Una critica alle tesi di Dario Antiseri

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bagnasco

"Presenti ovunque e inefficaci dappertutto, e pronti a genuflessioni davanti al padrone di turno, il bavaglio spalmato di miele ha reso taciturni anche i più loquaci. Colpevolmente silenti o comunque inutili su tutto": eccola qui, la versione catto-intellettuale di Beppe Grillo, che ha trovato spazio ieri sulle colonne del Corriere della Sera.

La firma è di Dario Antiseri, che dopo aver letteralmente sputato veleno su tutti i cattolici impegnati in politica negli ultimi anni, fa capire tra le righe che forse tanto risentimento è dovuto più che altro alla sua delusione nei confronti di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e attualmente ministro del governo Monti, colpevole di avere illuso i cattolici riuniti a Todi e di averli poi abbandonati al proprio destino.

Ho parlato di grillismo, sia pure inversione cattolica, perché il livello scomposto, gratuito e insensato delle argomentazioni del Prof. Antiseri ricorda lo stile. Il professore non si rende nemmeno conto che - non a caso - la sua tirata contro i cattolici impegnati  in politica viene pubblicata insieme all’ennesimo articolo in cui una firma di punta come Pigi Battista difende a spada tratta il matrimonio omosessuale.

Non è un abbinamento occasionale o casuale, perché si tratta di un quotidiano che di tutte le battaglie laiciste ha fatto una bandiera, a volte più de La Repubblica. E' lo stesso Corriere che tanto spesso, sui temi eticamente sensibili, come ad esempio il testamento biologico, adotta il sistema del finto contraddittorio, cioè un parere contro e uno "non a favore".

Ma di queste sciocchezze, irrilevanti per un cattolico interessato alla politica, il professore non si accorge; del resto, sospetto che se si fosse speso con forza sui temi della vita e della famiglia, sulla legge 40 o sul caso Englaro, non avrebbe avuto mai la sua firma su quelle colonne.

Infatti non ci pare di ricordare, da parte di Antiseri, toni indignati come quelli usati nell’articolo di ieri, pronunciamenti in prima fila, iniziative personali, stesure di manifesti, pamphlet, articoli, chiamate a raccolta di intellettuali o militanti cattolici intorno a un testo, uno slogan, un documento, su almeno uno di quei temi.

Eppure il Card. Bagnasco non perde occasione per ricordare che è sui valori non negoziabili innanzitutto che si misurano il coraggio e l’impegno dei cattolici in politica: perché forse Dario Antiseri non lo sa, ma sono questi gli argomenti decisivi per i cattolici, mentre le possibili opzioni sul sistema elettorale, di cui lui parla, non hanno alcun peso dirimente. Per essere più chiari: io, per esempio, non amo le preferenze (strumento ambiguo, che nella Prima Repubblica ha dato discutibili risultati) e vorrei scegliere i candidati attraverso le primarie; che c’entra questo con l’essere cattolica? Antiseri me lo può spiegare?

Ma al di là delle accuse di irrilevanza, che Dario Antiseri farebbe meglio a rivolgere a se stesso, la cosa politicamente più interessante del suo articolo è l’evidente amarezza che traspare da ogni parola per le illusioni perdute sul raduno di Todi e sul povero Andrea Riccardi. L’incontro dello scorso Ottobre, anche questo fortemente sostenuto dal Corriere, fu introdotto da una memorabile lectio magistralis del Card. Bagnasco tutta incentrata sui valori non negoziabili (e non sulla scelta del sistema elettorale).

Tuttavia, il contenuto di quell’intervento fu rigorosamente ignorato dalla gran parte dei media e da tanti protagonisti di quello stesso  evento, più interessati alla caduta del governo Berlusconi che alle parole di Bagnasco. In tanti si erano illusi che da Todi nascesse il nuovo partito dei cattolici che, fatto fuori Berlusconi, guardasse a Casini, si affidasse a Bonanni e seguisse Riccardi.

Il governo è caduto, ma il nuovo partito dei cattolici non è nato: Casini è restio, Bonanni è distratto, Riccardi è ministro. Ma il rimpianto di Antiseri è tutto per il partito che sognava, e che non è stato perché, se si vuole lavorare per una presenza incisiva dei credenti in politica, è dalle fondamenta che bisogna iniziare, dai contenuti, da quei valori non negoziabili che, instancabilmente, Benedetto XVI e il  Card. Bagnasco continuano a indicarci con cristallina chiarezza.  

CommentiCommenti 9

Andrea S. (non verificato) said:

Questa storia dei valori "non negoziabili" presenta grossi problemi di compatibilità con la democrazia, dove tutto è per definizione negoziabile perché non esistono verità assolute da imporre a tutti, ma una costante ricerca del compromesso nel nome della convivenza civile.
I valori possono anche essere "non negoziabili" per i cattolici, ma i problemi iniziano quando questi ultimi pretendono di imporli anche ai non cattolici, in uno stato che è per costituzione laico.
Questo atteggiamento dai tratti totalitari viene comicamente attribuito agli avversari, cioè i "relativisti", che invece affermano proprio che ognuno è libero di comportarsi secondo quelle che sono le PROPRIE convinzioni e i PROPRI valori, che possono variare da individuo a individuo.
Ho la netta impressione che si tratta per lo più di una battaglia identitaria: assumere posizioni rigide, dogmatiche, irrivedibili, e sbandierare con orgoglio la "non negoziabilità" di questo e di quest'altro, non credo che porterà molto beneficio alla Chiesa cattolica, ma serve a identificare in modo netto "noi" e "gli altri".

