Dal convengo dell'Ocse

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Un Monti a tutto campo, quello intervenuto stamane presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, alla conferenza internazionale sulle Riforme strutturali in Italia organizzata dall’Ocse. Molti i temi trattati dal premier: dallo stato dell’economia all’affaire Fiat, ad alcune osservazioni (ex post) sul “salva Italia”, alle riforme - certo - nonché all’enorme grado di immobilità sociale che attanaglia i giovani italiani, fino ad arrivare al dibattito sul disegno di legge anti-corruzione presentato dal governo in primavera e approvato nel giugno scorso in un solo ramo del parlamento (la Camera, ndr).

Ma andiamo con ordine. E analizziamo in profondità quanto affermato da Monti. Anzitutto, partendo dall'annosa questione della crisi economica. Per il premier, il 2013 sarà “un anno di crescita”. "Non, però, con un pil dal segno più, ma un anno con profilo ascendente'', grazie soprattutto “alla cooperazione dei partiti politici e dei cittadini". "Gli italiani, infatti, pur sottoposti a un trattamento molto incisivo e pesante di misure, stanno dimostrando di non essere particolarmente ostili a chi ha dovuto persuaderli che fossero nel loro interesse di lungo periodo", ha proseguito Monti.

Secondo l’Ocse, inoltre, "le riforme strutturali avviate dal governo tecnico consentiranno all'Italia un aumento del Pil del 4% nei prossimi 10 anni, +0,4% all'anno sulla base delle sole riforme annunciate finora”. Per quello che può definirsi alla stregua di un primo impatto delle misure del governo italiano sul barcollante stato dell'economia nazionale.

Un importante capitolo dell’intervento di Monti, poi, ha riguardato la Fiat. Sabato scorso, a Palazzo Chigi, il vertice con l’amministratore delegato Sergio Marchionne e il presidente John Elkann. Il premier, in tema, ha tenuto a ribadire un dato: “Non sono state chieste concessioni finanziarie e se fossero state non sarebbero state accolte”, perché “il governo non si è impegnato a dare aiuti finanziari alla Fiat ma a salvaguardare la Fiat in Italia e il suo patrimonio di ricerca". Semmai, in base a quanto trapelato dai retroscena dei giornali sul summit di due giorni or sono, il piano della trattativa tra i vertici del Lingotto e il governo riguarderebbe una riduzione del cuneo fiscale mediante un taglio dell’Irap per i prodotti destinati all’export, facilitazioni sul credito e cassa integrazione. Ma niente aiuti. Anche perché, evidentemente, l’Europa non li avallerebbe.

E ancora, sul terreno dell’analisi economica degli ultimi mesi, il “salva Italia” senza il quale il paese, a cavallo tra dicembre e gennaio, “avrebbe perso parte della sua sovranità”. Sulla cosiddetta "immobilità sociale", invece, il Presidente del Consiglio ha tenuto a ribadire il dato per cui “l'Italia è uno tra i Paesi osservati dall'Ocse". “I figli rimangono nella stessa categoria sociale dei genitori, rimangono in casa con i genitori, e spesso finiscono per fare lo stesso lavoro dei loro genitori. Abbiamo sempre cercato di tenere ben presenti, nella nostra azione, le esigenze dei giovani e degli outsider", ha continuato in questo senso il premier.

Disegno di legge anti-corruzione, infine. Un argomento che, con ogni probabilità, provocherà non poche polemiche: “L’inerzia di una parte politica è comprensibile ma non scusabile”. Ovvero, un chiaro riferimento a chi, nel corso di questi mesi, ha espresso talune perplessità di merito sul progetto di legge governativo: il Pdl. Le polemiche non tarderanno ad arrivare, immaginiamo. Per ora, però, solo un endorsement alle parole del premier. Quello del Partito democratico: “Ha ragione il presidente Monti. Non è più tollerabile la melina del Pdl sul ddl corruzione. Si tratta di un testo frutto di confronto e mediazioni importanti. Ora è tempo che si passi al voto”, ha dichiarato in una nota Oriano Giovanelli, presidente del Forum Pubblica Amministrazione del Pd.

E cosà farà Monti dopo Monti? “Nessuna intenzione di candidarsi”, le sue (ormai quotidiane) parole. In totale assenza (per ora) di controprova, non rimane che credergli.

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