Divagazioni ma neanche tanto

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Chiamarsi Leone, di nome o di cognome, non ha mai portato eccessiva fortuna in politica e gli esempi storici non mancano. Si potrebbe cominciare con Leone Ebreo, nato Jehuda Abramanel, filosofo, poeta e medico israelita nato in Portogallo nel 1460 e morto a Napoli nel 1530, una delle menti europee più brillanti a cavallo dei secoli XV e XVI. Le sue doti intellettuali, che egli mise al servizio di numerosi governanti del vecchio continente, gli avrebbero consentito ogni successo ma invece fu costretto a peregrinare per mezza Europa a causa delle persecuzioni antisemite. Dal Portogallo dovette rifugiarsi in Spagna e da lì a Napoli, poi a Genova, a Barletta e ancora a Napoli, quindi a Venezia, a Ferrara, a Pesaro e infine nuovamente a Napoli dove la morte lo colse. Ma più doloroso delle fughe, delle persecuzioni e dell’esilio, fu il prelevamento coatto del figlioletto, costretto ad essere battezzato ed affidato alle cure dei Domenicani.

Dei tredici Papi che assunsero il nome di Leone, è ben vero che alcuni diventarono santi, ma è altrettanto vero che la maggior parte di loro vennero sommersi da mille difficoltà, si ritrovarono a combattere contro i nemici più svariati (dai barbari agli eretici, dai saraceni ai normanni, dai francesi agli ugonotti), furono coinvolti in guerre di religione e in scontri politici con le tendenze rivoluzionarie (uno fece ghigliottinare un paio di Carbonari), subirono i peggiori alti e bassi (uno di essi dopo essere stato papa fu anche antipapa), vennero deposti, imprigionati, assassinati, avvelenati.

Ne sa qualcosa anche il comunista Leone Trotzkij, compagno di lotta di Lenin, organizzatore della rivoluzione d’ottobre in Russia, fondatore e capo dell’armata rossa, commissario del popolo agli affari esteri, alla guerra e agli affari della marina, dunque uno dei padri dello stato sovietico. Ebbene, questo grandissimo figlio di una ideologia bolscevica venne assassinato a picconate in testa il 21 agosto 1940 da un killer al soldo dei suoi stessi compagni, reo di avere leggermente deviato dal verbo ufficiale sovietico.

E ne sa qualcosa pure Giovanni Leone, presidente della repubblica italiana, che fu costretto a dimettersi dall’incarico a causa di polemiche di vario tipo. Il nostro venne criticato aspramente per cerchiobottismo già ai tempi del disastro del Vajont nel 1963. Infatti da una parte, in qualità di presidente del consiglio dei ministri, promise giustizia ai superstiti della tragedia ma dall’altra, quale capo del collegio di avvocati difensori dell’ENEL, riuscì ad escogitare cervellotici cavilli che di fatto negarono la giustizia alle vittime e ai loro eredi e fecero risparmiare svariati miliardi di lire alla ditta costruttrice della diga. Anche la sua elezione al Quirinale a fine 1971 non fu esente da polemiche per l’elevato numeri di scrutini necessari (ben 23), per il risicato quorum ottenuto (518 voti su 1.018 grandi elettori) e per avere accettato i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano.

Nel 1976, un lustro dopo la sua elezione, iniziarono a circolare indiscrezioni secondo cui sarebbe stato proprio Giovanni Leone il personaggio chiave attorno al quale si sviluppava il famoso scandalo Lockheed, quello degli illeciti nell’acquisto di velivoli Hercules C130 dagli Stati Uniti, utilizzando il nome in codice “Antilope Cobbler”, anche se le accuse contro Leone non furono mai del tutto provate. Ma le polemiche furono sufficienti per costringerlo alle dimissioni a metà 1978.

Ora, in questo settembre del 2013, una tempesta di ferro e di fuoco sta per scatenarsi sul raiss siriano Hafez el-Assad. Sembra che abbia fatto uccidere un migliaio di oppositori (in gran parte bambini) con i gas tossici. Che in precedenza ne abbia fatti fuori altri centomila utilizzando armi convenzionali come fucili e cannoni, poco importa. Il premio Nobel preventivo per la pace Barack Obama era stato chiaro: Assad poteva uccidere quanto gli pareva con armi da fuoco o da taglio, ma che non si azzardasse ad usare i gas, altrimenti sarebbe stata la guerra. Assad era stato avvertito, dunque, ma evidentemente ha scelto di firmare la propria condanna usando armi proibite. Dimenticavo: Assad in arabo significa Leone.
 

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