La denuncia di Mattarella

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"La strage di Parigi, sarebbe irragionevole non ammetterlo, è il diretto risultato della predicazione dell’odio contro il 'diverso' e delle persecuzioni che le minoranze religiose e, in particolare, i cristiani, soffrono nel mondo." Con queste parole nette e coraggiose, scritte al quotidiano Il Foglio, ieri il capo dello Stato Sergio Mattarella, rinunciando alla retorica facile, ha puntato chiaramente il dito contro una delle evidenze che hanno preceduto l’attacco dei terroristi islamici all’Europa, evidenza totalmente ignorata nel mondo occidentale, anche dagli stessi credenti. Un’evidenza che avrebbe dovuto metterci in allarme da anni, un nesso di causa-effetto, quello denunciato dal nostro Presidente della Repubblica, che nessuno finora aveva descritto con questa consapevolezza.

 

La macelleria dei cristiani in tanti paesi musulmani è stata infatti da sempre trattata, dalle nostre parti, come fosse una di quelle calamità naturali purtroppo inevitabili – eruzioni vulcaniche, tifoni – che, lontane da noi, al massimo possono suscitare una empatia personale nei confronti delle vittime, giusto nel tempo del passaggio della notizia sugli schermi televisivi. Inevitabile, scontata, ma che non ci riguarda. Neppure i filmati delle decapitazioni di massa sono servite a scuoterci. Come notava il Rabbino Capo di Roma, Di Segni – sempre ieri su Il Foglio – a proposito dell’indifferenza di fronte a una persecuzione epocale “Si rimane perplessi dalla timidezza delle reazioni cristiane davanti all’entità degli orrori. Nell’esperienza della comunità ebraica, purtroppo vi sono stati tanti episodi recenti di intolleranza antisemitica; li abbiamo denunciati con forza e abbiamo ricevuto la solidarietà e la simpatia di molti. Per i cristiani perseguitati avremmo voluto dimostrare la nostra simpatia e solidarietà scendendo in piazza e manifestare, come molti hanno fatto per noi. Trovare qualcuno a cui esprimere solidarietà, per non parlare di una sponda organizzativa, è stata un’ardua impresa. Una volta con la Comunità di S. Egidio pensavamo di fare un corteo, ci è stato detto che per fare un corteo ci vogliono tante persone e non le avremmo avute; ci siamo limitati a un palco davanti al Colosseo. Nel pubblico e nel palco assenze importanti”.

 

Eppure i vescovi cattolici delle zone occupate dallo Stato Islamico ci hanno avvertito chiaramente: attenzione, se adesso non aiutate noi, che stiamo soccombendo, poi voi sarete i prossimi. Non pensate che la distanza vi possa salvare. Ma tutti gli appelli sono stati vani, e l’immane persecuzione dei cristiani che ne sta cancellando la presenza fisica nelle terre dove hanno vissuto per millenni, non entra ancora oggi nell’agenda politica dei singoli stati e tantomeno delle agenzie o alleanze internazionali, né vi sono segnali incoraggianti a riguardo: tutt’altro. Noi occidentali non riusciamo ancora a capire perché la carneficina dei cristiani in oriente possa riguardarci, e non crediamo che abbia un rapporto con le stragi di Parigi. Abbandonando la propria fede l’occidente ha perso anche la consapevolezza dell'importanza del cristianesimo  per la storia dell’umanità, e dei nostri paesi europei in particolare, che tutto debbono al cristianesimo: i valori che diciamo di voler difendere altro non sono che conseguenze della civiltà cristiana, senza la quale neppure le parole della laicissima rivoluzione francese avrebbero senso: eguaglianza, libertà, fraternità. La storia cammina sulle gambe degli uomini, i quali si muovono in base al significato che  danno al loro esistere, più o meno consapevolmente. Pensare che la storia possa prescindere da questo, e ridursi a fattori solamente economici o di disagio sociale, rende ciechi, soprattutto adesso, quando chi ci uccide lo fa in nome di un dio.

CommentiCommenti 6

cesare longoni (non verificato) said:

grazie Sig. Presidente; C'è un PRESIDENTE a Roma cristiano cattolico apostolico romano quindi laico, ergo di tutti.

kallisto61 (non verificato) said:

