Panorama: "Silenzio assordante sulla vicenda"

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1982. Viene firmata a Montego Bay la Convenzione dell’ONU sul diritto del mare, cui aderiscono anche Italia e India. In base a questa convenzione, i reati che avvengono in acque internazionali devono essere perseguiti dalle magistrature dei paesi di appartenenza del personale coinvolto.

11 ottobre 2011. Un protocollo d’intesa segreto viene stipulato fra il ministero della difesa italiano e la Confitarma (Confederazione Italiana Armatori). In base all’accordo, Nuclei Militari di Protezione (NMP) possono essere imbarcati a bordo delle navi petroliere e portacontainer che solcano l’Oceano Indiano per tutelarle dagli attacchi dei pirati.

15 febbraio 2012. Trent’anni dopo Montego Bay, la nave petroliera italiana “Enrica Lexie” al comando di Enrico Vitelli sta navigando nell’Oceano Indiano con 34 persone a bordo, compresi i sei componenti di un NMP fornito dal Reggimento “San Marco”. Dopo avere lasciato l’India, si sta dirigendo verso il Mar Rosso e il Canale di Suez. Alle ore 18,28 italiane, a 22 miglia nautiche dalla costa indiana (e pertanto in acque internazionali), i fucilieri di Marina (che i media definiscono comunemente ed erroneamente “marò”) registrano un attacco da parte di un’imbarcazione di colore blu con a bordo cinque sospetti pirati. I militari mettono in atto le previste graduali azioni dissuasive (inclusi colpi di avvertimento con le armi da fuoco in dotazione alle distanze di 500, 300 e 100 metri), al termine delle quali il naviglio sospetto abbandona l’intenzione di abbordare la petroliera e si allontana dopo avere effettuato una manovra a “U”.

15 febbraio 2012. Alle ore 21,50 italiane un peschereccio indiano, il “St. Anthony” (di colore bianco) con undici persone a bordo, svolge normale attività di pesca in una località distante 10 chilometri da quella dell’incidente della petroliera italiana quando viene bersagliato da circa 60 colpi di arma da fuoco, 16 dei quali colpiscono il peschereccio; quattro di questi colpi causano la morte di due pescatori. Risulta presente nell’area una petroliera greca che si allontana verso il Mar Rosso; di questa nave nessuno parlerà più.

16 febbraio 2012, ore 15,00 italiane. Le autorità indiane chiedono via radio al comandante della “Enrica Lexie” se la nave era stata oggetto di un recente attacco pirata. Alla risposta affermativa, gli Indiani chiedono di invertire la rotta e di dirigersi verso il porto di Kochi (stato del Kerala), precisando che avevano arrestato alcuni sospetti pirati e che necessitavano di una collaborazione per identificarli.

16 febbraio 2012, fra le 15,00 e le 15,30. La nave italiana informa tutti gli aventi causa: l’armatore, il Comando operativo di vertice interforze (COI) della Difesa e l’Unità di crisi del MAE. La Marina militare italiana è del parere di non invertire la rotta e di non far scendere a terra i militari.

16 febbraio 2012, ore 15,30. Il COI riceve dal capo team del NMP la comunicazione che la compagnia armatrice ha deciso di accogliere la richiesta indiana, autorizzando la deviazione della rotta verso Kochi.

16 febbraio 2012, ore 17,48. La “Enrica Lexie” arriva alla fonda nelle acque territoriali indiane. All’arrivo della nave a Kochi sono ad attenderla in banchina il console italiano a Mumbai, Cutillo, e l’addetto per la difesa accreditato presso l’ambasciata italiana in India. L’ingresso della nave in acque indiane è il risultato di un sotterfugio (poi chiaramente ammesso) della polizia locale, in particolare del Centro di coordinamento per la sicurezza in mare di Bombay. Questo sotterfugio, in quanto falso ed ingannevole, è considerato reato penale dal Diritto Internazionale marittimo.

16 febbraio 2012, ore 18,00. Il capo team, maresciallo Latorre, riferisce di aver appreso dalla compagnia armatrice che era circolata la notizia della morte di due pescatori. Il peschereccio non presenta fori di proiettili a prua, dove giacevano i due corpi. La cabina del peschereccio risulta attraversata orizzontalmente da un proiettile ad altezza di tempia, mentre il ponte della Lexie è alto 40 metri. Non dovrebbe risultare difficile stabilire se i due malcapitati siano stati colpiti dai proiettili dei fucili mitragliatori SC 70/90 calibro 5,56 in dotazione ai nostri militari ovvero da qualche arma diversa, tipo Kalashnikov AK47. Ma i due pescatori vengono immediatamente cremati.

16 febbraio 2012. Trenta uomini armati indiani salgono sulla nave “Enrica Lexie” (che è territorio italiano) e obbligano i due sottufficiali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone a seguirli, sotto gli occhi del console generale Cutillo e dell’addetto per la difesa italiano. Da notare che i due militari agivano per conto dello stato italiano e quindi godevano dell’immunità e non potevano essere arrestati da alcuno. Su alcuni social network emerge l’inquietante sospetto che gli Indiani, per convincere la nave a cambiare rotta, abbiano ricattato la compagnia facendo balenare ritorsioni economiche. Nel corso del primo interrogatorio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone l’ambasciata italiana assicura loro la traduzione simultanea da parte di un prelato cristiano locale della chiesa siro-malabarese, emotivamente coinvolto nei fatti, senza invece assegnare un interprete giurato ed accreditato presso l’ambasciata italiana.

