La strage di bambini in Siria

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SIRIA

La strage di bambini in un campo di gioco presso Damasco per mano dell’aviazione governativa siriana ha fatto comprensibilmente inorridire il mondo. “Strage di bambini, come Guernica” titola oggi il Corriere della Sera. Non è la prima volta che Guernica viene tirata in ballo quando si tratta di bombardamenti con vittime civili. Ne avevamo sentito parlare anche quando, negli anni ‘90, una bomba devastò il mercato di Sarajevo. Ma il paragone regge? Neanche lontanamente.

Di bambini innocenti ne morirono molti di più a Dresda o a Hiroshima, ma ad ucciderli furono gli Angloamericani, mentre chi bombardò Guernica furono i Tedeschi. La ragione per cui ancora oggi si preferisce citare Guernica è tutta qua. In realtà nella cittadina basca le cose andarono molto diversamente da come vorrebbe la propaganda rossa. Guernica era una cittadina di circa quattromila abitanti e costituiva un importante obiettivo militare, in quanto rilevante nodo stradale e ferroviario e sede di due fabbriche di armi e bombe.

Quel lunedì non ci fu mercato a Guernica, perché il delegato del governo basco, Francisco Lozano, lo aveva sospeso, così come aveva sospeso la partita di pelota, in programma per la sera. Il bombardamento non fu opera esclusiva dei bombardieri tedeschi: ad esso parteciparono anche tre Savoia Marchetti SM79 italiani, oltre a numerosi caccia, sempre italiani.

Il numero delle vittime, in realtà un centinaio, è stato enormemente gonfiato fino a varie migliaia. Il che non significa che il bombardamento non ci sia stato, come per anni ha cercato di sostenere la propaganda nazionalista, attribuendo l’incendio della città e i morti soltanto all’azione dell’esercito repubblicano in ritirata.

Sta di fatto, comunque, che la distruzione di Guernica dipende per circa un quarto dal bombardamento: ma la città fu bruciata per circa il settanta per cento, e il resto è stato provocato da incendi ed esplosioni ad opera dei repubblicani prima di abbandonare la città (esistono in proposito testimonianze dirette e specifiche, di cui la mitologia ufficiale non ha mai voluto tener conto).

Quanto al celebre quadro di Picasso, la verità diverge nettamente dalla leggenda ormai consolidata. In effetti, il famoso pittore, grande appassionato della corrida, aveva celebrato in un’enorme tela la morte di un torero, Joselito. Ma quando il governo repubblicano gli chiese un quadro per l’Esposizione Universale di Parigi, che doveva aver luogo nel 1937, ecco che Picasso pensò bene di utilizzare l’opera già dipinta in memoria di Joselito, limitandosi al cambio del titolo, che divenne appunto Guernica, dopo di che passò ad incassare dal governo spagnolo il prezzo pattuito, 300.000 pesetas, cioè qualche milione di euro di oggi, regolarmente pagate da un certo Giuseppe Stalin.

Sulle vicende del quadro picassiano e del bombardamento di Guernica Pierluigi Battista (che del Corriere è stato vice direttore ed è tuttora editorialista) nel 2004 ha scritto un pezzo di mirabile sintesi, quasi a porre la parola “fine” su questa controversa questione: “…Meno note sono le circostanze reali del bombardamento e della distruzione della città di Guernica, simbolo imperituro dello spirito bestiale di devastazione attuato dai nazisti amici di Francisco Franco. Ma le circostanze reali furono esattamente quelle poi eternizzate da Picasso e dalla solita vulgata che su quel bombardamento poi si è edificata negli anni? Stando alla meticolosa ricostruzione di Stefano Mensurati, basata su ricerche d’archivio e sul reperimento di documenti inediti e contenuta nel libro “Il bombardamento di Guernica” (edizioni Ideazione), non è ovviamente in discussione il fatto storicamente accertato delle bombe sganciate dalla Legione Condor con la partecipazione di tre aerei italiani. Sono invece controversi la dimensione e gli effetti di quel feroce bombardamento. Il numero dei morti non fu di 1.654 persone, ma di 126, quello dei feriti ricoverati e curati all’ospedale di Bilbao fu di 27 unità e non di 889, come invece si è ripetutamente scritto.

La storiografia ci ha sinora consegnato l’immagine di un feroce bombardamento prolungato nel tempo per ottenere il massimo della devastazione e si è parlato di una durata di tre ore e un quarto, mentre la durata effettiva fu di un quarto d’ora o poco più. Inoltre l’attacco non si focalizzò sul centro di Guernica, ma sulla periferia, e furono le fiamme a propagarsi fino al cuore della città. Senza considerare che le immagini televisive solitamente attribuite a quel bombardamento riproducono in realtà i raid su Madrid e Barcellona: quel giorno a Guernica non c’erano telecamere”.

E’ giusto indignarsi, ma attenti ai paragoni.

CommentiCommenti 12

Leonardo (non verificato) said:

Tanto per ribadire che, in guerra, la propaganda è un a parte essenziale della strategia. (I Comunisti spagnoli hanno perso la guerra, ma hanno certamente vinto la battaglia propagandistica).
In America, per esempio, è praticamente inconcepibile dire che i bombardamenti nucleari di civili sono stati atti criminali (o meglio, si può anche dire, ma nessuno ti prende troppo sul serio).

