Lasciateci divertire

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parata

All’alba del 2 giugno 2012 le truppe sono già pronte per la sobria parata lungo la via dei Fori Imperiali. Fervono gli ultimi preparativi. Un capitano controlla uniformi ed equipaggiamento: “Ehi tu, metti ancora un po’ di polvere sugli scarponi! Voi due, slacciatevi un paio di bottoni!”. Più in là un colonnello controlla l’assetto formale: “Petto in dentro, pancia in fuori, profilo basso!”.

La Via dei Fori Imperiali pullula di sobrie tribune, una dopo l’altra, ce n’è quasi una ogni dieci spettatori. Davanti alla tribuna presidenziale giunge il capo dello stato, accolto dai presidenti di Camera e Senato, che si affrettano a congratularsi: “Complimenti, presidente, per il sobrio rinfresco di ieri sera, solo duemila invitati, solo duecento camerieri, solo cinquemila bottiglie di vino, ma ci accontentiamo”.

Lui ringrazia e si rivolge al ministro della difesa: “Allora, mi avete preparato una bella paratiella sobria sobria?”.

“Certo, presidente, si figuri che alla fine, invece del sorvolo della pattuglia acrobatica nazionale, ci sarà un lancio di freccette tricolori”.

“No, no, non voglio manco quelle, no: solamente truppe appiedate, tutti a piedi, sobrietà!”.

“Occhèi, presidente, allora metto in libertà il suo autista e la sua Lancia Flaminia, tanto lei torna al Quirinale a piedi…”.

“Ma no, ma no, cosa ha capito, la mia macchina mi serve, ma gli altri, tutti a piedi!”.

“Perfetto, presidente, allora dico ai suoi corazzieri di lasciare le motociclette in caserma…”.

“Ma no, ma no, cosa ha capito? Le mie motociclette le voglio, ma gli altri, tutti a piedi!”.

“Vabbè, proprio tutti tutti no, mica possiamo costringere i Generali a camminare. Un paio di automezzi per trasportare i Generali ci dovranno essere”.

“Evvabbuò”, replica rassegnato Napolitano.

“E poi cinque automezzi per le bandiere, altri venti per i gonfaloni delle regioni, altri quaranta per le associazioni d’arma…”

“Basta, basta, siamo già arrivati a una settantina di mezzi, mannaggia, voi riducete i mezzi come i partiti riducono il numero dei parlamentari!”

Il ministro, a sua volta, si rivolge al capo di stato maggiore: “Beh, hai predisposto tutto per bene? Sarà tutto sobrio?”.

“Certo, ammiraglio, si figuri che ho dato disposizione ai paracadutisti di non gridare “Folgore!” ma di sussurrare “Fuocherello!”, ho detto alle truppe da sbarco di non gridare “San Marco!” ma di mormorare “Sant’Antonino di Susa!” E ho anche raccomandato agli alpini paracadutisti di non gridare “Mai strack!” ma un più sobrio “Chiedo visita!”, che ne dice?”.

“Ottimo, vecchio mio, e gli alpini del glorioso Terzo reggimento cosa grideranno, per mantenere il profilo il più basso possibile?”.

“Ho pensato anche a questo: grideranno, ma piano, Terzodisantagata!”.

Le tribune sono piene di autorità, diplomatici stranieri, politici di tutti i partiti tranne Lega e Iddivvù, che snobbano la manifestazione. Presente, a sua insaputa, solo il Trota. Pierferdinando Casini gli chiede: “Lo sai chi è quel tizio fra l’ambasciatore della Macedonia e l’ambasciatore del Montenegro?” Risponde il Trota: “Fra la macedonia e il montenegro? Di solito c’è il caffè…”.

“Vabbè, lasciamo perdere…” e si gira dall’altra parte verso Bertinotti: “Ehi, Fausto, cosa ne pensi di questa parata sobria?”.

E lui: “Mah, guavda, io l’avvei abolita del tutto, io le pavate militavi non le soppovto pvopvio!”.

“Aboliresti anche quella del 1° maggio sulla Piazza Rossa a Mosca?”.

“Vabbè, vabbè, checcentva, tu non devi pvendevmi sempve alla letteva, pevbacco, non dobbiamo esseve tvoppo categovici, insomma…”.

Cominciano finalmente a sfilare le prime truppe. Anna Finocchiaro si emoziona e sussurra a Rosi Bindi: “Guarda che bei maschioni, chissà quanti carrelli potrebbero spingermi all’Ikea!”.

Sfilano gli alpini del Montecervino e Gianfranco Fini, che per l’occasione ha rinunciato alle sue orrende cravatte rosa, commenta annoiato: “Ma guarda un po’, ho un comodo ufficio a Montecitorio, tengo una bella casa a Montecarlo e devo starmene qua a guardare il Montecervino!”.

Si avvicina il reggimento San Marco e Giulio Terzi si rivolge preoccupato a Mario Monti: “Mario, sta arrivando il San Marco, quelli mi lanciano una salva di pernacchie, io tengo un impegno urgente, ho una riunione, ho una Mistura di cose da fare…”.

“Urca, hai ragione, Giulio, meglio non farsi vedere, chiediamo il permesso al capo: “Giorgio, noi due abbiamo un impegno urgente, torniamo dopo che è passato il San Marco!”.

Ma lui li blocca: “State fermi qua e siate sobri, mannaggiavvoi, che se do il permesso a voi due, poi mi si spopola tutta la tribuna!”.

Arrivano le crocerossine e Silvio Berlusconi spalanca gli occhi: “Ecco, io la parata l’avrei fatta ancora più sobria, avrei fatto sfilare solo queste qui…”.

Termina la sfilata e il ministro dell’ambiente si congratula con quelli della difesa e dell’interno: “Meno male che stavolta non c’erano i cavalli, gli anni scorsi quella macchinetta che raccoglieva le loro deiezioni faceva proprio ridere!”.

Il capo dello stato si allontana, dispensando cordiali saluti: “Arrivederci, guagliò, ci vediamo alla prossima parata, tanto mica ci sarà davvero la fine d’o munno il 21 dicembre, mica avranno ragione i Maia, no?”.

Renzo Bossi, passando, nei pressi, sente parlare di fine del mondo e di Maia e si chiede ad alta voce: “Ma come avrà fatto un’ape a prevedere la fine del mondo?”.

CommentiCommenti 3

ferruccio (non verificato) said:

Bravo! mi sono fatto quattro risate in santa pace. bella quella del trota l'ho già girata.