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La tenacia con cui Silvio Berlusconi resiste alle richieste di Casini e alle fortissime pressioni che l’accompagnano è certamente ben spesa. Tutte le ragioni che il leader dell’Udc mette in gioco per dimostrare la necessità di un apparentamento con la lista del Pdl sono esattamente quelle che portano Berlusconi e Fini a resistere.

I richiami alle radici, ai valori, all’identità sono buoni per i pastoni dei tiggì. Il simbolo dell’Udc ha sei anni di vita ed è il frutto del connubio tra il Ccd di Casini, il Cdu di Rocco Buttiglione e Democrazia Europea di Sergio D’Antoni. Qualcuno se ne ricorda? E quanti sono in Italia quelli che saprebbero svolgere gli acronimi di quei partiti senza fatica?

La questione non è di simboli ma di seggi. Casini ha bisogno si collegarsi alla lista unica per garantirsi i numeri sufficienti ad esercitare un potere di veto e di condizionamento nella prossima legislatura. Non gli sono sufficienti a questo scopo i posti in lista che gli offre Berlusconi e neppure quelli che sarebbe in grado di conquistare correndo da solo.

Casini è legittimamente impegnato in una battaglia politica di sopravvivenza: non ci sono valori o principi in gioco, ne si può dire che l’Udc  esprima un blocco sociale in cerca di rappresentanza o di tutela. Tutto il suo peso e il suo senso si compie in quel potere mediano di interdizione che viene pomposamente chiamato “centro”. E’ solo grazie a quel potere, ad esempio, che Casini ha potuto ottenere, nella scorsa legislatura, quella legge elettorale proporzionale che ora, con lampante eterogenesi dei fini, rischia di mettere fine alla breve storia del suo partito.

Altrettanto legittimamente Berlusconi si oppone a questo tentativo e le ragioni sono molte e fondate.

La lista unica non nasce in una notte, come dice il segretario Udc, Cesa, ma è il risultato di quella “rivoluzione del predellino” che Berlusconi ha lanciato a metà novembre. L’annuncio della nascita di un nuovo partito, allora, non fu solo un espediente per rompere l’attesa di una “spallata” che tardava ad arrivare. Coincideva invece alla doppia esigenza di rispondere all’innovazione obbligata che a sinistra aveva portato alla nascita del Pd e a prefigurare, in caso di ritorno al governo, un rapporto diverso e più limpido con gli alleati di sempre.

L’elemento di novità che si è prodotto con la nascita del Pdl e la decisione di An di aderirvi rinunciando al proprio simbolo sarebbe infranto se si consentisse a Casini di agganciare il suo partito al carro della lista unica. Sarebbe un precedente che renderebbe più difficile dire no alla Destra di  Storace, a De Gregorio, a Ferrara e a chissà quante altre liste e listine, e inoltre metterebbe in grandi difficoltà Fini nel difendere le ragioni della sua rinuncia.

 Veltroni ha dovuto cedere al  partito di Di Pietro per paura di perdere i voti del “grillismo”,  appannando così uno dei pochi punti di forza della sua campagna elettorale. Uno svantaggio che sarebbe subito controbilanciato dal cedimento a Casini.

Ma le ragioni di Berlusconi non sono solo di opportunità o di calcolo elettorale, sono soprattutto di carattere politico e sistemico.

Se nell’ambito del centro-destra si consente la sopravvivenza di un partito di centro è evidente che quello che resta somiglierà sempre di più a un partito di destra. Questa rappresentazione sarebbe infondata per quello che riguarda Forza Italia perché tradirebbe le sue origini di grande partito moderato, naturalmente al centro del sistema politico; sarebbe sbagliata nella prospettiva del Pdl di portare anche An nell’ambito europeo del Ppe; e,  lasciando libertà d’azione alle ambizioni  di un terzo polo, sarebbe la pietra tombale di ogni ipotesi di riassetto bipartitico del panorama politico.

