L'uovo di giornata

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Se pensate a un errore di Photoshop vi state sbagliando. Il catalogo Ikea in diffusione in Arabia Saudita ha volutamente cancellato le figure di sesso femminile dalle sue pagine. Il perché è facile intuirlo: non urtare la sensibilità del pubblico del Paese più proibizionista e conservatore del mondo.

Una scelta, quella del colosso svedese (peraltro non nuovo alle polemiche), che ha sollevato un enorme polverone. A diffondere le foto della ‘discordia’ è stato il quotidiano free press di Stoccolma Metro che ha messo a confronto le ordinarie – perché identiche in tutti i cataloghi 2013 – foto Ikea con quelle pensate e ritoccate ad hoc per l’edizione saudita. In una si vedono una mamma e il suo bambino lavarsi i denti davanti allo specchio, nell’altra, quella ‘rivisitata’, il bambino è rimasto solo di fronte al lavandino. Ancora, in uno scatto che pubblicizza divani, si fa piazza pulita delle donne che nel catalogo internazionale appaiono sedute sulle poltrone per lasciare comodamente seduti solo gli uomini. E questi sono solo alcuni esempi.

Il ministro per il Commercio svedese Ewa Bjorling ha duramente criticato l’azienda, perché “non si può e non si deve rimuovere le donne dalla realtà”. Ma reazioni dure non sono arrivate solo dalla patria del progressismo e dell’emancipazione. Reem Asaad, professore di Economia all'università Al Hikma e fondatrice della campagna che ha permesso alle donne saudite, dopo anni di divieto, di lavorare nei negozi di biancheria intima, ha criticato aspramente il gruppo: “È inaccettabile – commenta – non avevano nessun bisogno di fare una cosa simile per fare affari in Arabia Saudita”. E tira l’affondo all’azienda fondata da Ingvar Kamprad: “Ikea si è piegata per sciovinismo e ci delude molto: l'80% dei suoi clienti in Arabia Saudita sono donne, è stata il primo gruppo nel Paese ad avere donne speaker per i loro annunci pubblicitari e ha donne che lavorano negli uffici che non sono a contatto diretto con il pubblico”. Insomma, la gaffe stavolta ha fatto arrabbiare proprio tutti, tanto da spingere Ikea a fare pubblico mea culpa.

È vero che in un periodo come questo, in cui il mondo arabo è in rivolta per pellicole e vignette ritenute “oscene”, certe accortezze possono anche essere comprensibili, ma stavolta il colosso del mobile fai-da-te ha dimostrato davvero di derubricare la propria filosofia e di dimenticare i valori su cui si fonda, in primis quello della famiglia moderna. Insomma, sarebbe il caso di dire, riprendendo il famoso slogan, che “da Ikea ce n’è per tutti i gusti” ma,  – aggiungiamo noi – non per tutti i sessi…


CommentiCommenti 5

Rand (non verificato) said:

L'Ikea è un impresa modello, gestita molto bene e anche in questo caso i fatti lo dimostrano.
Entrano nel mercato di un paese la cui cultura è ampiamente criticabile è vero, ma lo fanno rispettando la cultura di chi ci abita.
Ai sauditi il compito di civilizzarsi...di certo non è compito dell'Ikea.

ezio (non verificato) said:

PECUNIA NON OLET

Fabrizio Cerviati (non verificato) said:

Ancora una volta <i>L'Occidentale</i> scivola nel politicamente corretto. Decidetevi, o di qua o di là.