Il meglio de l'Occidentale Cultura

Versione stampabile
grass

Molto si è detto e scritto – anche in questo giornale - a proposito della recente uscita anti-israeliana di Günter Grass, lo scrittore e poeta tedesco Premio Nobel per la letteratura nel 1999. Si tratta di una delle tante critiche alla politica dello Stato di Israele, oppure di una vera manifestazione di antisemitismo? Le opinioni al riguardo divergono. Se è corretta la prima ipotesi lo scandalo non sarebbe poi così grave, dal momento che Israele in molti ambienti gode di cattiva stampa. Una critica in più, anche se espressa da un intellettuale di fama mondiale, non cambia il quadro in modo significativo.

Nel caso invece fosse vera la seconda ipotesi, come ritengono le autorità israeliane che hanno subito dichiarato Grass “persona non gradita”, il caso acquista ben altre dimensioni. Diciamo allora che i sospetti non sono del tutto ingiustificati. E’ noto che Grass ha ammesso molto tardi, nel 2006, di essersi arruolato all’età di 17 anni nelle Waffen SS e di aver combattutto negli ultimi due anni del secondo conflitto mondiale in una divisione corazzata del corpo di élite dell’esercito nazista. Tralasciando le ovvie dichiarazioni di pentimento, è opportuno notare che l’indottrinamento cui le SS venivano sottoposte era realmente completo e tale da lasciare il segno per tutta la vita. Un segno magari inconscio e seppellito nel profondo della mente, ma sempre incline a riaffiorare in momenti particolari.
In realtà, come notò George L. Mosse nella sua celebre opera “Le origini culturali del Terzo Reich”, il nazismo affonda le sua radici in una cultura popolare già fiorente in Germania nell’800. In tale cultura il “popolo” (Volk) rappresentava il veicolo di una forza vitale che s’irradiava dal cosmo. L’animo umano era in grado di porsi in rapporto con la natura, poiché anche questa era dotata di un’anima, e ogni individuo poteva istituire con la natura un’intima corrispondenza condivisa con tutto il suo “Volk”. Quest’ultimo, però, non aveva dimensioni universali, essendo limitato a una particolare entità nazionale.

Ne consegue, pertanto, che a conferirgli il suo carattere e le sue potenzialità non erano “tutte” le manifestazioni naturali, bensì soltanto quelle regionali. La natura veniva definita in termini di paesaggio, cioé quei tratti dell’ambiente circostante peculiari e familiari ai membri di un popolo ed estranei a tutti gli altri. Non nell’ambito della città, ma nel paesaggio, nella campagna indigena, gli esseri umani erano destinati a fondersi e a radicarsi nella natura e nel “Volk”. Ma non è tutto. Soltanto mediante questo processo, che aveva luogo nell’ambiente natio, ognuno era in grado di esprimere se stesso e di trovare la propria individualità.

Notiamo dunque l’identificazione di un popolo, e di un individuo in quanto parte di esso, con un ben preciso territorio. Ogni territorio, a sua volta, diventa un “unicum”, dotato di una sua ben precisa anima. Il paesaggio, i fiumi, le montagne di un certo contesto territoriale danno forma all’anima dell’individuo e del popolo, in un inestricabile legame di terra e di sangue. Chi non ne fa parte, chi non è inserito sin dalla nascita in quel paesaggio, non può partecipare all’afflato che da esso emana. Il legame tra terra e sangue costituisce un legame indissolubile, cui gli estranei, gli “stranieri”, non possono partecipare. Dal momento che l’elemento essenziale è il legame dell’animo umano con il suo ambiente naturale, con la “essenza” della natura, le verità fondamentali erano ritenute reperibili al di là delle apparenze. L’anima di un “Volk” è determinata dal paesaggio natio.

E gli ebrei? Anche donne e uomini ebrei nascono in un ben preciso contesto territoriale. Anch’essi crescono tra le stesse montagne e gli stessi fiumi. Anch’essi - verrebbe spontaneo pensare - partecipano allo spirito del luogo. Eppure no, secondo questo modo di vedere il mondo e di concepire i rapporti tra individuo e ambiente circostante, gli ebrei sono irrimediabilmente “diversi”. Essi, da gente del deserto, sono superficiali, aridi, “secchi”,  incapaci di profondità  e del tutto mancanti di creatività. Proprio a causa della nudità del paesaggio desertico, gli ebrei sarebbero quindi un popolo spiritualmente arido, in netta antitesi con i tedeschi i quali, figli delle cupe foreste ammantate di nebbie, sono invece  profondi e misteriosi. Aspirano al sole e sono creature della luce.