Allo stesso modo, se nell’ambito del centro-destra si consente la sopravvivenza di un partito che si definisce cattolico, si ammette implicitamente che quello è lo spazio naturale ed esclusivo dei cattolici moderati. Sarebbe di nuovo contro  la natura di Forza Italia e del suo originario tentativo di far convivere laici e cattolici in un’unica casa, dove gli stessi principi etici potessero essere interpretati e difesi senza riferimento a professioni di fede. E’ la stessa obiezione che plausibilmente ha portato Berlusconi a dire no alla lista “Aborto, no grazie” di Ferrara. Sarebbe stato come ammettere che solo in quella lista si potessero ritrovare coloro che hanno consapevolezza della tragicità della scelta di abortire e del valore della vita umana che viene sacrificata.

Quando si ritiene di avere dei “valori” da difendere, recintare il territorio e innalzare i vessilli è il modo migliore per trasformarli in rendite. Ferrara lo sa benissimo, per questo la sua operazione si spiega solo con qualcosa di umanamente incoercibile, degno di ogni rispetto, ma di impervia traduzione politica.

Infine c’è un elemento di prospettiva sistemica che forse andava citato al primo posto. Se l’avvio di dialogo tra Berlusconi e Veltroni è stato serio come è sembrato – e le tracce si ritrovano anche in questo inizio di campagna elettorale – questo va tenuto vivo e salvaguardato anche nella prossima legislatura. Il traguardo è quello di rifondare il sistema politico sull’alternanza tra due partiti a vocazione maggioritaria che assieme raggiungano e superino il 60 per cento dei voti. E che in casi straordinari  possano anche ricorrere a temporanee alleanze in virtù della reciproca legittimazione. Una riforma in questo senso salverebbe, tra l’altro, il prossimo governo dall’idolatria referendaria e dai suoi molti sacerdoti.

Gli avversari di una simile evoluzione, sia da un parte che dall’altra, sono molti e potenti. Casini è tra questi,come ha tenacemente dimostrato durante i balletti delle varie “bozze Bianco”. Mettere lui e il suo partito nelle condizioni strategiche di contrastare ancora un esito di stabilità e di semplificazione del sistema che dopo decenni potrebbe essere a portata di mano, è forse la peggiore tra le possibili conseguenze di questo lungo braccio di ferro.

Casini non si è ancora arreso e spera fino all'ultimo in un ripensamento del Cavaliere. Se questo non ci sarà vuole che siano chiare a tutti le colpe della rottura. Fa bene, perchè quelle colpe a molti sembreranno meriti.

CommentiCommenti 11

giovanni (non verificato) said:

In un sistema bipolare, o addirittura bipatitico", il centro è il "floating vote", l'elettorato fluttuante che una volta vota la destra, un'altra la sinistra.
Non esiste un centro che tiene il piede in due scarpe, insomma.

GIOVANNI V. (non verificato) said:

Ma perchè gli scampoli di destra (quelli di sinistra non esistono più)della ex-BALENA-BIANCA si ostinano pervicacemente ad inseguire il sogno della sua resurrezione??? E' tragico assistere ad un inseguimento così illusorio che ricorda coloro che tra le dune, senza orientamento, si perdono dietro alla chimera di un'oasi.L'Elettorato Italiano vuole governabilità attraverso due fronti politici fortemente opposti ma compatti,univoci e che badino solo a ciò che è meglio per il Paese.Chi si oppone a questo sentire della Nazione scomparirà.Gli Italiani vogliono benessere,lavoro,giusta giustizia e senza sconti,fisco equo e non oppressivo,opportunità lavorative a tutte le età,buona economia proiettata nel futuro, SCUOLE,SCUOLE valide e validanti, che individuano i "cervelli", uno Stato presente ed efficiente nei suoi compiti,una Sanità non in mano a contabili incapaci di organizzare e capacissimi però di risparmiare sul personale indifeso,Sindacati onesti e senza privilegi di casta ben nascosti all'opinione pubblica,capaci di movimentare masse a loro uso e consumo e spesso pretestuosamente.

