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Cosa accadrà dopo le dimissioni di Fidel Castro? La transizione alla democrazia, probabilmente, è “inevitabile”, come sostiene il candidato repubblicano statunitense John McCain. Ipotesi plausibile, visto che Raul Castro, il fratello di Fidel, è molto anziano e nel partito al potere non è emersa alcuna personalità in grado di reggere una successione. Castro aveva concentrato tutta la legittimità del suo regime sulla sua figura, è difficile pensare a un partito al potere senza il “Lider Maximo”.

Chi non crede nel ritorno alla democrazia a Cuba può benissimo indicare alcuni fattori negativi: non c’è alcun movimento di resistenza e dissidenza compatto e organizzato che possa prendere il potere. Gli esuli stessi sono politicamente divisi. La frustrazione della popolazione è crescente, ma tutte le forze armate e di sicurezza sono saldamente nelle mani del regime. Insomma, non si possono fare previsioni sul futuro di Cuba post-castrista. In compenso si può fare benissimo un bilancio di 49 anni di potere assoluto di Fidel Castro.

Il “Lider Maximo”, prima di tutto è responsabile dell’instaurazione della dittatura comunista. Emerse come il leader della rivoluzione democratica contro il dittatore populista (di sinistra) Fulgencio Batista. La rivoluzione del 1959 venne vissuta dalla maggioranza dei suoi promotori come una lotta per il ritorno alla democrazia. “Quando ero studente di legge all’Università dell’Avana iniziai da subito a manifestare il mio dissenso contro la dittatura di Batista. Noi tutti eravamo contro la dittatura, non avremmo mai pensato di aiutare l’instaurazione di un nuovo regime dittatoriale” – ci spiega Angel Cuadra, poeta della rivoluzione e poi dissidente anti-castrista, internato per quindici anni nel gulag cubano – “Volevamo ripristinare la Costituzione del 1940 che era stata sospesa da Batista e ritornare a votare. Quando Castro prese il potere, instaurò da subito un nuovo assolutismo. Noi dissidenti, che lo avevamo sostenuto, iniziammo a considerarlo come un traditore”. Castro non fu affatto costretto dalle circostanze (e dagli Americani) a sopprimere la democrazia e ad erigere uno Stato totalitario.

A dire il vero, Castro non era, tra i membri della nuova classe dirigente, il più totalitario. Il più ortodosso filo-sovietico era proprio il mitizzato Che Guevara. Anche prima della vittoria, Guevara scriveva “Appartengo a coloro che credono che la soluzione dei problemi di questo mondo si trovi dietro la cortina di ferro”: idee chiare su come seguire il modello totalitario di Stalin. Nei mesi successivi alla vittoria del gennaio 1959, contribuì attivamente alla fucilazione di 600 persone tra i membri dell’opposizione. Nominato ministro dell’industria (seppur privo delle basilari nozioni di economia) ricalcò per Cuba il modello sovietico, con la centralizzazione nelle mani dello Stato di tutti i mezzi di produzione, iniziò una vasta opera di irreggimentazione della gioventù e creò a Guanaha il primo campo di concentramento per prigionieri politici.  Nel frattempo si costituivano da subito dei tribunali speciali in cui non esisteva diritto alla difesa. In giugno Castro sospese le elezioni e alle opposizioni, arrogantemente, rispose: “Elezioni? A che servono?”. Subito dopo sospese la costituzione del 1940 (che garantiva i diritti fondamentali) e governò in modo assolutistico.

I comunisti non erano affatto egemonici nel fronte rivoluzionario. Contro Batista era attivissima la Chiesa locale guidata dall’arcivescovo Serantes. Questi aveva condannato la non democraticità di Batista, gli atti di violenza delle milizie di destra “Tigri” e aveva perfino permesso la partenza di molti sacerdoti per la Sierra, dove si organizzava la guerriglia anti-batistiana. Dopo la vittoria di Castro la Chiesa si è opposta alla dura repressione delle formazioni non comuniste e il dittatore ha invitato tutti i sacerdoti ad andarsene.

Il capo dei sindacati dello zucchero, David Salvador, aveva guidato i maggiori scioperi contro Batista, ma, democratico convinto, non aveva accettato che nel ‘59 i vertici del sindacato venissero nominati dal regime saltando le elezioni: è stato arrestato e subito dopo il suo sindacato, fuso per ordine di Castro con tutti gli altri, si troverà costretto a sopprimere il diritto di sciopero. “Il sindacato non è un organo rivendicativo” (Castro).