Anonimo (non verificato) said:

Nessuno a chiesto ai giapponesi di bombardare Pearl Harbor.

M. Andreacchio (non verificato) said:

Dal titolo dell'articolo mi sarei aspettato almeno un cenno alla distinzione tra civili uccisi da governi stranieri e civili uccisi dai loro compatrioti (il caso Siria). ___Per quanto riguarda Hiroshima e Nagasaki, un commentatore ne suggerisce la legittimita' (morale) basata sull'attacco aereo di Pearl Harbor. Il confronto mi sorprende dato che mentre il secondo attacco fu primariamente su innumerevoli civili, il primo attacco fu indirizzato ad una base militare (per altro, alcuni studi diligenti indicano che, attraverso decriptazioni ed intercettazioni, gli Inglesi di Churchill--e di conseguenza anche taluni ufficiali statunitensi--avessero saputo di P.H. sufficientemente in anticipo rispetto al bombardamento). Per non parlare del fatto che al tempo di H. e N. il Giappone aveva gia' inoltrato svariate richieste (ignorate all'estero) di concludere accordi di pace bilaterali (soprattutto mediati dall'Unione Sovietica). Ne' Russia ne' America ne vollero sapere. Forse con H. e N. il Giappone evito' di servire da campo di massacro alla Vietnam. In ogni caso, H. e N. furono attacchi che non posso capacitarmi a reputare realmente giusti o giustificati.

Leonardo (non verificato) said:

D'accordo, però Pearl Harbor è un base navale. La protezione dei civili, secondo la legge, è responsabilità del loro governo; ma bombardarli di proposito è un crimine; che le bombe siano convenzionali o nucleari non importa. (Infatti quattro mesi prima di Hiroshima ci fu il bombardamento convenzionale di Tokyo, nel quale morirono lo stesso numero di persone). Non importa neanche chi ha incominciato (e lo dico da americano).

M. Andreacchio (non verificato) said:

Il Signor Leonardo suggerisce che nel 1941 Pearl Harbor fosse un base *navale.* Va precisato pero' che l'attacco giapponese fu rivolto esclusivamente allo stanziamentp militare statunitense a P.H. Solo 57 (ed accidentali) furono le casualita' civili. Ragion per cui non trova alcun supporto qui il suggerimento che il governo statunitense dovesse difendere i propri civili da presunti invasori giapponesi (in realta' i Giapponesi avevano inteso il loro attacco come disperata 'toccata e fuga,' e non certo come inizio di un'invasione sistematica degli USA--come invece volle dare a credere anche ai Newyorkesi la propaganda governativa statunitense). ___Scrivo in quanto uomo spassionato, non in quanto italoamericano.

Silvia (non verificato) said:

Bombardamenti convenzionali e nucleari sono la stessa cosa? No; in seguito a quelli nucleari si muore ancora per anni a causa delle radiazioni. Cmq, per tornare alla Siria, l'articolo come al solito non chiarische se i bambini sono morti per colpa dei soldati governativi o dei cosiddetti ribelli.

carlo 60 (non verificato) said:

Al giorno d'oggi, lanciare un missile da una nave, potrebbe sembrare, per chi lo fa, quasi un videogioco; la tecnologia senza morale, disumanizza la vita ordinaria...figuriamoci cosa diventa la guerra! Non sono certo un pacifista che dice NO ALLA GUERRA in senso ideologico, quindi senza fare i conti con la realtà; o peggio, dice no alla guerra secondo chi la fa, oppure dice no alla guerra ma non riesce ad andare d'accordo con il suo vicino neppure su piccolissime cose. So che il male è nel mondo, ma saremmo tenuti, di fronte al male, a produrre un di più di bene. La guerra è davvero una tragedia immensa, che produce immenso dolore per più generazioni ed andrebbe evitata, oltre l'inevitabile. Purtroppo quando se ne parla o quando se ne prospetta l'eventualità, i più, non si immaginano davvero che cosa sia.
Io sono di Pisa: anche qui gli americani bombardarono la ferrovia e l'aeroporto e lasciarono mezza città rasa al suolo, 10.000 morti e non so quante migliaia di feriti. Mio padre era un ragazzo e, seppure apparentemente uscito indenne, non si riprese mai del tutto da quella vicenda, quasi che non riuscisse più a metterla in relazione con lo scorrere normale della vita.
Insomma, quando la guerra c'è, ha senso guardare chi bombarda meglio?

anna (non verificato) said:

al giorno d'oggi sono i media che decidono il, valore dei morti, scusatemi l'orribile espressione.
Non hanno diritto di foto i neonati sgozzati in Israele dai terroristi, quelli (anche fotomontati) di Gaza sì.
Non hanno diritto alla prima pagina i morti cristiani massacrati in Nigeria quasi ogni settimana, quelli in Darfur, ma solo quelli che il giornalismo autocensurato decide di far vedere.

Michele (non verificato) said:

Come si possono sostenere cose simili signor Marizza? Lei prima decide le conclusioni, poi piega la verità storica. Anche a costo di mitigare le responsabilità naziste. Trovo orribili e spregiudicate queste falsificazioni della storia di cui Lei è esponente.

Gianni Marchesi (non verificato) said:

Ma come si possono ospitare simili interventi sull'Occidentale? In questo articolo viene artatamente alterata la verità storica, che è ben conosciuta e documentata!