Verso un nuovo "Patto di Varsavia"

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Dopo il recente "ritorno" di Vladimir Putin, l'Europa Orientale e il Caucaso stanno ancora una volta conoscendo nuovi mutamenti politici. Come durante la prima ascesa dello Zar, nel 2000, l'inquilino del Cremlino arriva con numerosi progetti da realizzare, con l'obiettivo di cambiare lo spazio post sovietico una volta per tutte e tentare di "restituire la dignità perduta" alle Repubbliche ex sovietiche. Il nuovo progetto di Putin si chiama Unione Eurasiatica. Il Cremlino sta gettando le basi per la creazione di questa comunità di Stati ex sovietici (tranne i Paesi Baltici e la Georgia) che di nuovo uniranno le energie per cambiare irrimediabilmente l'equilibrio delle forze sul continente eurasiatico.

I politici russi lasciano intendere che tutti gli ex membri dell'Urss saranno i benvenuti qualora volessero aderire, in quanto, secondo loro, si tratterà del progetto del secolo in grado di restituire a questi Stati il rispetto internazionale perduto negli anni e migliorare considerevolmente le loro condizioni economico-sociali.

Il modello dell'Unione dovrebbe essere un ibrido tra il vecchio Cccp e la moderna Unione Europea, cioè, si cercherà di coniugare le peculiarità di questi due diversi mondi e di creare una grande comunità politico-economico-militare dei paesi in cerca di rivalsa politica. Ovviamente, la suddetta Unione non avrà alcuna base democratica e non esisterà nessun requisito democratico da rispettare per ottenere il diritto all'adesione. Si tratterà principalmente di un’Unione politica ed economica con una fortissima attenzione verso una nuova corsa agli armamenti.

È inutile ripetere quanto debole e scomposta appare l'Ue davanti a tutto ciò, e quanto Bruxelles e Washington sottovalutino il ritorno dello Zar. Di conseguenza, la strada verso "Eurasian Union", per il Cremlino, appare tutta in discesa.

La realizzazione di questo progetto sarà la naturale conclusione della politica russa degli anni passati, durante i quali Mosca riuscì ad ammonire e successivamente a fermare l'espansione della Nato verso il Caucaso e verso l'Ucraina. La guerra con la Georgia e la successiva occupazione delle due regioni georgiane, furono un avvertimento molto efficace per noi occidentali. Ed infatti, dopo la guerra con Tbilisi del 2008 e il recente cambio di regime a Kiev, Bruxelles mise fine una volta per tutte al suo progetto di allargamento verso questi due paesi (pur non ammettendolo ufficialmente). Da quel momento in poi, la Russia riuscì a convincere il suo immediato vicinato che il loro cammino politico verso la Nato e l'Ue non sarebbe stato tollerato.

Il motivo per cui gli Usa e l'Ue fecero marcia indietro non dipese solo dalla loro debolezza politica del momento. La verità è che il motivo parziale per cui la Russia riuscì e riesce tutt’oggi a dettare le regole riguarda la natura politica della Georgia e dell'Ucraina stessa. Questi paesi, pur essendo stati delle vittime del 'bullismo' russo, non sono mai stati abbastanza democratici da poter giustificare lo scontro diplomatico tra Bruxelles e Mosca. La mancanza dei valori condivisi fu quindi un altro motivo per cui l'Occidente non volle rischiare un conflitto acceso con il Cremlino. Mosca sapeva benissimo la dinamica dei fatti e riuscì a vincere la battaglia politica.

Ciò non cambia il fatto che l'Unione Europea e gli Usa abbiano commesso un errore strategico molto serio e dovranno "faticare" di più in futuro per garantire che il mutamento dell'equilibrio delle forze che si verificherà a breve in Europa dell’Est non ci lasci indifesi. Tra pochi mesi vedremo più chiaramente come andranno le cose, ma nessuno di noi sarà contento di avere un altro "Patto di Varsavia" alle nostre porte.

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