Tutti sappiamo che si tratta di speculazioni teoriche senza fondamento. Tuttavia  sono proprio queste speculazioni ad aver fornito il sostrato culturale della situazione che poi condusse all’Olocausto. Naturalmente l’antisemitismo ha radici assai più antiche. C’è per esempio l’accusa di stampo economico, usura e poi monopolizzazione delle risorse finanziarie. Ma i ghetti, perfino i pogrom nella Russia zarista e nell’Europa orientale, non sono paragonabili all’Olocausto.

Il fatto che Günter Grass, in una delle sue repliche, abbia poi equiparato Israele alla DDR (l’ex Germania comunista), paragonando per di più la Shoah al trattamento dei prigionieri di guerra tedeschi nell’Unione Sovietica, aumenta i sospetti di cui prima dicevo. Il nazismo è stato il più serio tentativo di reintrodurre il paganesimo in Europa. L’antisemitismo è senza dubbio una delle sue componenti  principali, ma è errato ridurlo a questo. L’esaltazione di una natura divinizzata e dello “spirito dei luoghi” ha giocato un ruolo molto rilevante. Di qui la tendenza a vedere i non tedeschi come “altri” da eliminare.

Come escludere che il giovane Grass, quando vestiva la divisa delle SS, sia rimasto come tanti altri marchiato a fuoco da questo neopaganesimo che non attribuiva valore alcuno alla vita delle cosiddette razze inferiori? Il Male riaffiora spesso nei momenti più impensati.



 

CommentiCommenti 12

Penner1960 (non verificato) said:

Grass ha richiamato l'attenzione europea su un fatto molto poco citato sulla stampa, e cioe' che Israele ha centinaia di testate nucleari, e senza alcun controllo, dato che non ha aderito, a differenza dell'Iran, al trattato antiproliferazione.

Per inciso, l'ex Presidente statunitense Jimmy Carter, in una intervista al settimanale statunitense Times (con una tiratura di decine di milioni di copie) di alcuni mesi fa, e'andato molto oltre, dichiarando di non essere molto preoccupato delle possibili future una o due atomiche iraniane, proprio perche' Israele ne centinaia, lasciando inoltre intendere come il conseguente, parzialissimo equilibrio del terrore non sarebbe in fondo un fatto cosi' negativo.

Si tratta di opinioni, contestabili come tutte -anche se centinania di atomiche non sono noccioline -ma entrambi sono stati serviti dall'accusa di antisemitismo, ormai utilizzata sistematicamente da alcuni ambienti per tentare di ricattare ed indurre al silenzio chiunque si azzardi a criticare Israele. Si tratta di un metodo odioso, noto e ritenuto tale anche da molti sostenitori di Israele, anche perche' rischia di ritorcersi contro chi lo adotta.

Certo che esiste una minoranza di razzisti e/o antisemiti, ma e' anche irresponsabile cercare di moltiplicarne il numero, fraudolentemente ed a dismisura, includendo nella categoria l'amplissima schiera dei moderati critici di Israele. Se poi il gioco viene spinto fino all' estremo di tacciare come antisemita chiunque sia perplesso di fronte al fatto che Israele e' l'unico Paese dell'area ad avere a centinaia di atomiche prive di alcun controllo internazionale....

nick (non verificato) said:

Con la logica di Marsonet si dovrebbe ammettere di avere in carica un papa pagano ex nazista. Chiunque dica che papa Ratzinger è nazista perché aveva aderito alla Gioventù hitleriana suscita sdegno e raccapriccio sull’Occidentale. Non si capisce perché l’Occidentale non possa applicare a Grass gli stessi principi usati per Ratzinger. Ricordo che la Santa Sede non riconosce lo stato di Israele. Anche la Santa Sede è pagana e nazista?

Anonimo (non verificato) said:

Un grande commento: hai tutta la mia stima. Sinceramente.

rothbard (non verificato) said:

