E meno male che avevano stralciato la stepchild adoption!

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 | 22 Giugno 2016
adozioni gay

Velocissimi: meno di 6 settimane ci hanno messo i magistrati per  legittimare pienamente la famosa stepchild adoption, quella su cui i partiti si sono spaccati, e che alla fine era stata “stralciata” (così ci avevano detto) dal testo definitivo della legge Cirinnà

Noi parlamentari che abbiamo votato contro, noi di Idea che siamo usciti da Ncd chiedendo un atteggiamento limpido e intransigente sulle unioni civili, lo avevamo detto. E’ deprimente rivendicare il ruolo ingrato delle Cassandre, ma questa volta non si può evitare di ricordarlo. Sì, l’avevamo detto, abbiamo denunciato il compromesso raggiunto da Alfano e Renzi, su cui è stata posta la fiducia, come un accordo truffa e fuffa, un penoso tentativo di mascherare la resa senza condizioni.

Questa volta, infatti, non si è trattato di un intervento improprio dei tribunali: la formulazione del comma 20 delega chiaramente la delicata questione alla magistratura, e non si tratta nemmeno di una delega in bianco. C’è un chiaro orientamento del governo, reso più esplicito dalla memoria dell’avvocatura dello stato presentata alla Consulta, su una coppia di donne americane trasferite in Italia, che chiedevano il riconoscimento della stepchild.

Nella memoria si chiede di giudicare il ricorso inammissibile (come effettivamente la Corte ha fatto nel febbraio scorso), perché la legge italiana già consente l’adozione da parte del compagno o della compagna dello stesso sesso, e tutto in nome del supremo interesse del minore. Carlo Giovanardi ha spiegato oggi nell’aula del Senato (ma c’era già stata una nostra conferenza stampa qualche giorno fa) che si è aperto un conflitto interno alla magistratura, visto che la Procura ha chiesto che su questo tema la Cassazione si pronunci a Sezioni unite, e la richiesta è stata tranquillamente ignorata.

Chiederemo chiarezza su questo punto al Csm, e insisteremo per sapere come può accadere che la giusta questione posta dal procuratore generale (evitare le diverse interpretazioni della norma) possa essere scavalcata senza neanche porsi il problema di rispondere.

Ma la lacerazione è tutta politica, e non si può ignorare. I centristi, se in buonafede, non possono che prendere atto del fallimento dell’accordo, e riflettere sulla propria colpevole condiscendenza. Si è detto che il confine da non valicare era proprio l’omogenitorialità, sia perché l’opinione pubblica, secondo tutti i sondaggi, è massicciamente contraria, sia perché l’adozione del compagno legittima inevitabilmente il ricorso all’utero in affitto in caso di coppie maschili.

E’ evidente che un cittadino italiano può tranquillamente commissionare una gravidanza a pagamento all’estero, e poi tornare a casa con il bimbo in tutta serenità, sapendo che il compagno avrà subito il riconoscimento di paternità. Percorreremo tutte le strade ancora aperte per evitare che la magistratura confermi questo orientamento, ma la prospettiva di raccogliere le firme per abrogare una parte della legge (compreso naturalmente il comma 20) diventa sempre più realistica.

 

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