Attila (non verificato) said:

Gentile direttore,

forse il commento che segue non si potrà considerare un modello di stile, ma questo momento mi fa pensare che sarebbe una delusione per molti elettori, se, dopo un tale casino, fossero proprio i partiti minori ad avere un potere di condizionamento come quello degli ultimi 10 anni.
Se il cavaliere non molla, la semplificazione dei due schieramenti credo che sarà inevitabile.
Credo che il valzer non sia ancora finito e spero che Berlusconi resista alle sirene, così entrerebbe nella storia della politica italiana dalla porta principale.

geronimo (non verificato) said:

Caro Francesco
Io non ti conosco ma ti volevo ringraziare come si fa con un amico di vecchia data perché hai dato dignità ed onore ad una destra che aveva smarrito la sua identità ed ogni traccia di orgoglio.
Per anni ci siamo dovuti quasi vergognare delle nostre radici, abbassare i toni, dire la metà di ciò che avremmo voluto, considerarci i fratelli poveri ed incolti di coloro che frequentano i salotti buoni e ci siamo trovati costretti ad abbracciare il moderatismo di alcuni perché così si fa.
Il tuo merito, e per questo ti ringrazio, è quello di aver svegliato la destra dal torpore e dall’autocondanna che si era inflitta e dall’autoghettizzazione delle proprie idee.
Devo dire che sono paradossalmente contento del mancato accordo con il PDL perché finalmente siamo più liberi di dire ciò che pensiamo con l’orgoglio della lealtà ai valori di sempre e con l’immoderazione che ci contraddistingue.
Non siamo degli estremisti ma finalmente smettiamo di partecipare al circo dei neodemocristiani che approcciano i problemi della gente in maniera moderata e non radicale , il che equivale a dire in maniera inefficace.
Penso di interpretare il pensiero di molti di noi se invio un immenso vaffanculo alle due facce della stessa medaglia: il PD ed il PDL.
Perdonami per la volgarità ma sappi che essa non è fine a se stessa ma è il frutto del rancore verso una politica che si contrappone sul nulla , parla del nulla, ha identiche inconsistenti soluzioni e sembra guidata da uno stesso burattinaio o grande occhio amico dei banchieri ed affamatore della povera gente.
Chiaramente sono pronto agli anatemi ed alle accuse di neofascismo che puntualmente piombano sul capo di chi non si adegua alle regole imposte dalla massoneria e dai potentati economici di cui i sedicenti politici sono dei meri esecutori .
Vorrà dire che ci assumeremo il rischio di eventuali ritorsioni da parte di chi ha letteralmente prostrato gli Italiani rendendoli imbelli ed assuefatti ai guasti cui la finta politica ha assoggettato la nostra mortificata Patria.
Se io assisto alla gente della mia generazione letteralmente annichilita e preoccupata dal futuro, non posso rimanere in silenzio.
Se io vedo i giovani ricattati dall’arma del precariato selvaggio ed oltretutto affamati da un capitale senza scrupoli, non posso tacere.
Se mi accorgo che siamo la prima generazione che sta peggio dei nostri padri vuol dire che qualcosa non funziona.
Se io vedo i genitori che si vergognano perché il carovita li ha resi incapaci di avere risorse per aiutare i figli mi devo ribellare.
Se gli anziani dopo una vita di lavoro sono condannati alla povertà ed all’indigenza, devo reagire.
Se nella mia Patria non si può parlare di signoraggio monetario mentre non ci sono risorse per assicurare un servizio sanitario e sociale degno di questo nome, capisco che è arrivata l’ora di rovesciare il tavolo.
Se la classe dirigente fa politica in modo macabro ed ipocrita sul problema casa mentre la nostra Gente affoga nei debiti, non posso non chiedermi perché il pallino rimane in mano agli immobiliaristi ed agli speculatori mentre lo Stato non entra nel mercato immobiliare calmierando i prezzi verso il basso.
Se la sicurezza diventa uno slogan buono da tirare fuori solo quando muore la Signora Reggiani a Tor di Quinto io mi indigno.
So benissimo che sono problemi che ti stanno a cuore e mi rendo conto che se tu non fossi stato un galantuomo saresti potuto rimanere dov’eri a fare il politico a vita.
Ti ringrazio perché mi hai dato la speranza che la politica possa cambiare e che quei valori che, da mio nonno in poi , la mia famiglia ha difeso subendo discriminazioni, sono ancora veri ed attuali.
Grazie per avermi dato l’entusiasmo per difendere posizioni scomode .
Geronimo

