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“La Germania agirà?”, si chiede il Wall Street Journal. Chissà! Ma a questo punto e per come stanno andando le cose a livello europeo per l’Italia, Berlino ha già agito. Eh sì, perché a parte l’attualità cerebralmente ingolfante delle ultime settimane – il rischio Spagna, Grecia e Cipro - , quello che si sta delineando è uno scenario che ha dell’incredibile e che rischia di mettere l’Italia di fronte a un bivio in cui le varie soluzioni sono tutte dolorose, sebbene con diversa intensità.

Partiamo da tre notizie che ci paiono di notevole interesse per ragionare su Italia, Germania e progetto europeo.

La prima, riportata ieri su MF con un articolo dell’economista Guido Salerno Aletta, “E Berlino lavora al fondo pigliatutto”, dà conto di come lo stato tedesco stia manovrando per creare un mega fondo di gestione degli asset dei paesi maggiormente indebitati, Grecia in primis ma non solo (l’Italia è poco sotto nella lista, immaginiamo). Si chiamerà Eureca e l'impresa di consulting Roland Berger se ne sta occupando.

Si tratterebbe di una soluzione tesa a coordinare in uno strumento simile a quello impiegato al tempo della riunificazione tedesca, Treuhandanstalt, “che coordinò la vendita delle aziende della ex DDR", per usare le parole di Salerno Aletta, la (s)vendita del patrimonio dei paesi più indebitati, ma che di fatto fungerebbe da cavallo di Troia tedesco per fare incetta di patrimonio immobiliare europeo a basso prezzo, quello spagnolo in primis, e di know how imprenditoriale europeo.

Seconda notizia. Nell’ultimo anno, circa 274 miliardi di euro in risparmi hanno lasciato l’Italia, per lo più in direzione Germania, Lussemburgo e Olanda. Un fenomeno, quello della fuga dei capitali italiani, che purtroppo non riguarda solo la nostra nazione. Anche la Spagna, la Grecia e il Belgio pagano la precarietà delle proprie finanze pubbliche e della loro politica in generale.

Di questi centinaia di miliardi d’euro in fuga da parti significative dell’Europa, in particolare meridionale, gli istituti di credito germanici hanno conquistato circa il 70%, per un totale di 380 miliardi di euro solo negli ultimi 12 mesi.

Terza notizia, di cui lo scorso Sabato ha dato conto anche il Wall Street Journal. Continua il braccio di ferro tra il gruppo dirigente di Unicredit e l’Autorità bancaria tedesca, la BaFin, acronimo della Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht. Ai tedeschi non va giù che Piazza Cordusio dreni risorse dalla Hypovereinsbank (HVB), la banca acquisita nel 2005 per 15 miliardi di euro dal gruppo bancario italiano allora amministrato da Alessandro Profumo.

Ai tedeschi, in sostanza, piace fare la ‘spesa’ in giro per l’Europa ma non piace che la si faccia nel loro cortile. Un problema che, dal punto di vista del sistema bancario intereuropeo, s’inserisce in un processo di ri-nazionalizzazione delle catene di comando delle banche del Vecchio Continente.

Traiamo le conclusioni da queste tre notizie. La prima è che la Germania sta lucrando politicamente, economicamente e commercialmente dall’attuale crisi, e si prepara prendersi molto patrimonio a due lire, o meglio euri. Secondo dato, che conferma il primo, è che più l’Europa meridionale s’inaridisce sul piano creditizio, più le banche tedesche diventano destinatarie dei capitali in fuga dal Sud Europa e dunque possono concedere credito alle imprese tedesche per acquisire le imprese del Sud e prestare allo Stato federale e ai Länder per finanziare programmi sociali. Dunque più austerità viene imposta dal governo tedesco ai paesi con finanze pubbliche disastrate, più la Germania nel suo insieme si arricchisce di credito.

Terzo dato. In Italia si pensa che appartenere al mercato unico europeo, voglia dire mettersi in brache da mare mentre gli altri indossano ancora la tuta da sci nella tormenta. Siamo tutti sulla stessa barca (che affonda), sì certo, ma gli interessi industriali nazionali e il posizionamento geografico dei centri di comando imprenditoriali e bancari contano, e come!

