Il meglio dell'Occidentale

La storia vera della fine di Ceausescu e della dittatura in Romania

di
 | 15 Maggio 2016
ceausescu

In generale ci fidiamo poco delle rivoluzioni. Prese di Palazzi d’Inverno, marce su Roma, primavere arabe sono più che altro colpi di Stato. Ci aveva già avvertito un pamphlet scritto nel 1931 da Curzio Malaparte, testimone del sorgere di comunismo e fascismo: le rivoluzioni moderne sono colpi di Stato. Dunque, non avevamo dubbi sul fatto che a quella categoria appartenesse anche la rivoluzione rumena del dicembre 1989, quella che culminò con la fucilazione del dittatore Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena.

Ciò che potevamo solo immaginare, tutto il contorno di tradimenti, complicità interne ed estere, opportunismi e crimini, lo ha raccontato con dovizia di particolari Grigore Cristian Cartianu, caporedattore del più letto quotidiano romeno, in un libro che ha interessato parecchio i suoi connazionali.

Sono circa duecentomila le copie vendute in patria di “La fine dei Ceausescu”, un’accuratissima inchiesta giornalistica, frutto di una ricerca ventennale. Possiamo leggerla anche noi italiani grazie all’editore Aliberti e al traduttore e curatore Luca Bistolfi.

Il puzzle composto da Cartianu, che in Romania si è già arricchito di altri due volumi, mostra una realtà molto più squallida di quella propagandata dal nuovo corso rumeno. Il giornalista afferma che se ci fu una giusta rivolta popolare contro il dittatore, finì il 22 dicembre 1989, giorno della fuga in elicottero dei Ceausescu.

 

Poi iniziò la controrivoluzione ben più sanguinaria, responsabilità non del despota in fuga ma degli esponenti del regime più vicini all’Urss. Cartianu chiama pesantemente  in causa anche Ion Iliescu, primo ministro fino a pochi anni fa, il quale pare abbia replicato più con insulti che con argomenti.

Ma procediamo con ordine, torniamo a quel dicembre 1989: la perestrojka di Gorbaciov sta sgretolando la Cortina di Ferro, il Muro è appena crollato. Alla fine di novembre il “Conducator” Ceausescu è stato riconfermato ed idolatrato come duce del paese, ancora fresche sono dichiarazioni di stima di insigni personalità, anche italiane, come Giulio Andreotti e Nilde Iotti.

Però il vecchio dittatore comunista non intende accettare le novità di Mosca, meno che mai mettere in discussione il suo potere ultraquarantennale, il culto della sua personalità e della compagna Elena (la scienziata che ha collezionato lauree in tutto il mondo senza aver finito le elementari). Un mese dopo i due finiranno “ammazzati come bestie selvatiche”.

Dato che la Romania non si sta adeguando alle riforme democratiche e liberali, Bush padre e Gorbaciov si son trovati d’accordo sulla necessità di detronizzare Ceausescu. Con ogni mezzo necessario. Non è una missione impossibile, l’Urss è penetrata da anni dentro la Romania, ha fedeli nell’esercito, presso il ministero dell’Interno, nella polizia segreta, la famigerata Securitate.

Agli uomini del Cremino non era piaciuta affatto la presa di posizione di Ceausescu contro l’invasione della Cecoslovacchia del 1968, né l’ostentata rivendicazione di sovranità nazionale. Ecco il perché degli uomini fidati nei posti giusti, ora finalmente utili. Inoltre, in quel dicembre ’89 molti sovietici attraversarono il confine con la Romania, troppi per non destare dubbi: quasi settantamila.

Il popolo non amava certo Ceausescu, voleva liberarsene, ma i moti popolari non furono del tutto spontanei. Qui potrebbero finire le responsabilità dirette del Cremino (con la complicità statunitense) e cominciare quelle di chi applaudiva fino a qualche giorno prima, di chi volle quasi un rito espiatorio per mondarsi mediaticamente dal peccato comunista.

La rivolta di Timisoara fece cadere Ceausescu nella trappola di ordinare la repressione più violenta, di imporre la legge marziale che lo porterà alla tomba. Salita la marea della protesta, non rimase ai due coniugi che un fuga penosissima, con tappa simbolica nella casa di un esperto in derattizzazioni.