Citùr (non verificato) said:

Peccato che la verità non sia democratica. Una cosa falsa, anche votata a larga maggioranza, resta falsa...

dino cofrancesco (non verificato) said:

Fa non poca impressione veder attaccato con tanto livore uno studioso come Dario Antiseri che ritiene lierale persino P. Luigi Taparelli d'Azeglio!
Evidentemente i cattolici del PDL sono allo sbando!

Fra Diavolo (non verificato) said:

Capisco che i rammolliti commentatori del "tutto è negoziabile" e del "i cattolici sono allo sbando" non siano d'accordo con il i valori non negoziabili, ma la realtà (che non è negoziabile, qualcuno ha per caso messo ai voti il terremoto?) ci dice semplicemente che dopo anni di oscurantismo "dialogante", di inquisizione del "non esistono le verità assolute" (evidentemente, chi lo dice è talmente ubriaco che non si rende conto di dire una verità che si crede assoluta...però capisco che sia difficile...)si sta uscendo dalla palude e si ricomincia a riutilizzare la ragione cominciando a mettere dei punti fermi, banali ma non negoziabili, come la vita (se i nostri genitori avessero violato questo terribile valore non avremmo neanche potuto litigare...), famiglia ( bhè, solo un maschio e una femmina sono fecondi e prendendosi cura del cucciolo lo rendono capace anche di scrivere evidinti illogicità come "non esistono verità assolute"), libertà di educazione (che vuol dire anche libertà di vivere e di poter crescere i propri figli secondo un progetto educativo, che permette anche di insegnarli che "le verità assolute non esistono"...con grande danno per il figlio e per la società). Ragazzi sveglia, basta con la soporifera, noiosa, e raccappricciante vulgata politicamente corretta.
Ciao!

Andrea S. (non verificato) said:

Citùr, la ringrazio per aver messo così onestamente in evidenza il punto fondamentale su cui volevo portare l'attenzione con il mio commento.
Il fatto è proprio che qualsiasi posizione parta dalla fede in una Verità data e non discutibile (o "non negoziabile", per l'appunto) deve entrare nel contesto democratico sapendo che sul "campo di gioco" si confrontano altre Verità - altrettanto convinte della propria bontà - e che possibilmente occorre trovare un modo perché esse convivano. E' in questo che consiste una laicità sana, a mio parere: non la persecuzione delle verità (etiche e religiose) a cui ognuno è libero di aderire, bensì la capacità di contemperare e di trovare uno spazio di confronto in nome della comune convivenza. E' in questo che consiste la democrazia, altrimenti che differenza c'è rispetto ad una delle teocrazie islamiche che criticate?

Michele Fiorini (non verificato) said:

Sotto il profilo politico, i cattolici tutti sono allo sbando, non solo quelli del PdL. Ma, da cattolico, dico che ciò è un bene, in primis per i cattolici, visti i disastri che i cattolici in politica hanno contribuito a realizzare (o non hanno saputo impedire, nella migliore delle ipotesi) negli ultimi decenni.

Ha ragione la prof.Morresi a richiamare con forza l'indispensabilità dei valori non negoziabili come elementi di identificazione. Ma non è con l'occupazione del potere pubblico - che il PdL ha perseguito e persegue - che tali valori troveranno affermazione, ma con il depotenziamento del potere pubblico, e il ritorno dei cattolici a occuparsi più di cultura cattolica, che di militanza politica cattolica. E, in questa direzione, studiosi come il prof.Antiseri sono ovviamente preziosissimi. E la sua analisi sui cattolici in politica sarà pur velenosa ma è purtroppo vera.

Citùr (non verificato) said:

Grazie a lei per la cordiale risposta. Butto alcuni punti, per proseguire lo scambio:
1. il dibattito sulla "verità del matrimonio" non parte da una fede, ma può e deve basarsi su elementi razionali (è proprio qui il bello!), mediante i quali è possibile affermare che il matrimonio naturale è eterosessuale e monogamico; il resto sono mediazioni sui eventuali diritti individuali
2. il richiamo ai "valori non negoziabili" è fatto ai cattolici e non a tutti, per sottolineare che una appartenenza confessionale ha delle conseguenze (non è possibile una mediazione su tutto!)
3. occorre parlare in anticipo anche del tema delle adozioni, perchè una equiparazione delle unioni omosessuali apre immediatamente la porta a questo
4. va comunque detto un "grazie" a Bersani per aver dichiarato esplicitamente le sue intenzioni prima delle prossime elezioni (in passato c'è stata un po' di ambiguità)
5. da ultimo una considerazione politico-pragmatica: Dilma Rousseff (attuale presidente del Brasile), durante la campagna presidenziale, ha rischiato una concreta rimonta da parte del suo avversario proprio su questi temi, e ha dichiarato una intenzione di "neutralità" (nessuna legge nè in un senso, nè nell'altro) durante la sua presidenza. Risultato: ha vinto. Non si potrebbe fare anche in Italia? In considerazione del momento difficilissimo che attraversiamo, e anche del fatto che per molti milioni di italiani (cattolici e non) questi temi sono importanti, e si può aver rispetto anche di quello non si condivide!