Uno dei leader dell’opposizione, Humberto Sorì Marin, era un liberale radicale e, nominato ministro dell’agricoltura, progettò la redistribuzione dei latifondi ai piccoli proprietari: Castro non approvò il suo piano e fece occupare le terre dall’esercito, sopprimendo con la forza ogni tentativo di resistenza contadina alla nazionalizzazione totale delle campagne. Matos, conquistatore di Santiago ed eroe della guerriglia sulla Sierra, si oppose alla nazionalizzazione forzata delle campagne: fu arrestato e giudicato con un processo senza difesa in cui il verdetto finale fu condizionato personalmente da Castro.

Dopo la nazionalizzazione delle campagne, gran parte dei gruppi di guerriglia urbana anti-batistiani si rifugiarono nuovamente sulla Sierra per combattere il nuovo dittatore. Il mitologico Che e Raul Castro scatenarono contro di loro una repressione così feroce da battere, in numero di vittime e di atrocità, decenni di regime di Batista: le famiglie dei contadini ribelli furono deportate in massa dall’altra parte dell’isola (lo stesso Guevara organizzerà a Guanaha i primi campi di “rieducazione” organizzati sul modello dei gulag sovietici). Uno dei leader della rivolta anti-castrista, Carrera, che era anche uno dei protagonisti della rivoluzione del ’59, fu ucciso personalmente da Guevara, suo rivale personale. A Santa Clara furono fucilati senza processo 381 “banditi” in un solo giorno. Nella prigione di Lloma de Coches le vittime furono più di 1000 in pochi giorni. Il capo dell’opposizione studentesca a Batista, Luis Boitel, poi unitosi alla rivolta anti-castrista, fu rinchiuso nel carcere duro a Boniato: morì in seguito a 53 giorni di sciopero della fame dichiarando “faccio lo sciopero per ottenere i diritti riservati ai prigionieri politici; quegli stessi diritti che voi chiedete per gli altri Paesi dell’America Latina e negate al vostro”.

Nella metà degli anni ‘60 i comunisti egemonizzavano in modo assoluto il fronte rivoluzionario: gli altri partiti erano stati smantellati. Già dal primo anno era stata costituita un’efficiente polizia segreta, la DSE, guidata da Ramiro Valdes. Era (anzi è, perché esiste tuttora) divisa in tante sezioni quante sono quelle della società cubana: le prime due controllano personalmente ogni membro dell’amministrazione pubblica, la III controlla il mondo dell’arte e dello sport (gli scrittori rivoluzionari Padilla e Arenas sono le vittime più illustri), la IV controlla tutti i settori dell’economia, la V i trasporti e le comunicazioni non telefoniche (ogni lettera spedita è passibile di controllo), la VI (la più numerosa, con più di 1000 agenti) si occupa delle intercettazioni delle telefonate di ogni cittadino cubano, la VII  controlla ogni membro del corpo diplomatico e l’VIII assicura di guidare bene i turisti: i nostri intellettuali di sinistra che vanno in vacanza a Cuba devono veramente vedere che questa sia un paradiso.

Non basta: un altro organismo, il DEM, organizza migliaia di informatori e delatori sparsi segretamente tra la popolazione civile, l’esercito e la stessa polizia segreta. La Dirrecion 5 del DEM, è specializzata nell’eliminazione fisica degli avversari politici indicati da Castro in persona. Nei campi di “rieducazione” (il primo dei quali, lo voglio ricordare, è stato organizzato personalmente da Che Guevara) gli UMAP, sono stati sistematicamente rinchiusi cattolici, protestanti, testimoni di Geova, omosessuali e tutti i “potenzialmente pericolosi per la società”. Questo sorvolando sul trattamento carcerario: celle di 30 metri quadrati per 42 prigionieri, sfruttamento delle fobie dei detenuti, scarpe zavorrate col piombo, uso del pentothal e altre droghe per tenere svegli i prigionieri, uso dell’elettroshock, finte esecuzioni, ecc...

Tutti questi sacrifici, almeno, sono serviti a fare di Cuba (che sotto la dittatura di Batista era uno dei paesi più benestanti dell’America Latina) un paese in cui la popolazione vive meglio? Evidentemente no, perché i risultati economici sono miseri. Il benessere, obiettivo principale del regime socialista di Castro, non è garantito: il Pil pro-capite è di 4500 dollari. Un’inezia rispetto ai 31.000 dollari dell’Italia. Meno dell’Albania (5500 dollari), giusto per fare un esempio di confronto con un paese povero europeo. E meno di un terzo rispetto al Pil pro-capite dei democratici Cile e Argentina (rispettivamente 14.500 e 13.000 dollari) e poco più della metà della Colombia, pur flagellata dal terrorismo (7500 dollari).

