Credito e crescita

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banche popolari

Negli ultimi mesi i segnali di una ripresa dell’attività produttiva per le imprese del Paese si sono rafforzati. È aumentato, ad esempio, il credito all’edilizia attraverso lo strumento del fondo di garanzia alle piccole e medie imprese, per un importo complessivo di circa un miliardo di euro di nuovi prestiti, si sono intensificati gli indizi di consolidamento della produzione tesa a soddisfare la domanda estera, con un aumento conseguente delle esportazioni che a maggio ha fatto registrare un +5,7% per i mercati extra UE e, infine, è cresciuto il flusso degli investimenti diretti esteri che, come riportato nell’ultimo rapporto World Investment pubblicato dall’Unctad - la Conferenza delle Nazioni Unite per lo sviluppo ed il commercio – è stato pari nel 2013 a circa 17 miliardi di dollari.

Informazioni, queste, che indicano un miglioramento del quadro economico generale italiano o, in altri termini, che la fase più acuta della crisi sembra essere alle nostre spalle. Tuttavia, anche se le aspettative sembrano essere più favorevoli rispetto a quanto percepibile fino a pochi mesi fa, diversi problemi restano ancora aperti. La performance economica, infatti, continua ad essere debole e per l’anno in corso è prevedibile che la crescita del PIL sia estremamente contenuta; inoltre, il problema della disoccupazione, arrivata nel mese di maggio al 12,6% in termini percentuali, resta una fonte di forte preoccupazione, minacciando in misura profonda e diffusa la coesione sociale e mettendo in condizioni di profonda difficoltà un numero sempre più elevato di famiglie.

Una minaccia, questa, di cui sono consapevoli tutti coloro che operano per contribuire al sostegno delle comunità di riferimento come enti locali, associazioni no-profit e Banche Popolari cooperative.
Proprio quest’ultime hanno dimostrato dall’inizio della crisi come la natura cooperativa e la governance democratica abbiano permesso loro di essere una risorsa preziosa per le singole realtà economiche territoriali, garantendo così a tante imprese, soprattutto PMI, e a molte famiglie di continuare ad essere parte attiva del tessuto sociale.

Questa attenzione per il territorio da parte delle Banche Popolari è normale ed è insita nella natura stessa di questi enti creditizi perché sono parte integrante ed espressione del territorio stesso. La compagine sociale, infatti, è per gran parte composta da persone dell’area in cui la banca opera e svolge la propria funzione, persone che partecipano attivamente alla vita della banca e alle decisioni che vengono prese, prova ne è l’alto grado di partecipazione alla sessione delle assemblee annuali che la primavera scorsa ha visto la presenza di oltre 110mila soci.

Per questi motivi le Banche Popolari, oltre ad essere operative attraverso lo strumento del fondo di garanzia per le PMI, hanno continuato ad erogare credito alle piccole e medie imprese assicurando un flusso di nuovi finanziamenti pari a circa 40 miliardi di euro all’anno, una cifra analoga a quanto stanziato negli anni precedenti la crisi. Ed è sempre per la loro specificità che le Banche Popolari hanno potuto evidenziare nei passaggi più acuti della recessione una resilienza decisamente migliore di quanto manifestato da altre realtà finanziarie, una qualità che ha permesso loro di continuare a svolgere la propria azione di supporto e sostegno delle economie locali.

I risultati di tutto ciò sono stati positivi anche chiaramente per i territori ed i dati tendono a confermare tale scenario. Se, infatti, si esamina a livello provinciale l’andamento del valore aggiunto negli ultimi anni e si confronta tale informazione con la presenza delle Banche Popolari si scopre che dove risultano essere più diffuse e radicate, l’andamento dell’economia è stato migliore. In dettaglio, nelle province dove la presenza delle Popolari è superiore al 20% la crescita del valore aggiunto dal 2008 è stata pari in media al 5,9%, mentre altrove l’incremento è stato solo dello 0,9%.

Dopo avere aiutato le aziende a resistere alla peggiore crisi economica del dopoguerra, le Banche Popolari sono in prima linea nel sostegno della ripresa dell’attività produttiva e per favorire la formazione e la diffusione di quelle aspettative positive, in grado di fornire nei prossimi mesi un ulteriore impulso ai fragili segnali di miglioramento evidenziati negli ultimi mesi. Poter svolgere ancora questa funzione efficacemente, in un contesto in rapida evoluzione, è la sfida che si trova ad affrontare il Credito popolare e che, proprio per effetto del suo radicamento territoriale e della sua ampia base sociale, è convinzione sempre più diffusa sarà in grado di superare proteggendo il tessuto produttivo e tutta l’economia reale.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari
 

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