Sempre più pezzi industriali, infrastrutturali, commerciali dell'Italia finiscono in mani straniere. Edison in quelle francesi. Ansaldo in mano ai giapponesi. I cinesi si stanno impadronendo del porto di Napoli. E poi banche e medie imprese, sempre più hanno controllo estero. L'Italia si sta sgretolando e l'attuale governo, se non azzardiamo l'accusa di compiacenza, almeno è impotente. E' colpa di questo governo? Certo che no. Si potrebbe scrivere un mega volume per elencare le cause del perché l'Italia stia collassando. Accenniamo solo due o tre capitoli. Spesa pubblica eccessiva ed inefficiente. Obsolescenza del sistema educativo. Classe dirigente impreparata. Deficit infrastrutturale. Controllo delle nascite. E tanto altro.

A condizioni date, l’Italia è, almeno nel breve periodo, spacciata. A questo punto bisogna solo stabilire l'estensione temporale di tale condizione e le condizione di operatività: si vuole patire per un periodo di dieci anni a sovranità ritrovata, o per venticinque – come noto per convenzione una generazione - a sovranità limitata. A noi la scelta.

Per intenderci. Se la Repubblica italiana - e il suo governo - dovesse ostinarsi a far rimanere l'Italia nell'eurozona, di fatto la nostra nazione non resterebbe in Europa, bensì entrerebbe a far parte di una grande zona commerciale a dominazione tedesca, con leve di spesa e tributarie in mano a potenti burocrati europei eterodiretti dal governo di Berlino.

Questo nella speranza che in una generazione gli italiani abbiano imparato il tedesco e siano in condizione di adeguarsi alla ‘visione del mondo’ che il sistema culturale germanico sarà riuscito lentamente ad imporre al resto d’Europa e che nel frattempo avrà contribuito a creare il 'nuovo italiano', ritagliandogli un qualche ruolo industriale dentro la ‘grande’ Germania.

Secondo via. L’Italia abbandona l’eurozona e ri-italianizza il proprio debito pubblico - oggi per più del 40% detenuto all’estero e cosa più importante, remunerato all’estero! - attraverso una grande operazione di finanzia pubblica straordinaria. La Lira italiana torna a essere valuta nazionale, la quale per dieci anni sarà debole, molto debole, almeno fino a quando quaranta punti percentuale di debito pubblico italiano non saranno abbattuti.

Alti livelli d’inflazione (a due cifre?) per almeno una decade - ma sempre meglio del trend deflazionistico in corso, si dica - e perdita di valore di tutte le posizioni patrimoniali espresse in Lire. Rischio alti livelli di disoccupazione. Blando protezionismo industriale e immobiliare. 

Sovranità monetaria ritrovata e leve fiscali di nuovo in mano al governo nazionale. Sospensione della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, per riacquisire in una generazione un equilibrio intergenerazionale appropriato e potenzialmente tornare a far giovare l'Italia di quello che viene definito "dividendo demografico".

Uno scenario questo che può funzionare solo se una completa riforma politico-amministrativa sarà compiuta e solo se, ancor più importante, la pressione fiscale totale sarà abbattuta di almeno 15 punti percentuale, partendo dalle norme tributarie che pesano su imprese, lavoro e famiglie. A tale alleggerimento fiscale dovrà corrispondere una draconiana diminuzione degli attuali livelli di spesa pubblica, oggi al 54% del Pil, giù almeno fino al 38-37% in dieci anni.

Vere "lacrime e sangue". Questo è il costo politico, economico e sociale che dovremmo sostenere se uscissimo dall'euro. Potremmo però sostenerlo con più margine di successo se i paesi dell’Europa mediterranea attualmente nella zona euro e in difficoltà – Italia, Spagna, Portogallo e Grecia – decidessero di unire le proprie forze, creando una zona commerciale e monetaria propria che possa interagire (e anche competere) con maggiore potere negoziale presso il blocco tedesco centro-europeo.

Non resta ora che attendere un partito che offra agli italiani la scelta, comunque dolorosa, tra queste opzioni. Meglio prima che dopo. A quel punto ognuno di noi dovrà scegliere che nazione dare ai propri figli: la grande pizzeria Italia per i tedeschi o la rinascita delle Nazione italiana. A noi decidere.