ezechiele (non verificato) said:

paradossalmente, se casini avesse ancora fatto parte della coalizione demodé - con una formazione a quattro - veltroni avrebbe corso da solo. ma da solo da solo. I dissidi tra il cav. e casini portano casini al cav., nel senso che tali dissidi fanno rientrare in gioco veltroni anche come possibilità elettorale. Se, prima della "semplificazione" a destra, era possibile e inevitabile da parte di veltroni fare ciò che diliberto chiamò un "suicidio" e consegnare il governo al centrodestra, adesso la partita è tutta da giocare. e allora, la scelta pulita di correre da solo, per veltroni, prima serviva a disinfettare il pd, dandogli una collocazione politica tutta nuova, e quindi una credibilità in più, adesso è tutto diverso. vedendo i numeri del centrodestra, che ha optato per una mossa speculare, ora il pd sta guardando ai numeri, ed ecco la mossa di aggregare di pietro. L'errore di berlusconi più grande è anche il più grande merito, certo. aver fatto rientrare veltroni in ballo è lo scotto che ha dovuto pagare per avere le mani libere dai vetisti più accalliti. ma non vi è dubbio che se veltroni dovesse recuperare molto (ed è quello che più temo, giacché lo credo possibile)non so quanto sarà stato conveniente il tutto.

Vito Schepisi (non verificato) said:

Caro Direttore,
c'è una parte della politica che parla. Poi ci sono gli elettori! La parte che parla azzarda congetture, elabora strategie, ricerca fantasiose conclusioni. Gli elettori, invece, aspettano di vederci chiaro e di valutare il coraggio, l'originalità e la credibilità dei candidati. Non si può dire che in questa tornata siano mancati gli spunti di riflessione. Nel 2006 c'era Prodi, con le sue aggregazioni, dai movimenti leghisti autonomi alle espressioni della sinistra violenta, come un barbaro all'assalto della civitas e del suo simbolo demonizzato: Berlusconi. I sondaggisti e la politica che parla avevano sommato le voci disparate di un vero "caravanserraglio" (per dirla con Veltroni) e quindi conteggiato una differenza del 10% tra i due schieramenti. Ma il 9 ed il 10 aprile nelle urne questa differenza non è emersa e (se non fosse stato per la solita organizzazione dei DS, in particolare nei seggi...ma forse anche altrove...) c'è chi sostiene che Berlusconi avrebbe vinto le elezioni. Anche ora la politica parlata ed i sondaggisti fanno i loro conti ma, si sappia, alla fine vincerà, come dice Gerry Scotti, chi avrà avuto coraggio. La fermezza di Berlusconi con l'Udc è un atto di coraggio, come lo era quello di Veltroni nel voler correre da solo rinunciando all'apporto della sinistra alternativa che l'avrebbe reso poco credibile dopo l'esperienza di Prodi. Ora questo coraggio viene meno...Veltroni cavalca l'antipolitica di Di Pietro, per cercare di vincere le elezioni. Distrae l’attenzione e costruisce una motivazione che non esiste per la scelta di questa aggregazione, rinunciando persino all’aggregazione con il partito espressione del socialismo democratico europeo. Sarebbe davvero una bella impresa far comprendere e rendere verosimile ogni spiegazione. Rinuncia all’apporto di una componente tradizionale della sinistra riformista per imbarcare un altro incolto e poco tradizionale “caravanserraglio” del giustizialismo forcaiolo.
Questo è il punto debole di Veltroni. Rispondere a questa defaillance della sinistra con l’aggregazione dell’Udc equivarrebbe ad annullare la credibilità della vera omogeneità del movimento liberale e moderato del Paese. Gli elettori richiedono semplificazioni e compattezza ed a questo punto una marcia indietro risulterebbe davvero pericolosa. E’ un errore che non si può correre per evitare che i 10 punti di differenza, questa volta a favore di Berlusconi, rivenienti dai sondaggi e dalla politica che parla poi nell’urna non ci siano più.

