La "finis europae" faccia blocco

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Secondo il premier Enrico Letta l'Italia dovrà arrivare alla guida del semestre europeo grazie a un "importante impulso della società". Al contrario, "sarà davvero molto facile avere il Parlamento europeo più euroscettico della storia, sarebbe un disastro per il futuro della costituzione Ue". Letta parla al British Council, durante un convegno a Pontignano, spiegando: "Non dobbiamo sempre puntare il dito contro l'Europa ma assumerci le nostre responsabilità. Dobbiamo dire che tutti insieme stiamo cercando di cambiare l'Europa perché sia migliore". E ancora: "dobbiamo affrancare l'Europa dalle parole incomprensiibli per i nostri cittadini". Infine una carezza agli euroscettici: "l'Europa non deve appartenere agli eurocrati ma ai cittadini e il nostro compito è quello di tradurre in lingua comune quanto facciamo a livello europeo. Questo compito non è marginale, è il cuore del problema". Si prenda l'ecatombe di Lampedusa. Letta dice che l'Italia non deve puntare sempre il dito contro l'Europa. Non sbaglia, perché ormai da qualche anno siamo in uno scenario di forte "regionalizzazione" dell'impianto originario europeo, con blocchi di paesi che si muovono al seguito degli Stati-Guida, Germania in primis. Questo vuol dire che più che chiedere aiuto all'Europa, più che sperare in una condivisione di responsabilità con altri "blocchi" europei (la Germania farà orecchio da mercante visto che dopo la Guerra Fredda subì massicce ondate migratorie senza che altri paesi condividessero il problema), i Paesi della sponda sud dell'Europa, Italia appunto, ma anche Spagna, Grecia, Cipro, ed è un discorso che dovrebbe anche valere per la Francia, dovranno essere loro a trovare politiche di integrazione e di sicurezza comune, per affrontare, ad esempio, la grande questione delle migrazioni dal sud del mondo e il problema, strategico, di cos'è venuto dopo le primavere arabe.

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