Il rapporto tra militari e opinione pubblica

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marò

L’applicazione di concetti statistici al garbuglio delle cose umane è sempre molto delicato, se non altro perché la dispersione attorno alle certezze che ognuno di noi si illude di poter raggiungere è sempre elevatissima ed ingannevole.

Però, è probabile che si possa affermare, con una certa tranquillità, che gli uomini e le donne che rischiano la propria vita sui fronti caldi in cui questo disgraziatissimo Paese è impegnato siano persone di miglior stoffa (in qualche misura, almeno) rispetto a quella di cui il tessuto sociale nostrano è mediamente composto.

Le condizioni estreme portano da sempre a nudo le qualità dei singoli e non consentono le scorciatoie ed i nascondigli che il quotidiano continuamente ci offre. Ed a guardarli in fotografia, circondati da facce veramente poco raccomandabili, i due fanti di Marina paiono fieri e orgogliosi (sentimenti oggi sviliti, ma la pluridecennale propaganda sinistrorsa contro le Forze Armate non è riuscita, nonostante gli sforzi profusi, ad estirparli dall’anima della gente).

Piuttosto, le è riuscito di relegarli nel cantuccio destinato alle cose di cui ci si deve socialmente vergognare. Siamo lontani dal balbettio di alti funzionari pubblici che non ci stanno, dal pigolio di politici colti con le mani nel sacco o dalla intermittente dignità di chi predica rigore e poi vive in regge (più o meno metaforiche) d’altri tempi (conto contribuenti).

Da quanto detto e fatta salva, ovviamente, la necessità di fare chiarezza sull’accaduto, deriva che i due militi avrebbero meritato ben altro trattamento rispetto al finire nelle grinfie delle autorità locali di un anonimo Staterello perso nell’intrico del sub continente indiano e che difficilmente potrà fornire adeguate garanzie di legalità.

Già, perché, nonostante il demenziale cannoneggiare terzomondista, le differenze tra ciò che resta della civiltà Occidentale tra le due sponde dell’Atlantico settentrionale e il resto del globo ancora permangono e sono tutt’altro che ridotte. Siamo di fronte ad una leggerezza da dilettanti che rischia di costare molto al nostro Paese.

Ci si augura che i responsabili (civili o militari) di questa assurdità (che potrebbe trasformarsi in arma di ricatto, l’ennesimo, per la nostra penisola) siano individuati e che siano chiamati a rispondere della loro incompetenza.

Da registrare anche la mancanza di reazione a questo avvenimento da parte delle principali forze politiche, al momento impegnate ad accarezzarsi reciprocamente sul fondamentale tema della nuova legge elettorale o sull’ultimo, stellare progetto di Pierferdinando Casini.

 

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