorge un inquietante sospetto, emerso su alcuni social network: gli indiani , per convincere la nave a cambiare rotta, hanno forse ricattato la compagnia facendo balenare ritorsioni economiche? In ogni caso le responsabilità dell’armatore e del comandante della nave non sono di poco conto e sono tutte da accertare.

Gli altri paesi lo avrebbero mai fatto? Mai. Né gli USA hanno mai consegnato a chicchessia il Capitano Richard Ashby che il 3 febbraio 1998, in circostanze molto meno misteriose, alla guida di un aereo EA 6B Prowler aveva tranciato il cavo della funivia del Cermis causando la morte di 20 persone, né il Marine Mario Luis Lozano che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Calipari in periferia di Baghdad. Ma anche senza scomodare la superpotenza, notoriamente restìa a consegnare ad altri i propri militari, non risulta che un simile atto sia mai stato perpetrato nemmeno da Burundi, Trinidad e Tobago, Costarica, Togo o San Marino. E quand’anche un paese si permettesse di arrestare due componenti delle forze speciali britanniche, i militari inglesi andrebbero immediatamente a riprenderseli spianando la prigione con un carro armato, come è effettivamente accaduto cinque anni fa in Iraq, a Bassora.

Come se non bastasse, l’Italia è stata sconfitta anche sul fronte della comunicazione. Nessun ministro o vertice militare si è pronunciato sulla vicenda. Cose da “Ministro, salga a bordo, c***o!”. Al contrario, è stato osservato un assordante silenzio, lasciando ai media e alle autorità indiane la gestione della comunicazione con conseguenze penose per la posizione italiana, assente dalle pagine dei giornali internazionali e presente di rado persino sui media italiani.

Cosa rischiano i due militari? Rischiano la pena di morte e anche per questo sorprende la faciloneria con cui sono stati consegnati agli indiani come se si trattasse di due oggetti di poco valore. E pensare che l’Italia si rifiuta di estradare il peggiore dei criminali se nel suo paese di origine vige la pena di morte. Eppure questo paese non ci pensa su due volte quando si tratta di consegnare ad un paese che prevede la pena capitale due fra i propri migliori servitori.

Cosa fanno gli altri paesi in caso di pirateria? Gli Stati Uniti hanno debellato la piaga della pirateria nel Mediterraneo facendo a pezzi i pirati nordafricani, la Cina affonda senza complimenti le imbarcazioni sospettate di pirateria, noi non siamo capaci di tutelare i militari cui chiediamo sicurezza.

Come andrà a finire? È verosimile che qualcuno “farà l’indiano” e che le cose verranno aggiustate “all’italiana” per non guastare i rapporti fra India e Italia, due paesi storicamente amici, di cui uno emergente e uno tramontante. Dopotutto, questo increscioso episodio cade casualmente fra la visita in Italia del ministro degli esteri indiano e la visita in India di quello italiano. E allora ci saranno le nostre scuse ufficiali, come se i due pescatori li avessimo ammazzati proprio noi, i due marò verranno rilasciati previo pagamento di chissà cosa e chissà quanto mentre i comunicati ufficiali giureranno il contrario e l’Italia, dopo i declassamenti di Standard & Poors e di Moody’s, si autodeclasserà a ultimo dei paesucoli.

L’unica luce in questa vicenda squallida e in tutto questo buio è quella degli sguardi fieri di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 

CommentiCommenti 12

Pierpaolo (non verificato) said:

Degli NMP o “nucleo militare di protezione” non fa parte un Ufficiale di Marina in grado di rilevare il comando della nave in qualsiasi momento e di condurla secondo i criteri e gli ordini della Marina Militare Italiana?

Bruno (non verificato) said:

Les italiens!!

G.Marizza (non verificato) said:

No, non è previsto. Sarebbe come se un Maresciallo comandante di un plotone di militari impegnati nell’operazione “Strade sicure” avesse il potere di sostituire il sindaco di una città. Oddìo, magari in tal caso le cose comincerebbero a funzionare meglio, ma non si può fare. E poi una simile clausola dovrebbe essere del tutto inutile se tutte le (fin troppo) numerose componenti del “sistema Italia” funzionassero come si deve in modo coordinato e sinergico. Ma è proprio questo che nel caso della “Enrica Lexie” non ha funzionato e continua a non funzionare.

angelo (non verificato) said:

siamo un paese rappresentato da merdosi senza spina dorsale...tutto e' stato ingegnato per innalzare a superpotenza un paese di sottosviluppati che ora vuole,come Iran e simili,mostrare i muscoli,e che riceveranno tacitamente un milionario rimborso-che pagheremo yutti noi- e scuse in pubblico dalle autorita' italiane.ma che cazzo mandano a fare i maro' su quelle navi o in guerre di altri paesi,se poi non sanno gestire-i nostri politici o le alte cariche militari- un emerita mazza!questo articolo ha evocato in me anche storici voltafacci(vedi 2 guerra mondiale)e comportamenti penosi(vedi quell idiota del pilota americano che flagello' 20 povere vite sulla funivia)da parte dello stato italiano..di questo mi vergogno di essere italiano..che amarezza.