I difensori ad oltranza del sistema cubano salvano almeno la sanità. Ma un’inchiesta indipendente condotta dal professor Julian Antonio Mone Borrego nel marzo scorso, svela una realtà ben diversa da quella spacciata dalla propaganda: nell’ospedale di Santa Clara, un’invasione di scarafaggi, ha contaminato tutto, dal cibo al materiale medico; a Ciego de Havila, la mancanza di equipaggiamento e medicinali di prima necessità ha costretto l’ospedale locale “Antonio Luaces Iraola” e “Roberto Rodriguez” alla sospensione di tutte le operazioni chirurgiche. A Camaguey, tutti gli ospedali locali registrano carenze di materiale di base per i test di laboratorio. A Holguin, continui blackout hanno costretto il personale medico a ricorrere alle lampade a petrolio per illuminare i locali. Persino nella capitale, nel gennaio scorso, un paziente malato di Aids, e ricoverato in un sanatorio specializzato, lamentava condizioni igieniche impossibili: acqua contaminata ed escrementi animali in tutti i locali. A Cienfuegos, nelle farmacie, è mancata l’aspirina per mesi. A questi episodi va aggiunta una carenza cronica di autoambulanze, tempi di attesa lunghissimi per i pazienti e una crescente frustrazione del personale medico e paramedico, che si vede molto spesso negare ogni richiesta da una burocrazia lenta e corrotta.

Sarebbe sbagliato anche dare la colpa all’embargo statunitense (iniziato 46 anni fa), come ripete sempre la propaganda cubana e filo-cubana in tutto il mondo. Perché fino al 1991, Cuba è stata sostenuta economicamente dall’Unione Sovietica. E dopo la dissoluzione dell’Urss, il regime di Castro ha stabilito nuovi contatti commerciali con l’Europa, con i paesi ex sovietici e, dal 1998, mantiene rapporti commerciali privilegiati con il Venezuela di Hugo Chavez, il maggior produttore di petrolio di tutta l’America Latina. Tuttora il Venezuela vende il petrolio a Cuba a prezzi politici, fuori mercato.

In compenso il regime di Castro ha primeggiato nell’esportazione di un prodotto speciale: la violenza politica. Decine di migliaia di consiglieri militari e soldati (più o meno) volontari sono andati a combattere in Angola, Mozambico, Etiopia e Nicaragua, per “esportare la rivoluzione”. Il regime castrista è sospettato di avere anche sostenuto segretamente la guerriglia comunista nel Salvador, la guerriglia delle Farc in Colombia, indirettamente anche il terrorismo dell’Eta in Spagna.

E’ ancora difficile calcolare i danni, la sofferenza, la miseria e i lutti provocati, a Cuba e nel resto del mondo, da questi 49 anni di potere assoluto di Fidel Castro. Tutta la verità potrà emergere solo quando cadrà del tutto il regime rivoluzionario instaurato nel 1959. Per ora limitiamoci a sperare che i suoi successori non siano “all’altezza” del padre della rivoluzione cubana.

CommentiCommenti 12

Gianfranco Vizzotto (non verificato) said:

Forse 49 anni non sono stati sufficienti per dimenticare completamente le umiliazione e la vera miseria (quella che non si conta e non si pesa, ma che distrugge l'anima di un popolo) patite sotto il regime fantoccio di Batista, la cui banda di gangster fuggì con le enormi ricchezze accumulate con lo sfruttamento dei Cubani. I figli di questi delinquenti attendono di rientrare in possesso dei loro beni; per loro forse ritornerà l'eldorado che furono costretti a lasciare. Si ricostituirà l'ennesimo governo filo americano? Non credo, le tragedie, nella storia, si ripresentano sempre come farse.
Complimenti a chi denigra da una scrivania, un gigante, Fidel Castro; del resto perché non permettersi anche questo lusso? Un consiglio: rileggersi la storia di Cuba da Cristoforo Colombo alla rivoluzione castrista, perché anche le dittature sono figlie della storia che la hanno precedute.