Catturati da chi fino a qualche ora prima ubbidiva loro, il dittatore e la moglie furono costretti a mangiare pane raffermo, dormire su letti di ferro e a fare i bisogni dentro un bidone di plastica. L’ultima notte la passarono dentro un mezzo anfibio, il giorno dopo, 25 dicembre, “primo Natale libero dopo quasi mezzo secolo di comunismo anticristiano”, i congiurati avevano già deciso la condanna a morte, lasciando cadere la proposta d’esilio avanzata da Washington.

La parabola dei Ceausescu si chiuse con la beffarda nemesi, un processo stalinista fuori da ogni minima tutela giuridica, risolto in poco più di un’ora. Come andò a finire si vide nella televisioni di tutto il mondo, anche se con qualche taglio nel montaggio: i loro cadaveri crivellati contro un muro.

Iniziava un’epoca di pace per la Romania? Mica tanto, se il buongiorno si vede dal mattino. E se il mattino fu quello del 14 giugno 1990, quando il governo finalmente “democratico” della Romania decise di sedare definitivamente gli spiriti di rivolta e libertà accora accesi.

Spedì così a Bucarest dalla provincia remota ventimila minatori armati di sbarre di ferro, tutti convinti di dover sedare un complotto “fascista”. Per due giorni seminarono il terrore in città aggredendo oppositori, giornalisti e persone prese a caso. Eccola, la Rivoluzione.

NOTA. Nicolae Ceausescu nacque a Scornicești, il 26 gennaio 1918, ed è morto a Târgoviște, il 25 dicembre 1989.

Ceausescu è stato segretario generale del Partito Comunista Romeno dal 1965. Nel 1974 Ceausescu viene eletto Presidente della Repubblica Socialista di Romania, carica che ricopre fino al 25 dicembre 1989 e Presidente del Consiglio di Stato della Romania dal 9 dicembre 1967 al 22 dicembre 1989.

Nel 1989, Ceausescu viene deposto e processato con le accuse di crimini contro lo stato, genocidio e "distruzione dell'economia nazionale". Il 22 dicembre 1989, un Tribunale Militare Eccezionale condanna a morte i coniugi Ceaușescu in un processo sommario ripreso in diretta televisiva.

L’esecuzione dei Ceausescu è l’ultimo atto della rivoluzione rumena del 1989.

[Pubblicato il 14 ottobre 2012]

Commenti

Non mi sorprendono questi articoli contro le "rivoluzioni" visto che provengono da un giornaletto online probabilmente finanziato con i soldi dei contributi al finanziamento dei partiti.
Qui in Italia c'è una casta di politici socialisti che ha governato l'Italia per vent'anni portandola al disastro finale.
Non dico che Bersani, Cicchitto, Buttiglione, Alemanno andrebbero fucilati.
Mi piacerebbe piuttosto vederli penzolare, mentre i corvi beccano le carogne putrescenti.

beh se non fai differenza tra comunismo o dittatura e inutile parlare con te.....quello che dici e una boiata pazzesca...la rivoluzione c'è stata eccome

il criminale iliescu fu il presidente della Romania non il primo ministro.

a tutt'oggi questi servi di mosca sono ancora ben saldi al comando di vari strutture dello stato.

il comunismo, sia nella forma "elegante" apparsa nell'occidente, sia nella sua vera faccia, quella vista nell'est europeo è stata, è e rimarrà un ideologia CRIMINALE !

In parte é vera la tesi del complotto ed in parte no. Sì, le potenze USA e URSS non vedevano affatto con piacere la dittatura di Ceausescu, soprattutto perché interpretava il feroce fare comunista. Però la rivoluzione c'é stata sul serio. E' una evidente contraddizione che gli USA lo volessero vivo ed i rivoluzionari, che complottavano con le potenze, invece morto. Ma anche i rivoluzionari non erano per forza liberali, democratici autentici e men che meno cristiani. Infatti Ceausescu era odiato da molti rumeni non perché fosse un feroce comunista, ma perché non aveva permesso la pratica dell'aborto, vietata sotto il suo regime. Ecco a cosa aspiravano gli autentici rivoluzionari.

Perché pubblicate i commenti di gente che vuole impiccare i politici? Essere stati eletti in parlamento tante volte non è un crimine; e anche se lo fosse non meriterebbe certo l'impiccagione.
La vostra tolleranza vi fa onore (fino a un certo punto), ma esiste anche l'intollerabile.

Aggiungi un commento