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camusso renzi

Il pareggio di bilancio viene spostato dal 2018 al 2019. Nel Def pubblicato in questo ore si legge: "Il nuovo scenario programmatico prevede di ridurre l'indebitamento netto dal 2,3% del 2016 all'1,8% del Pil nel 2017 e quindi allo 0,9 nel 2018, portando infine il saldo in lieve surplus nel 2019 (0,1 percento del PIL). Su base strutturale il saldo migliorerebbe dal -1,2 del 2016 al -1,1 per cento del PIL nel 2017 e quindi al -0,8 nel 2018, fino al -0,2 nel 2019". 

Nel programma nazionale di riforma pubblicato in contemporanea si legge: "Il governo valuterà, nell'ambito delle politiche previdenziali, la fattibilità di interventi volti a favorire una maggiore flessibilità nelle scelte individuali, salvaguardando la sostenibilità finanziaria e il corretto equilibrio nei rapporti tra generazioni, peraltro già garantiti dagli interventi di riforma che si sono susseguiti dal 1995 ad oggi". 

Continua, nelle previsioni del governo il calo della disoccupazione. Nelle tabelle del Def si prevede infatti un tasso di disoccupazione che scende all'11,4% quest'anno dall'11,9% del 2015. Il calo proseguirà anche nei prossimi anni, attestandosi al 10,9% nel 2017, al 10,4% nel 2018 per arrivare nel 2019 a scendere appena sotto il 10% (al 9,9%). Peccato però che l'Italia resti sotto la media Ue e che i dati della disoccupazione giovanile nel mezzogiorno mettono i brividi.

"Non ci saranno altre manovre. No", ha detto Renzi illustrando il Def con il ministro Padoan. "In 26 mesi di convivenza non abbiamo mai effettuato manovra correttiva, è termine che abbiamo rottamato, appartiene al passato", ha aggiunto.  Commentando le slide con i giornalisti il premier ha spiegato che "Il fatto che ci sia una revisione all'1,2% (del Pil) è un fatto di serietà. L'Italia cresce, questi sono i numeri ce li avevamo anche a colori ma non volendo stupirvi. La crescita accelera, come dice bene Padoan, del 50 per cento rispetto al 2015, nel 2016 andremo meglio".

Padoan, al termine del cdm, ha puntualizzato che il debito si attesterà nel 2016 al 132,4% per poi scendere al 130,9% nel 2017, al 128,0% del Pil nel 2018 e al 123,8% nel 2019. A questi numeri immediata è stata la replica della segretaria della Cgil, Camusso: "La sensazione è che il Def sia costruito in funzione di continuare una politica di qualche aggiustamento di qualche decimale che, come abbiamo visto, non determina le condizioni per quella crescita, in particolare degli investimenti e dell'occupazione, di cui il Paese ha bisogno".

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