CommentiCommenti 11

stefano (non verificato) said:

Non sembra che quando le leve fiscali ecc. erano in mani italiane siano state ben usate,vista la situazione dell'Italia da decenni.Inflazione ecc. per almeno un decennio.Cioè ulteriore e inimmaginabile impoverimento,non certo dei veri ricchi.Se anche per i prodotti tipicamente italiani non abbiamo un marchio internazionale,ma c'è la findus o orogel,se nella grande distribuzione ci sono gli stranieri ma non c'è un marchio italiano all'estero e si potrebbe continuare,è colpa nostra o degli altri?Piccolo è bello ma con il solo piccolo si rimane piccoli.Colpa della Germania o nostra?Il governo Berlusconi della dignità nazionale ha fatto strame da quando mandò un ministro a spiegare a Zapatero! una legge del parlamento.La Germania fa i propri interessi come tutti.Solo che li sa fare,finché gli viene permesso.Noi no.Quindi non c'è bisogno di uscire dalla ue,anche se io non avrei mai accettato la ue politica e allargata e,meno che mai,il cambio lira-euro.Si tratta di stare in europa in modo meno mediocre di come ci stiamo,e come stiamo nel mondo.Non penso proprio che la gran parte dell'europa voglia l'egemonia tedesca.Quindi comportiamoci di conseguenza.Ma chi?Siamo un paese mediocre perché abbiamo una classe dirigente mediocre.Di statisti in Italia non c'è traccia.Nonostante le "bestemmie" di Berlusconi a proposito di lui e della Thatcher.E smettiamola di dare sempre la colpa agli altri per le nostre incapacità.Anche su questo Berlusconi docet.Faceva LUI i patti con gli elettori,salvo poi dire che non li poteva mantenere per colpa degli alleati.

Monsieur de San... (non verificato) said:

Altro che "fuori dall'euro"! Non basta più, questa è una situazione da guerra: mano alle armi e non lasciamo che la Germania faccia di noi carne di porco.

Il Filarete (non verificato) said:

Non è stato Berlusconi a fare strame della dignità italiana. E' stata Repubblica, con Ezio Mauro e i suoi scherani, a fare strame della dignità di Berlusconi, che si è trascinata direttamente dietro quella degli italiani. Repubblica, De Benedetti, Scalfari e Mauro non dovrebbero stare in giro a godersi la vita dopo quello che ci ("CI", non "GLI")hanno fatto. E infatti adesso, dopo le prodezze di Monti, la gente incomincia a capire chi ha fregato chi. L'unica politica economica che avrebbe potuto salvarci era quella liberale indicata da Berlusconi. Ma, grazie a loro, abbiamo Monti - unico statista che è stato capace di aumentare le tasse e ridurre il gettito fiscale; ed abbiamo anche un futuro spento.

Fra Diavolo (non verificato) said:

Caro, cerchiamo di uscire dalla logica perversa del partito di Repubblica. Berlusconi è stato la diga della maggioranza del paese, che non vota Repubblica o il pd o Vendola. Crollato lui stanno mettendo a ferro e fuoco l'ex centro-destra. Strame lo ha fatto chi per per interessi ideologici ha picchiato duro sui difetti di un uomo, difetti un po' troppo politicamente scorretti per la vulgata perbenista di Repubblica. In Italia c'è stato un colpo di mano "bianco": l'opinione mediatica ha fatto terra bruciata intorno al presidente del Consiglio (e già per questo si sono resi colpevoli di tradimento) invece di fare quadrato per difendere gli interessi di tutti, hanno preso un tecnico non eletto e a libro paga delle agenzie di rating, tutto in barba alla sovranità popolare. Per favore Stefano smettiamo di leggere il Fatto Quotidiano o Repubblica. Ah proposito come mai lo spread è tornato intorno a 490 (o giù di lì)? Non era forse colpa di Berlusconi? Ringrazio il Card. Scola che ha messo in luce una sacrosanta verità: l'opinione mediatica non corrisponde all'opinione pubblica. Piaccia o non piaccia questo è un paese politicamente scorretto, pieno di peccatori, Santi, eroi e geni, roba che alla cultura della mediocrità di Repubblica, Il Fatto Quotidiano e paccottaglia varia brucia perchè in grado solo nello sputare veleno!

stefano (non verificato) said:

Mai letto il fatto e repubblica non la leggo da 30 anni.Ma se si manda un ministro da Zapatero a giustificare una legge,cosa mai vista,se non si ottiene il rispetto di un trattato da parte del Brasile e si ingoiano le cose dette dai ministri brasiliani all'epoca,dicendo che,comunque finisca,le relazioni rimarranno le stesse,non ci si può aspettare grande considerazione.Se poi,alleati degli usa,si dice di condividere totalmente la strategia internazionale di Putin si raggiunge solo il ridicolo.Al Berlusconi liberale ho creduto anche io.Peccato che abbia fatto nulla.Quando,con la crisi internazionale,questo nulla ha pesato,ha aumentato la tassazione complessiva.Era lui che diceva che il centrodestra era diverso perché alleato su programmi.Si è visto.Fu lui a dire che,se al governo,avrebbe fatto tutto rapidamente perché "per ogni punto del programma è pronto nel cassetto un disegno di legge".Si è visto.Ci siamo impantanati in polemiche infinite sulla riforma della giustizia,senza che ci fosse un rigo presentato in parlamento.E l'attuale situazione politica è tutta colpa sua.Quando vide il numero dei finiani,doveva andare ad elezioni.Avrebbe vinto o comunque si avrebbe avuto un governo non in balia di chiunque.Si preferì raccattare deputati alla camera.Ed i risultati si sono visti.Non ho stima dei giornali,italiani o stranieri.Ma non fu repubblica né un clone europeo,ma Le Figaro a titolare:"le buffon d'europe".E se due partiti,che avevano circa il 40%,ora sono al 17% non credo sia "merito" di repubblica.In ogni caso il riferimento a Berlusconi era limitato.Se a voi interessa solo quello fate pure.Se il vostro senso critico,se lo avete,si ferma davanti a Berlusconi idem.

Anonimo (non verificato) said:

Se la popolazione potesse decidere tedeschi, olandesi, finlandesi (i paesi 'virtuosi') tornerebbero volentieri alle loro valute nazionali anzichè dover pagare tasse per salvare l'Euro.
E' comunque difficile pensare a un'Europa dominata da tedeschi o francesi, di questo passo gli unici dominatori saranno gli extracomunitari, fatevi un giro per il centro di Milano ...

Fra Diavolo (non verificato) said:

E' proprio questo il punto, che grazie allo strame lanciato dai media qualsiasi cosa B. avesse fatto sarebbe stata ridicola o impropria. Il problema non è stato B., ma è molto, molto più grande. Lo Stato iper assistenzialista che ci siamo trovati sul groppone, un sistema istituzionale che già De Gasperi, 5 anni dopo la costituente, disse che era da riformare perchè impediva di governare. Ma il più grave di tutti è la mentalità diffusa (lo Stato ci deve salvare...) e che si sta diffondendo (tutto è un disastro, niente funziona, non c'è più speranza). B. ci ha provato e non ci è riuscito a ribaltare il mondo, va bhè, ma ha garantito spazi di libertà sconosciuti fino alla sua scesa in campo. Mi dica Stefano, lei in questi anni di governi B. cosa ha fatto per migliorare il mondo grazie alla libertà garantitagli da B.? Criticare chi ci ha provato mi sembra un po' pochino, anzi mi sembra molto da Repubblica, tutte chiacchere e distintivo (e meno male che non lo legge più...).

vanni (non verificato) said:

Non c'è mica bisogno di leggere il Fatto e la Repubblica per vedere. Ora che va peggio del “Fate prrrrrresto!” del Sole 24 (eh, allora la BCE non poteva muoversi: 2+2=3,99...) la propaganda non urla e non si straccia le vesti. Quanto avrà contribuito allo sputtanamento di Italia ed Italiani la guerra a tutto campo di istituzioni e mezzi di comunicazione contro il suo Presidente del Consiglio? Penso al buon lavoro di protezione e prevenzione dei servizi di sicurezza, alle convocazioni in tribunale del primo ministro con richiesta di giustificazione scritta, agli insulti e sberleffi mediatici, alla facilità e facoltà di intercettazione da parte di dipendenti dello stato impiegati nella giustizia. Gli errori di Berlusconi sono purtroppo nella valutazione delle persone - dalle mogli ai presidenti della repubblica, dai Dotti ai Fini, ai tanti futili e presuntuosi collaboratori - nei passi indietro, nella ottimistica sottovalutazione di ambienti e situazioni; non poco. Altro che Zapatero e Cesare Battisti. Ma Berlusconi resta sempre meglio di un Sarkozy, di uno Zapatero, certamente assai meglio della plètora petulante inetta avida e nociva di politicanti. Ma forse è poi giusto che l'Italia e gli Italiani elettori - che mandano in giro un impiegato a presentare i compiti - siano sputtanati. Poi c'è appunto il problema marginale del rischio di tracollo. Egregio Ferrazzani, che allegria.

egenna (non verificato) said:

Fra diavolo la quoto al 100%,ma se penso che ci sono ancora persone che votano a Sx, sto cominciando a dubitare della salute mentale di codesti personaggi.
Cordiali saluti