Non critico Israele e la sua politica: quello che ha fatto negli ultimi decenni il governo israeliano è stato necessitato. È da apprezzare inoltre un popolo che mantiene la propria identità. Però, a parte Grass (le scelte che si fanno a 17 anni non fanno testo), c'è da dire che io - al contrario dell'articolo - preferisco la cultura del bosco a quella del deserto, proprio per un fatto di tolleranza. Il bosco, con la sua varietà di elementi naturali, indica la pluralità, la possibilità della diversità. Al contrario il deserto indica il nulla, che viene compensato dalla unicità del sole. Infatti i popoli del deserto sono tutti monoteisti. E un Dio unico implica una verità unica, assoluta. Chi non accetta questa verità non è semplicemente uno che la pensa diversamente ma è uno che è nell'errore, e chi è nell'errore deve essere convertito, anche con la forza. Il paganesimo invece è molteplicità, è politeismo dei valori, conduce al rispetto per il diverso, non è previsto un unico "modello" da applicare in tutto il mondo. I monoteismi scatenano conflitti, sono intrinsecamente polemogeni, proprio perché affermano un'unica verità (un Dio unico non ne ammette altri). Una verità assoluta si scontra con altre verità assolute. L'universalismo, proprio perché tale, richiede di essere "esportato", esclude il rispetto per altre culture perché non le riconosce. Peraltro basta leggersi la storia per vedere chi ha fatto più guerre, o vedere quale zona attuale del mondo è più guerreggiata, guarda caso proprio quella dove sono nati i monoteismi... Il problema del medio-oriente è proprio il non riconoscimento di un nemico, un nemico leale da apprezzare, come facevano i romani, che non "esportavano" la loro religione. I palestinesi e gli ebrei non si riconoscono neanche come nemici, il nemico viene così disumanizzato e degradato a delinquente. Non esiste più il nemico leale che può anche avere ragione ma esiste il nemico assoluto, contro il quale tutto diventa lecito. Questa mostruosità non è certo dovuta alla cultura europea ma scaturisce dalla cultura giudaico-cristiana. L'indole giudaico-cristiana infatti non si pone in modo politico (l'antagonista è il nemico da apprezzare e non viola alcuna legge) ma si configura in modo giuridico e morale (l'antagonista è il delinquente e il cattivo). Pertanto il fanatismo non è proprio della tradizione europea bensì di quella messianica medio-orientale.

Vittorio (non verificato) said:

Il Vaticano ed Israele hanno stabilito normali relazioni diplomatiche nel dicembre del 1993.Ogni ragazzo al di sopra dei 10 anni era obbligato ad iscriversi alla gioventù nazista.Non certo obbligato ad entrare nelle waffen ss.Israele non ha mai minacciato nessuno.Fu Rafsanjani a dire che una sola bomba atomica avrebbe risolto per sempre il problema Israele.E se Israele,per la propria sopravvivenza,che realmente non importa ad alcuno,è obbligato ad avere una superiorità militare,che nel caso della bomba atomica iraniana,servirebbe a ben poco,non è certo colpa sua.Di Israele i governi non piacciono mai.Qualunque sia il loro colore politico.Sono,a certa gente,sempre piaciuti i palestinesi terroristi.Ognuno ha gli amici che si merita.

Mario P. (non verificato) said:

Non so perchè, ma potrei immaginarlo, quando l'Occidentale scrive di Israele la logica e la razionalità, che contraddistinguono questa testata, vanno sempre a farsi benedire.

Gérard (non verificato) said:

Israele, paese DEMOCRATICO ( non dittatura teocratica ), dispone di ordigni nucleari, è vero, 80/100 , le cifre sono discordanti, come è vero il fatto che l' Iran, DITTATURA TEOCRATICA ( piccola differenza! rispetto ad Israele, paese DEMOCRATICO ), potrebbe essere in grado entro pochi mesi di averne 1/2/3, CHISSA!
Però, però,... c'è un'altra piccola GRANDE differenza tra i due paesi , che va oltre al essere PAESE DEMOCRATICO di Israele e DITTATURA TEOCRATICA del Iran.
ISRAELE NON HA MAI MINACCIATO L'ESISTENZA DI UN ALTRO STATO, l'Iran per bocca del suo presidente dal nome impronunciabile e dai suoi sodali, non fanno altro da anni ormai,
...minacciare continuamente la stessa esistenza dello Stato di Israele, dichiarando più volte di volerlo spazzare via.
Poi c'è un altro però,...la DITTATURA TEOCRATICA iraniana, da anni finanzia qualsiasi gruppo islamico che abbia in odio Israele e i paesi occidentali, ingrossando così le fila del terrorismo islamico internazionale, questo con il fatto di minacciare continuamente lo Stato di Israele non fa ben pensare, come minimo, e non può assolutamente mettere sullo stesso piano Israele e Iran.
Quanto a Grass è solo un povero, vecchio, fallito nazista che continua a odiare gli Ebrei.
Gérard

Anonimo (non verificato) said:

Nel mondo dell'ipocrisia, chi ha il coraggio di dire una scomoda verità è chiamato nazista. Complimenti!

Anonimo (non verificato) said:

Bullshit

Anonimo (non verificato) said:

Ho il timore che, come sempre accade, quando si parla di ebrei si tenda a gettare una cortina fumogena rimescolando il fondo ed alzando la fanghiglia per distogliere le responsabilità sioniste di israele e dei suoi caporioni.
Il discredito e la menzogna sono armi ben affilate contro quelli che sollevano dubbi o perplessità nei riguardi, non degli ebrei, ma del sionismo.
La cosa non lascia perplessi più di tanto se si conosce le sue origini, ma dato che il controllo della storia è fermamente in mano ad una grossa fascia di popolazione ignorante allora è facile replicare infangando e demonizzando chi osa proferire verbo diverso da quello della voce comune.
Il razzismo di questo articolo è parimenti condannabile a quello di Grass.