Marco (non verificato) said:

Dimostro inciviltà se affermo, come umile cittadino, di pretendere le palle di chi ha combinato questo incredibile casino, consegnando (o consentendo, direttamente od indirettamente, di consegnare) due dei nostri a quello che ha tutto il sinistro aspetto di un buco nero? L'autore ha ragione: finirà tutto, come al solito, a tarallucci e vino, ma quanto ci costerà questa ennesima pagliacciata? Alberto Sordi fu mirabile oracolo nell'indossare i panni dell'italiota che offre la propria dignità al divertito lancio di pomodori da parte dei vincitori. Vogliamo continuare così?

Antonio de Felice (non verificato) said:

Egregio Marizza,
il riferimento al caso del Cermis o al caso di Mario Lozano è inadeguato, poiché in entrambi i casi i fatti sono avvenuti a bordo di mezzi della amministrazione militare di uno stato diverso da quello italiano o in ambito di missioni.
Nel caso di specie invece i fatti sono avvenuti a bordo di una nave italiana di un soggetto privato con il quale la amministrazione pubblica ha sottoscritto un contratto di diritto privato. Diverso sarebbe stato se i colpi fossero stati esplosi da una nave militare nell'ambito di una missione.
Resta invece l'imbarazzo per il modo in cui da ambo le parti sta venendo gestita tutta la fase d'investigation che sembra essere più mediatica che tecnica.
Cordialità
Antonio de Felice

Carlo (non verificato) said:

Non so' e' mai stato in India, Signor Angelo.. io sì, e ci ho passato qualche mese vent'anni orsono, visitando, sacco a pelo in spalla, tra gli altri anche il Karnataka, uno stato confinante giusto giusto con il Kerala..bene, le posso dire in virtu' della mia pur limitata esperienza di turista, che quella che alcuni scambiano per vigliaccheria o "Ita-gli-aneria" istituzionale, e' l'unico atteggiamento diplomatico possibile, responsabile ed efficace per sperare di riportarci a casa quei due ragazzi..
S'informi meglio sull'India prima di sparare a zero sul nostro corpo diplomatico o sulla politica del Governo in merito a questo caso, oppure, anche meglio, legga i commenti dei lettori locali sull Times of India, The Hindu, ecc..per capire con che tipo di gente ha a che fare.

Ettore (non verificato) said:

La logica degli affari (o, se volete, la logica dei mercanti) è quella che prevale nel nostro Paese e nel resto d'Europa. Nessun orgoglio, nessuna remora, nessuna dignità l'unica "luce" che guida i nostri governanti (o amministratori di condominio non vi è alcuna differenza) è quella degli affari, degli scambi commerciali e delle banche.
Vi chiedo, potrebbe mai un Governo di questa sorta sacrificare gli affari di banche e mercanti per la dignità di due militari o di un Paese?

Pierpaolo (non verificato) said:

Rilevo con disappunto che la Marina Militare non abbia preteso l'imbarco con ogni NMP di un Ufficiale abilitato a condurre la nave ed autorizzato ad assumerne il comando, per conto della M.M.I., in ogni situazione di emergenza.
Io, infatti, sarei più possibilista nel merito.
Partendo dall'esempio da lei citato, osservo che un sindaco può essere sollevato dal Prefetto e sostituito da un funzionario governativo. Il comando di una nave mercantile non è una carica elettiva e la sua sospensione pro tempore non sarebbe un attentato alla volontà espressa dal popolo. Quindi un provvedimento da parte di un rappresentante governativo anche di livello inferiore a quello di un Prefetto potrebbe essere più che sufficiente. Si tratterebbe, comunque, in un provvedimento di emergenza in situazioni di emergenza. L'armatore che manda naviglio per i mari sa di rischiare, ma credo gli convenga rischiare che la nave venga utilizzata, almeno in qualche caso, al di fuori delle sue logiche che non rischiare di vedersela sequestrata da organizzazioni criminali.

GianniB (non verificato) said:

Mi chiedo chi siano i "comandanti" delle navi italiane che solcano i mari del mondo:questo è vergognosamente un altro caso Schettino.