Il più grande massacro etnico della storia contemporanea è stato commesso durante i genocidi di massa della guerra in Ruanda, che ha portato a circa 800.000 morti in una guerra che è stata definita dalle nazioni unite un genocidio.
Pochi sanno, però, che il genocidio è stato portato a termine dai Hutu, prevalentemente di fede cattolica e da sempre molto vicini alla Chiesa Secolare, che sterminarono l’etnia Tutsi. Il genocidio i>“massacrò più uomini [all’interno delle chiese cattoliche che in ogni altro luogo](1)“ non solamente con la conoscenza della Chiesa Cattolica, ma con la cooperazione diretta dei vescovi e preti locali come padre Wenceslas Munyeshyaka, ritratto più volte brandendo una pistola e colluso con le milizie Hutu. Condannato in Rwanda “in absentia” per genocidio e stupro e con una sentenza a vita, il Tribunale Internazionale Criminale del Rwuanda ha provato ed estradarlo più volte, ma la chiesa cattolica francese si è sempre rifiutata negando l’estradizione. E non è un caso isolato: dopo i massacri la Chiesa Cattolica trasferì i sacerdoti criminali di guerra in Europa, proteggendoli. Tra questi padre Athanase Seromba che ordinò personalmente la demolizione tramite bulldozer della sua chiesa in cui aveva appena chiuso, sprangando le porte 2.000 raccolti per “proteggerli”. I monaci cattolici lo aiutarono a fuggire e, cambiato nome, servì per lungo tempo in Toscana come sacerdote di una comunità. Dopo che il suo coinvolgimento fu svelato, Il Magistrato incaricato per le indagini dal Tribunale Internazionale, Carla Del Ponte, accusò ripetutamente il Vaticano di fare ostruzionismo sulla sua estradizione per essere giudicato: la risposta del Vaticano fu che il prete “stava facendo un ottimo lavoro” in Italia.
L’Esercito di Resistenza del Signore, un esercito di guerriglieri legati ultracattolici impegnati nella ribellione armata al governo del 2005 si è resa responsabile direttamente di un numero imprecisato di omicidi (tra i 5.000 e i 20.000) e dell’esodo in fuga di oltre 300.000 persone. Accusati di crimini contro l’umanità, compresi massacri, rapimenti, mutilazioni, torture, stupri, messa in schiavitù a fini sessuali (2).
Il movimento religioso guidato da Joseph Kony si autodichiara fondamentalista cristiano, contro all’Islam e a favore della creazione di una teocrazia basata sui Dieci Comandamenti.
La storia dei massacri da parte dei Cristiani Maroniti perpetrati ai danni dei musulmani palestinesi e libanesi a Karantina (1.500 vittime civili) e Tel alZaatar (3.000 vittime civili) sono storia legata alla guerra civile che afflisse il Libano tra il 1975 ed il 1990. Nel 1982 il massacro di Sabra e Shatila fu perpetrato dalla milizia Cristiana che massacrò e stuprò 3.500 civili rifugiati inermi palestinesi. L’episodio, classificato dalla Assemblea delle Nazioni unite come Genocidio fu documentata da fotografi inglesi che descrissero la folla armata come cristiani, che si autodefinivano tali e brandivano crocifissi durante il massacro.
Classificato come terrorista dall’FBI, Eric Robert Rudolph membro del movimento ultracattolico Christian Identity (che ritiene i cattolici ariani la Razza Eletta dal Signore) è autore di una serie di attacchi terroristici tra cui:
-l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta presso il Centennial Olympic Park nel 1996 con 111 feriti ed un morto;
-la bomba ad una clinica per aborti ad Atlanta del 16 Gennaio 1997; -la bomba all’Otherside Lounge, un bar per clientela lesbica, del 21 Febbraio 1997;
-la bomba alla clinica per aborti di Birmingham, Alabama del 29 Gennaio 1998;
-l’uccisione di Robert Sanderson, poliziotto di Birmingham e guardia parttime di una clinica abortistica.
Eric Robert Rudolph negato le tesi dell’odio razziale degli attentati, motivandoli invece con la volontà di preservare la fede Cristiana contro coloro che ne violano i precetti, contro l’aborto e contro la “agenda omosessuale” mondiale.
Le sue motivazioni e la sua ideologia sono a disposizone nel libro da lui pubblicato “Between the Lines of Drif: The Memoirs of a Militant”<(4) pubblicato dal movimento terroristico cristiano “Army of God”.

Redazione (non verificato) said:

La risposta al commento precedente nell'articolo di Assuntina Morresi: http://loccidentale.it/node/138630 (appena pubblicato). [staff]

Manuela (non verificato) said:

Non si può rispondere brevemente a tutte queste accuse superficiali, che girano da anni nel web e non solo. Per un'informazione documentata sul conflitto hutu-tutsi suggerisco di leggere questo articolo di Limes, rivista seria: http://www.limesonline.com/hutu-contro-tutsi-le-radici-del-conflitto-in-...
Va detto tra l'altro che anche itutsi erano cristiani, anzi l'aristocrazia tutsi si era convertita prima degli hutu, e questo aveva favorito un rapporto privilegiato con i colonizzatori belgi, rapporto che secondo alcuni studiosi avrebbe inasprito il rancore degli hutu . Inoltre molti massacri contro i tutsi avvennero proprio all'interno delle chiese (cattoliche). Come si vede la realtà è complessa e le letture ideologiche non aiutano la comprensione ma solo lo scontro inutile.