Accordo tra Cameron e Salmond sul referendum

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La sua determinazione ha vinto, almeno in via di principio. Dopo 8 mesi di negoziati serrati e 30 clausole per trovare l’accordo, il premier scozzese e leader dello Scottish National Party, Alex Salmond, è riuscito a strappare un ‘sì’ definitivo al primo ministro inglese David Cameron: il referendum per l’indipendenza della Scozia si farà. Quando? Nell’autunno del 2014.

“È la decisione più importante per la Scozia da centinaia di anni a questa parte”, ha commentato Salmond soddisfatto. Sì, perché stavolta per lui – che già a gennaio aveva presentato in Parlamento un documento che traccia le linee guida del governo per il referendum – il sogno dell’indipendenza sembra più vicino. Ma la strada è lunga e in salita. L’ultima parola spetta, infatti, agli elettori. Decideranno loro se dare il via a un processo di indipendenza per la propria regione, oppure se continuare a considerare la Scozia parte del Regno Unito. E sarà un dentro o fuori netto. Per il momento i sondaggi non sono ottimisti in merito: “solo”  il 30-40% della popolazione sosterrebbe la prospettiva d'indipendenza.

Nonostante l’incertezza dell’impresa e nonostante la richiesta di aggiungere un secondo quesito sulla concessione di maggiori poteri al già potente parlamento autonomo scozzese sia caduta nel vuoto, il leader scozzese, ha comunque ottenuto un doppio successo. Uno politico: l’ampliamento della base elettorale. Per la prima volta, infatti, anche i 16enni e i 17enni potranno votare e ci sarà piena collaborazione tra i due governi nell'interesse degli scozzesi, qualunque sia il risultato del voto. E uno simbolico: la consultazione si terrà nel 2014, nel settecentesimo anniversario della Battaglia di Bannockburn, che nel 1314 portò la Scozia all'indipendenza dall'Inghilterra.

E mentre per l’Ue la secessione della Scozia è ancora una “questione ipotetica”, esattamente come quella della Catalogna dalla Spagna o delle Fiandre dal Belgio, per David Cameron l’accordo “segna l'inizio di un importante capitolo nella storia della Scozia e l'apertura di un non meno importante dibattito. Una Scozia separata oppure un Regno Unito? Io ovviamente spingo per un Regno Unito”. Il suo ‘sì’ al referendum, infatti, potrebbe essere uno stratagemma per mettere i 3 milioni di abitanti scozzesi di fronte alla paura e all’incertezza che accompagna il concetto stesso di indipendenza, per una terra che con il passare del tempo è sempre meno ricca di risorse economiche (petrolio in primis).

Alex Salmond, intanto, dice che da oggi in poi si dedicherà “anima e cuore” a far cambiare idea a chi vuole ancora lo “United Kingdom” ed assicura che l’indipendenza renderà la Scozia “più ricca e prospera”. Ha due anni di tempo per compiere il miracolo. Vedremo se la sua caparbietà sarà tanto forte da passare alla storia.

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