Credito e recessione

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Da sempre, la Cooperazione Bancaria costituisce un importante strumento di promozione economica e sociale, in quanto corrisponde ai bisogni di piccoli imprenditori, delle famiglie, e delle comunità locali. In particolare, le piccole e medie imprese trovano in questi intermediari un interlocutore naturale, capace di valutarne correttamente il merito di credito, ma ancora di più la persona.

Nel 2008, i Paesi del G20 hanno incaricato il Comitato per la regolamentazione bancaria del Comitato di Basilea di adottare delle misure volte a rafforzare la capacità delle banche di fronteggiare le crisi, per premunirsi contro il rischio sistemico conseguente a un fallimento di massa degli istituti, che avrebbe ovvie ed evidenti ripercussioni sull’economia e sulle famiglie, che potrebbero trovarsi in estrema difficoltà.

In un anno e mezzo, il Comitato di Basilea, composto dai rappresentanti delle Autorità di controllo e di vigilanza dei 20 più grandi Paesi al mondo – dove l’Europa è in minoranza –, ha raggiunto l’accordo su una serie di raccomandazioni, ma non su un regolamento destinato alle banche internazionali e non certo alle banche domestiche e al dettaglio. Queste raccomandazioni hanno l’obiettivo di richiedere alle banche di detenere un ammontare di capitale maggiore e di migliore qualità per assorbire le perdite. Viene quindi richiesto alle banche di essere maggiormente solvibili.

Il livello dei nuovi vincoli patrimoniali e di liquidità imposti alla generalità delle banche europee risulta poco appropriato per il sistema Italia, con il concreto pericolo che l’impatto sull’economia nazionale si dimostri più gravoso che altrove. Bisogna aggiungere poi che le banche e le imprese italiane scontano un’imposizione fiscale nominale superiore alla media europea.

È bene fare cenno ad alcuni possibili mezzi per temperare l’impatto dei nuovi vincoli normativi. Una prima strada potrebbe essere quella di emendare la proposta della Commissione Europea rendendola più “Eurocompatibile”, esigendo che siano prese in considerazione le specificità europee e che non si proceda, invece, a una mera trasposizione di Basilea 3 nella regolamentazione domestica, senza alcun adattamento.

Si potrebbe inoltre procedere alla revisione dei criteri di ponderazione del rischio legati ai crediti destinati alle Pmi. Sarebbe noltre possibile intervenire sulla definizione delle norme tecniche definite dall’Eba rivedendo il regolamento adottato nel 2010, questo perché attualmente l’Eba agisce in modo indipendente e discrezionale: non è dunque possibile intervenire nei suoi lavori e modificare le sue decisioni.

Varrebbe poi la pena richiedere che tutte le misure legislative siano precedute ed accompagnate da un’analisi d’impatto per valutarne gli effetti sull’economia reale. Serve infatti a ben poco avere delle banche stabili se poi esse non sono rese capaci di finanziare l’economia. Sarebbe molto importante esigere dal legislatore europeo che riconosca le specificità delle banche in Europa, infatti applicare la stessa regolamentazione uniformemente a tutte le banche significa pregiudicare la diversità dell’industria bancaria, e tutti sanno che la diversità è un fattore di stabilità.

In ultimo sarebbe auspicabile scaglionare le iniziative regolamentari fino a prevederne la sospensione, fintanto che gli Stati non abbiano recuperato il loro margine di manovra, soprattutto in materia di controllo del deficit e dell’indebitamento, al fine di ridurre l’instabilità e non alimentare l’incertezza.

Questi spunti servono solo a riflettere sulle possibili evoluzioni della normativa, che comunque dovrà tenere in debita considerazione peculiarità e identità dei vari soggetti che operano all’interno del mercato bancario, con particolare attenzione a quelli che hanno contribuito all’origine della crisi, e che hanno quindi una maggiore necessità di “essere regolati”.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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