Le manovre russe alle porte dell'Europa

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Come accennato in precedenza, la situazione politica alle porte dell'Unione Europea è in forte fermento. Il ritorno deciso ma controverso di Vladimir Putin al Cremlino e i suoi futuri piani strategici stanno assumendo una forma preoccupante per noi occidentali.

Inutile negare che dal 2008 in poi, il ruolo e il peso politico della Nato e dell'Unione Europea all’interno dell’Est Europa (non Ue) e del Caucaso sia alquanto diminuito. Le maniere forti della Russia portarono i primi frutti positivi per il Cremlino che vide il suo ‘cortile’ più libero di prima dalle interferenze occidentali. Il desiderio di Mosca di (ri)creare un'Unione potente in grado di contrastare le influenze occidentali nel mondo e la nostalgia per l'Urss non è un segreto per nessuno e il progetto dell'Unione Eurasiatica appena avviato ne è una conferma.

Di conseguenza, i paesi che in precedenza aspiravano di entrare nella Nato e/o nell'Unione Europea (vedi l'Ucraina e la Georgia) sono rimasti con un limitato supporto politico. In questo momento essi ricevono prevalentemente un supporto indiretto, senza però nessun progetto credibile concreto che sia in grado di soddisfare le loro aspirazioni politiche. Inoltre, per lo stesso motivo, le pressioni politiche provenienti da Mosca ora sono più efficaci e sono in grado di influenzare più di prima. Abbiamo già visto i primi risultati in Ucraina, la quale, dopo il cambio di regime forzato ha rinunciato alla corsa verso lo spazio Euro-Atlantico e ha dato priorità agli interessi comuni con la Russia.

La situazione in Georgia è un po' più complessa e necessita di una spiegazione particolare: a Tbilisi, non c’è stato (ancora) nessun cambio di regime a favore del Cremlino, ma la qualità della democrazia georgiana ha comunque iniziato a deteriorarsi in maniera radicale. La situazione politica estremamente difficile in cui si trova la Georgia, necessiterebbe di più democrazia. Le difficoltà sono numerose, tra cui, è da sottolineare che Tbilisi ha ancora i suoi territori (regione di Abkhazia e dell'Ossezia del sud) sotto l'occupazione russa. Aiuti politici e militari della Nato sono in sospeso dal lontano 2008, onde evitare di ‘irritare’ la Russia, l'unico partenariato che sembra ancora abbastanza saldo e quello con gli Usa. Gli Usa, ovviamente non sono un partner strategico a 360 gradi ma per la Georgia Washington rimane l'unico ‘amico’ fidato.

In questo quadro politico così difficile nell'Europa orientale e nel Caucaso, l'unica strada per non rimanere in ostaggio del Cremlino, è quella della più democrazia. Chiunque da quel gruppo di paesi riuscisse ad eseguire la reale e verificabile democratizzazione dello Stato, avrà la possibilità di contare sugli aiuti occidentali. Sono le somiglianze dei valori e degli ideali, evidentemente, fanno nascere la cooperazione tra gli Stati. Anche se l'intervento politico dell'Occidente è ai minimi storici nel area post sovietica, gli Usa, l'Unione Europea e la Nato non potranno non riconoscere ed ‘aiutare’ un paese con i valori realmente democratici e liberali. In politica internazionale, i valori condivisi sono molto importanti e tali similitudini determinano le alleanze ed effettuano gli interventi di salvataggio, onde necessario.

L'Ucraina e la Georgia purtroppo, non appartengono a questa categoria di paesi e la Russia usa questo fenomeno a suo vantaggio. La Georgia, inoltre, sta attualmente conoscendo un ulteriore declino del suo già scarso standard democratico. La completa demonizzazione degli avversari politici da parte del presidente Saakashvili e il continuo sbandierare la minaccia russa (reale solo in parte) per rafforzare il controllo su tutto e su tutti non ha giovato alla politica interna della Georgia, che vede il governo teso a controllare tutto e il ruolo del parlamento e dell'opposizione sono "ridotti al minimo". Ed infine, il sistema giudiziario georgiano (lo stesso dicasi dell'Ucraina, della Moldavia ecc) non è realmente libero e dunque non può mai agire contro gli interessi e le politiche del governo. Di conseguenza, essa non è assolutamente in grado di risolvere problemi di tale gravità.

Una decina di anni fa, quando la Russia obiettava di meno contro l'assistenzialismo economico e politico dell'Occidente verso i paesi ex Sovietici, come i paesi Baltici ad esempio, il cammino verso le strutture Euro-Atlantiche risultava più veloce ed indolore per i paesi candidati. Allora (fino a 2000-2003) la ‘crescita’ democratica del paese candidato avveniva in contemporanea con il suo cammino verso l'adesione, mentre oggi, tale approccio non è più praticabile. Oggi Mosca ha altri piani e il progetto dell'Unione Eurasiatica è un ostacolo serio per i futuri piani dell'Occidente.

Come abbiamo già accennato in precedenza, l’attuale quadro politico dell'Europa orientale è estremamente dinamico e quindi può assumere diverse sfumature. Tutto dipende dalle prossime mosse politiche dei paesi che hanno un interesse strategico nella zona (vedi la Turchia, gli Usa e l’Unione Europea).

CommentiCommenti 4

Silvia (non verificato) said:

L'autore mi sembra un po' pessimista. Non credo per es. che in Georgia i valori e gli ideali democratico-occidentali non siano in ascesa. Mi sembra che vi abbiano permesso lo svolgimento di manifestazioni di fondamentale importanza come i "Gay pride".

Vlad62 (non verificato) said:

Parlare di "crescita democratica" per paesi come l'Estonia e la Lettonia mi sembra alquanto azzardato. Allora era democratico anche il Sud Africa dell'apartheid, paese al quale le due nazirepubblichette si ispirano (oltre al Terzo Reich, il vero punto di riferimento di queste "democrazie")