Gianfranco Vizzotto

Anonimo (non verificato) said:

Certo che si vede il Vs. anticomunismo dalle ossa alla pelle. Per me non avete esposto il problema in modo analitico giusto. Mi sembrate Berlusconi quando cavalca ancora la tigre che non fa più paura a nessuno. Dimenticate la storia, la sofferenza che batista inflisse al popolo prima della rivoluzione e le condizioni che portarono slla rivoluzione stessa. Minimizzate quello che vi fa comodo, enfatizzandone altre superflue o di poco conto. Tralasciando di raccontare la grande sofferenza del popolo che si trovava a fare i conti con un regime largamente corrotto e privileggiat ocome era quello di Batista. Ammazzate anche gli ultimi degli ideali rimasti tra i giovani, tanto li avete già tutti soffocati. Ma l'ideale di un uono morto per la libertà di altri popoli non morirà mai , neanche tra le nuove generazioni, voi che scrivete tanto superficialmente di un uomo che ha avuto il coraggio di morire per un ideale, a ragione o a torto che fosse, ma ci siamo noi guardati allo specchio e passato almeno una mano per la coscienza? Esprimete voi tanto zelo parlando di altre dittature come quelle americane? O credete cge siano libertà solo perché danno agli americani la liberta di votare tra due pariti uguali che esprimono il potere economico entrambi?
Non è forse questa dittatura?
Saluti.

verena (non verificato) replied:

E' un complimento dare dell'anticomunista a qualcuno!

Paolo Di Leo (non verificato) said:

Gentile G. Vizzotto,

mi saprebbe spiegare che differenza ci sarebbe tra il gigante Castro da un lato e Stalin o Hitler dall'altro? O forse per questi ultimi non vale la motivazione di esser stati, almeno in parte, frutti della storia che li ha preceduti?
cordialmente
P Di Leo

F.sco M (non verificato) replied:

Ti dirà che anche Stalin era un gigante ;)

marcello (non verificato) said:

quanta ignoranza e quante malignità su cuba e su fidel,ma ci siamo abituati a questi comportamenti da servi.viva fidel e cuba rivluzionaria

enrico (non verificato) said:

Ma almeno lo hai letto l'articolo? Forse IGNORI che la stragrande maggioranza degli emigrati sono solo dei cittadini onesti che chiedono un pò + di giustizia; forse IGNORI le ingiustizie fatte da Castro; forse IGNORI che tutte le dittature sono sbagliate, nn solo quelle della parte politica avversa. Allora, visto che ignori tutte queste cose, INFORMATI (ma nn sui giornali di Cuba, cerca solo su quelli nn censurati, please); poi magari chiedi scusa a tutti quelli che hai offeso difendendo i crimini castristi.

Anonimo (non verificato) said:

E pensare che qui in Italia ci sono persone che mitizzano ancora questi dittatori, che se ne vanno in giro con la maglietta del "che"...mah

enrico (non verificato) said:

"Ma l'ideale di un uomo morto per la libertà di altri popoli non morirà mai" e chi sarebbe quest'uomo? Nn certo Guevara, che ha schiavizzato Cuba e voleva far lo stesso cn il resto dell'America latina; nn lui, che condivideva la repressione nei gulag in Russia. Prima di parlare pensate a cosa scrivete, e vergognatevi di difendere una dittatura. Qui nessuno difende Batista (che cmq ha fatto meno morti e meno danni di Castro), siete solo voi fanatici a difendere Castro, solo perchè è 'di sinistra' (e credo che chiunque sia di sinistra e abbia un minimo di dignità e onestà rifiuti categoricamente il paragone).

marcello (non verificato) said:

io a cuba ho vissuto,mi sono sposato ed ho un figlio.so di cosa parlo,ho un esperienza diretta.tanti errori e soprusi sicuramente sono stati compiuti a cuba,ma l'ignoranza con cui si tratta la rivoluzione cubana è immensa.mio suocero è un biologo,mia moglie fidelista,pur non difendendo ottusamente castro,nutre per lui un sincero affetto e così tanti altri cubani.poi c'è chi lo detesta,chi vorrebbe più libertà.a cuba non si patisce la fame,si studia e si vivacchia,confronto a tante realtà latinoamericane la situazione cubana è nettamente superiore in termini di cultura e salute,ma manca la libertà di espressione,questo è vero,ed il governo ha la mano pesante con gli oppositori.non c'è più l'ostilità verso la chiesa ormai da decenni ed anche il machismo è stato superato,ma fidel non ha mai amato la democrazia. insomma luci ed ombre,ma il pregiudizio e la malafede non mi piacciono e spesso sono stati gli ingredienti principali delle discussioni su cuba.cuba è dolceamara,come la sua storia,come il suo popolo e come il suo leader,un padre autoritario per molti,un dittatore per altri.