Il ruolo del credito nella recessione

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La fase recessiva che l’economia italiana ha attraversato negli ultimi mesi continua purtroppo ad esercitare i suoi effetti negativi, mantenendo alquanto incerte le aspettative sul momento in cui potrà iniziare la ripresa dell’attività produttiva.

Le informazioni più recenti mostrano che nel mese di febbraio l’indice destagionalizzato del clima di fiducia del settore manifatturiero è sceso e i giudizi sugli ordini sono peggiorati, mentre le attese di produzione migliorano; il saldo relativo alle scorte di magazzino segna un profilo di crescita. L’indice relativo alla produzione industriale, ancora altalenante, segna, rispetto a gennaio 2011, incrementi nei settori dell’attività estrattiva (+5,8%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,3%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+2%).

Le diminuzioni maggiori riguardano invece i settori dell’industria del legno, carta e stampa (-16,3%), le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (-13,3%), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (entrambi -11,4%).

Le banche Popolari si sono distinte per aver mantenuto un’operatività tradizionale, fortemente legata all’economia reale, infatti, secondo i più recenti dati disponibili, aggiornati a dicembre 2011, la quota di mercato degli impieghi del credito Popolare è notevolmente cresciuta negli anni della crisi, passando dal 22,5% del 2009 al 24,7 nel 2011, con aumenti che hanno riguardato in particolare il settore agricolo, le costruzioni e il commercio.

Gli impieghi della Categoria hanno riguardato principalmente le seguenti branche di attività economica: attività manifatturiere (23,8%), costruzioni (19,6%), commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli (15,7%) e attività immobiliari (14,7%). Anche i crediti relativi ad “agricoltura, silvicoltura e pesca” hanno fatto registrare una buona percentuale, rappresentando oltre il 4% degli impieghi delle Popolari.

Il forte sostegno manifestato verso il tessuto produttivo ha inciso solo in minima parte sulla rischiosità, che a dicembre 2011 è stata pari al 6%, 2 punti percentuali in meno rispetto al sistema bancario. In particolare, l’efficienza allocativa delle banche Popolari è stata significativamente migliore rispetto al sistema bancario in alcune branche come industrie tessili, abbigliamento e articoli in pelle, fabbricazione di carta e stampa, e fabbricazione di autoveicoli e altri mezzi di trasporto, dove il dato registrato è stato inferiore di 6,5, 5,5 e 3,6 punti percentuali.

Questi dati non sono frutto del caso, ma rispecchiano il modus operandi delle banche del territorio che – anche durante la crisi – hanno continuato a sostenere le comunità non praticando restrizione del credito. Tutto ciò è stato possibile grazie a una prudente allocazione del credito che ha evitato, in un momento economico delicato e complesso, particolari aumenti della rischiosità. Le relazioni di lungo periodo e la fiducia riposta dalle banche Popolari nei progetti delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, hanno consentito di far fronte all’attuale grave congiuntura, nella piena consapevolezza che la persona e il suo lavoro rappresentano la più affidabile “garanzia”.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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