Pennsylvania Avenue

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Questa volta a fare notizia è stato chi ha perso. Rudy Giuliani aveva puntato tutto sulla Florida. Una mossa azzardata (Pennsylvania Avenue lo aveva sottolineato più volte nelle scorse settimane), che si è rivelata disastrosa.

Autoesclusosi dalle competizioni nei primi Stati al voto, nonostante in alcune avesse buone chance, The Mayor ha investito tempo, energie e milioni di dollari nelle primarie del Sunshine State. Giuliani sperava di rilanciarsi da qui in vista del Supertuesday della prossima settimana, ma gli elettori hanno bocciato sonoramente questa strategia che ora in molti definiscono bizzarra. In quello che aveva ribattezzato The Rudy Country, Giuliani è arrivato solo terzo(con il 15 per cento dei voti). Il Sindaco d’America aveva affermato più volte nei giorni scorsi: “Chi vince in Florida, otterrà la nomination”. In questo, almeno, ha probabilmente ragione. A prevalere infatti è stato John McCain che adesso è, a tutti gli effetti, il frontrunner repubblicano. A suggellare questo status, McCain potrebbe clamorosamente ricevere, già in queste ore, l’endorsement di Rudy Giuliani, che starebbe meditando il ritiro dalla corsa alla Casa Bianca.

l senatore dell’Arizona ha prevalso su Mitt Romney con 5 punti di vantaggio (36 a 31 per cento dei consensi). Un successo che si spiega con il carisma personale di McCain (il più vicino a Reagan per qualità umane nell’immaginario repubblicano) e la sua “eleggibilità”. Per il 46 per cento dei Repubblicani della Florida, rileva un sondaggio della CNN, McCain è il candidato del Grand Old Party con maggiori possibilità di conquistare la Casa Bianca il 4 novembre. L’ex veterano del Vietnam va forte tra i Repubblicani delusi da Bush (45 per cento) e tra i conservatori moderati, ma consolida il suo appeal anche nei confronti dello zoccolo duro del partito dell’Elefante. Sembra, dunque, che McCain stia assurgendo al ruolo di uniter candidate, il candidato capace di unificare l’elettorato repubblicano finora profondamente frammentato. La sua ascesa preoccupa il campo Democratico. Il granitico senatore dell’Arizona - avverte Michael Duffy, del settimanale Time,intervistato dalla BBC – è il più temuto da Hillary Clinton e Barack Obama, perché il meno attaccabile. Non a caso, fin dall’inizio della campagna elettorale, i sondaggi hanno sempre dato McCain vincente in un’ipotetica sfida tanto contro la senatrice di New York quanto contro il senatore dell’Illinois.

Nel suo discorso della vittoria, McCain ha sottolineato che la battaglia è ancora lunga e difficile, ma vale la pena di combatterla. Poi, ha lodato l’impegno dei suoi avversari, Romney e Huckabee. Ma soprattutto ha speso parole di elogio ed affetto per Rudy Giuliani (my dear friend, lo ha definito tra gli applausi). Rudy, ha detto McCain, “è una fonte d’ispirazione per me come per milioni di americani”. Insomma, il preludio (sembra ormai certo, mentre scriviamo nel cuore della notte)all’ingresso del "Sindaco d%E2

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