marcello50 (non verificato) said:

In questa fase politica,l'elemento qualificante che lascia intravvedere dei veri spiragli di risalita dello sviluppo della nostra Società,è costituito dalla scelta fatta dai leaders dei due principali schieramenti che,finalmente guidati dalla ragione,hanno deciso di formare due blocchi omogenei con cui confrontarsi agli occhi degli italiani con dei programmi sintetici e chiari e con delle proposte attuabili che sono caratterizzate dalla piena fattibilità una volta insediati,l'uno o l'altro,nel governo nazionale.E' dunque finita la ricreazione per quelle "nanoaggragazioni" che si comportano come i parassiti che si insediano fra le pieghe della pelle per succhiare dal malcapitato ospite soltanto il proprio tornaconto,incassando paradossalmente anche il vantaggio di non dover mai esporre agli elettori le proprie responsabilità sugli inevitabili esiti negativi che tale impostazione ha per lunghi anni riverberato sugli italiani.Le storielle sulla tradizione e sulla storia del partito che Casini va dichiarando (senza arrossire) nei telegiornali e nelle interviste,sono favolette per gonzi. La realtà è che finalmente Berlusconi e Veltroni hanno,con la loro giustissima scelta, rimesso nelle mani degli italiani il potere di scegliere chi li governerà per 5 anni sviluppando,senza discontinuità o barzellette varie,il programma proposto prima delle elezioni. Questa è una grande vittoria della democrazia e spero vivamente che il Presidente Berlusconi, anche se da parte di Veltroniu c'è stata la sbavatura (comprensibile) sull'apparentamento con Di Pietro,sappia resistere e rispettare questa logica perchè, rinunciando alle proposte (pericolose e infide) di Casini,sarà riconosciuto veramente come un grande uomo politico e quindi ricordato nella storia della Repubblica Italiana. Si rassegni dunque il furbetto Casini perchè gli italiani si aspettano soltanto programmi chiari da rispettare e da attuare senza indugi e inutili personalismi. Basta con i siparietti e i giochini della bassa politica. Tenga duro Presidente Berlusconi e gli italiani questo se lo ricorderanno per sempre!

Elio De Mitri (non verificato) said:

Lasciamo fuori i Bacci (ni), i Tabacci e Venere.Basta con i Casini! Gli avversari è meglio che stiano dall'altra parte, visibili e non travestiti da noi. E non perchè sono ex democristiani ma perchè il loro modo di vedere è chiuso nell'interesse personale e nella cecità dell'egoismo.

Monitor (non verificato) said:

Tutto fila nel ragionamento svolto ad eccezione della necessità di salvaguardare i rapporti con Veltroni. Veltroni ha già rinnegato il "patto" alleandosi con Di Pietro, mandando sicuramente in fumo uno dei punti cardini del PDL: la riforma della Giustizia. Casini gioca le sue carte, ma rischia di perdere e quello che è peggio che farà perdere anche la vecchia coalizione. La vittoria tanta sicura, ad essere ottimisti, è stata trasformata in un pareggio. Inoltre per essere giusti bisogna dire che la diaspora che provocherà Ferrara e Storace, pur minuscola, potrà risultare decisiva.