Accesso al credito e stagnazione economica

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In un momento in cui le prospettive globali risultano incerte e molto differenziate, le analisi per il mese di Febbraio evidenziano come l’epicentro delle problematicità resti all’interno dell’Eurozona, dove la recessione si sta però rivelando meno profonda e lunga del temuto, pur in presenza di ampi divari nelle dinamiche. Nel nostro Paese, tuttavia, la contrazione dell’attività rimane marcata ed è ragionevole ipotizzare un’ulteriore accentuazione della caduta del PIL nel primo trimestre a causa di una ridotta spesa domestica, specie quella in consumi, influenzata sia dal deterioramento occupazionale che dalla bassa fiducia delle famiglie.

In un contesto di stagnazione dell’economia reale e di rallentamento dell’andamento del credito erogato gli interventi massicci della BCE hanno evitato che la morsa diventasse ancora più forte, migliorando sia la liquidità sia i bilanci bancari, attraverso l’ossigeno di cui hanno beneficiato i corsi dei titoli pubblici. I prestiti restano, però, in contrazione e con costi in ascesa. La restrizione finanziaria in Italia è resa più grave dall’allungamento dei tempi di pagamento sia del settore pubblico sia dei privati, al contrario di quanto avviene in altre economie, dove invece sono più contenuti.

Numerose piccole e medie imprese si rivolgono al Fondo di garanzia per assicurarsi il credito vitale per resistere alla crisi. Il bilancio 2011 del comitato di gestione del Fondo che fa capo al ministero dello Sviluppo economico è una buona chiave di lettura per capire quanto la difficoltà nel reperimento delle risorse necessarie rischi di soffocare le Pmi, soprattutto le piccole e micro imprese: lo scorso anno le operazioni accolte sono aumentate del 10,3% (a quota 55.209), per un volume di finanziamenti concessi pari a 8,4 miliardi, in calo del 7,7% rispetto al 2010, in pratica gli interventi aumentano ma hanno un importo medio inferiore. È la carica dei “piccoli”, con in testa gli artigiani che nella prima fase storica del Fondo non avevano accesso allo strumento. Le richieste riguardanti la classe più bassa (fino a 100mila euro) sono arrivate al 68% del totale, sintomo di una diminuzione dell’importo medio erogato.

Nonostante l’andamento dell’economia si mostri tutt’altro che positivo, i più recenti dati patrimoniali, relativi alle Banche Popolari, evidenziano segnali confortanti, con una raccolta che ha registrato nel mese di gennaio 2012 un incremento pari al 1,2%, sostenuto, in particolare, dalla crescita della componente obbligazioni (+12,4%).

Come si è potuto osservare, il costo del credito per la piccola e media imprenditoria è salito, ma non per le Popolari che hanno visto scendere il dato sui prestiti sotto al milione di euro, che approssima il credito alle PMI, al 4,89%, a riprova di come le imprese minori considerino il rapporto con il Credito Popolare privilegiato, e come abbia tra le sue priorità la tutela e la valorizzazione dei soci-clienti.

Dal lato degli impieghi, i più recenti dati patrimoniali registrano ancora tendenze positive, segnando una notevole continuità. Essi, infatti, anche nel mese di gennaio 2012, hanno evidenziato un incremento su base annua dell’1,2%, che continua ad essere maggiore al dato medio nazionale (+0,6%).

Tutte le aree geografiche del nostro Paese hanno mantenuto dinamiche di crescita, in particolare si è avuto un incremento del 2,8% nel Nord-Ovest, e del 4,8% nelle regioni del Mezzogiorno, un andamento a cui ha certamente contribuito una maggiore conoscenza del tessuto imprenditoriale locale che comporta una più efficace efficienza allocativa delle Banche Popolari rispetto al Sistema.

Le PMI sono state ancora una volta il principale destinatario di questo aumento dei finanziamenti, con quasi 3 miliardi di euro di nuovi crediti a gennaio, un importo sostanzialmente in linea con quelli registrati nello stesso periodo negli anni precedenti la crisi, a dimostrazione di come sia loro garantito quel supporto e quella fiducia fortemente richieste in questa fase di possibile ripresa dell’economia.

Accanto, quindi, all’evidenza quantitativa di tali risultati è doveroso sottolineare la presenza ed il progressivo sviluppo di una realtà bancaria che continua a caratterizzarsi per una radicata connotazione territoriale in cui la clientela e la comunità locale ripongono la massima fiducia considerandola l’interlocutore di riferimento con cui dialogare e cooperare per fare fronte alle difficoltà.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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