17 febbraio 2012. Il ministro degli esteri Giulio Terzi scrive al suo omologo Krishna esprimendo cordoglio per le due vittime (Selestian Valentine, 45 anni e Ajesh Pinki, 25 anni) e auspicando che le indagini vengano condotte dalle autorità italiane. Contemporaneamente, il presidente del consiglio Mario Monti telefona al suo omologo Singh auspicando che i due militari reclusi vengano custoditi in locali separati dagli altri detenuti.

19 febbraio 2012. Sale la tensione tra Italia e India, i due militari coinvolti nell’incidente vengono accusati di omicidio e alloggiati nella foresteria della polizia locale.

21 febbraio 2012. Terzi invia in India il sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura. La crisi non si sblocca: per Roma la giurisdizione sul caso è italiana, per New Delhi sono “le leggi territoriali” a prevalere.

25 febbraio 2012. La polizia indiana e una delegazione italiana di Carabinieri ed esperti perquisiscono la Enrica Lexie e sequestrano le armi a bordo in vista della perizia balistica.

28 febbraio 2012. Terzi, come previsto dalla sua agenda, giunge a New Delhi in visita ufficiale, facendo tappa a Kochi, dove incontra i due militari.

5 marzo 2012. Il tribunale di Kollam, che si occupa del caso, dispone il trasferimento dei fucilieri nel carcere di Trivandrum fino al 19 marzo. L’Italia protesta, De Mistura si oppone e ottiene che i due vengano rinchiusi in una struttura separata dalle celle comuni, con un regime più morbido.

13 marzo 2012. A Bruxelles l’Alta Rappresentante della politica estera dell’UE e vice presidente della Commissione Europea, la britannica Lady Catherine Ashton, al termine del colloquio con Mario Monti, definisce erroneamente “contractors” i due militari italiani prigionieri in India, come se fossero mercenari o guardie private. Inoltre se ne lava le mani dichiarando che “non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno stato straniero”.

17 marzo 2012. Il sottosegretario agli esteri De Mistura, dopo avere incontrato i due prigionieri, dichiara che dopo le elezioni nel Kerala “le cose saranno diverse” e che i due militari stanno bene, dato che “mangiano pastasciutta tutti i giorni”.

10 aprile 2012. Secondo il rapporto del Forensic Sciences Laboratory, l’ente indiano che ha effettuato la perizia balistica, le armi impiegate nel caso della “Enrica Lexie” sono fucili Beretta ARX160, armi non in dotazione ai fucilieri di Marina, che comunque restano in carcere.

12 aprile 2012. Viene raggiunto un accordo fra il ministero della difesa italiano e le famiglie dei due pescatori uccisi per il versamento di dieci milioni di rupie (145.000 euro) a ciascuna delle famiglie. L’atto viene criticato dal’opinione pubblica italiana come un’ammissione di colpa, ma secondo il governo italiano è solo un atto unilaterale di generosità. In seguito alla donazione, le famiglie si ritirano dal procedimento e dalla parte dell’accusa resta solo lo stato del Kerala. I nostri militari, tuttavia, rimangono in stato di detenzione.

18 maggio 2012. Discutibile dichiarazione alla stampa indiana del sottosegretario agli esteri De Mistura: “La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo; i nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo”.

25 ottobre 2012. Il Senato italiano approva definitivamente un accordo tra il governo italiano e quello indiano che permette ai detenuti di entrambi i paesi (attualmente 18 italiani in India e 108 indiani in Italia) di scontare la pena carceraria nel proprio paese. La stampa indiana non riporta alcuna traccia del fatto.

26 ottobre 2012. La casa automobilistica Ferrari decide di correre il Gran Premio di Greater Noida in India con la bandiera della Marina militare italiana dipinta sulle vetture in segno di solidarietà con i due militari detenuti in Kerala. Protesta il ministero degli esteri indiano: “Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo”.

20 dicembre 2012. L’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri di Marina di rientrare in Italia per le feste natalizie precisando che la licenza di due settimane non può superare la data del 10 gennaio e che le autorità italiane dovranno segnalare alla polizia di Kochi i movimenti dei due militari. Per questa licenza natalizia l’Italia paga una cauzione di 60 milioni di rupie, pari a oltre 826 mila euro. Il ministro Terzi esprime sollievo, il presidente Napolitano dichiara “Onoreremo l’impegno a farli rientrare in India”.

10 gennaio 2013. Latorre e Girone ritornano in India. E’ la seconda volta che l’Italia li consegna ad un paese che prevede la pena di morte.

18 gennaio 2013. La Corte suprema indiana emette il verdetto: l’incidente “non è avvenuto in acque territoriali indiane” e quindi lo stato del Kerala “non ha la giurisdizione” per processare i due soldati italiani, che tuttavia restano detenuti e verranno giudicati da un tribunale speciale che è ancora da istituire.

16 febbraio 2013. I due fucilieri del “San Marco”, ad un anno dal controverso episodio, grazie al “profilo basso” mantenuto dal governo italiano, rimangono sequestrati in India.

CommentiCommenti 4

luigi il kattivo (non verificato) said:

nel mese di giugno 2012 ho scommesso col mio amico ingegnere che diceva che per settembre /ottobre li avrebbero liberati,io sostenni che li avrebbero liberati solo quando si sarebbe chiarita la questione elicotteri.noi in italia siamo dei fessacchiotti
ci facciamo subito fregare,perchè pensiamo che gli altri siano buoni a prescindere,
saluti

Anonimo (non verificato) said:

Purtroppo lo scarso peso dell'Italia e la non difesa della dignita' nazionale sono comuni a tutti i governi,basta pensare alla vicenda Battisti ed alle offese ricevute da ministri brasiliani.Cosa aspettarsi da Monti che e' andato a elemosinare soldi arabi,cambiando il voto all'onu su Israele?Si puo' dire che e' un cialtrone?