Versione stampabile
eutanasia belgio

Dicono che la legge belga che consente l’eutanasia anche ai bambini, senza limiti di età, sia “rigorosa”. La Prof.ssa Claudia Mancina, docente di etica alla Sapienza di Roma, si è spinta a dire che se la legge belga finora non era stata mai applicata ai minori, allora vuol dire che è “ben fatta”: chissà se si è resa conto che, continuando il suo ragionamento, visto che invece, in dieci anni le richieste di eutanasia per i maggiorenni sono continuamente e considerevolmente aumentate, si dovrebbe dedurre che la legge in generale è stata un totale disastro, e andrebbe ritirata.

Tanto rigore viene spiegato con i requisiti “stringenti” richiesti: il minore deve avere una malattia in stato terminale, e soffrire dolori che non si possano alleviare. Ma già qui non ci siamo, perché è noto che, fortunatamente, a oggi non esistono sofferenze che non si possano lenire con terapie dedicate, dalle terapie del dolore alla sedazione palliativa continua profonda (la cosiddetta “sedazione terminale”, che non ha niente a che vedere con l’eutanasia), sono molti i mezzi con cui controllare il dolore fisico.Quindi una delle condizioni richieste, in pratica non si verifica mai, e l’eutanasia, a rigor di legge, dovrebbe essere dichiarata sconfitta e bandita innanzitutto da chi dice di credere nella scienza ufficiale, quella certificata, la stessa che ci ha regalato i vaccini e la chemioterapia, tanto per intenderci, salvando milioni di vite.

Il messaggio dovrebbe essere quindi il contrario: affidiamoci alla scienza, e potremo morire con dignità, senza dolore, senza farci uccidere dai medici. Ma alcuni sedicenti paladini del progresso sembrano improvvisamente colpiti da una strana afasia, quando si parla di fine vita: all’improvviso la scienza non c’entra, quel che conta è la “libera scelta” di morire.

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante – se possibile – della faccenda, su cui è bene soffermarsi: oltre l’equipe medica che ha in cura il malato che chiede l’eutanasia, ci deve essere uno psicologo che, nel caso di un minorenne, ne valuti la capacità di giudizio. Lo psicologo deve accertarsi che il ragazzino abbia ben capito cosa significa morire, perché la legge belga – che consente l’eutanasia a tutti, senza limiti di età – prevede che sia il minore a chiederla, ripetutamente, e che i genitori diano il proprio consenso.

Cerchiamo quindi di seguire lo svolgersi dei fatti, così come descritto dalla norma, ma non in modo burocratico: pensiamo per un momento al succedersi reale degli eventi. Un bambino sofferente chiede di morire. Lo chiede ai medici, lo chiede a suo padre e a sua madre, più volte. Dice che non ce la fa più.  Allora arriva uno psicologo che si mette a parlare con lui, e parlano di morte. Lo psicologo gli deve spiegare cosa significa morire, e probabilmente gli fa anche delle domande, per rendersi conto se il ragazzino ha capito bene.

Ma di che parlano, concretamente? Cosa si dicono? E lo fanno in presenza dei genitori, o no? E questi, se sono presenti, a loro volta, che dicono al figlio? E lo psicologo, che cosa gli dirà, della morte? Non è come quando viene il prete con l’estrema unzione. Quali domande potrà fare, lo psicologo, per essere certo che il ragazzino ha capito che sta chiedendo di essere ucciso? E che i suoi genitori sono d’accordo? Sarà detta la verità, al ragazzino – è il tuo ultimo giorno qua, è l’ultima volta che vedi i tuoi – o in nome della libera scelta gli saranno dette mezze verità – adesso ti addormenti e dopo starai meglio?

E se il ragazzino capisce veramente, e chiede cosa succede dopo, domanda cosa lo aspetta dopo che sarà morto, lo psicologo che cosa potrà rispondere? E tutto questo c’è qualcuno che ha il coraggio di chiamarlo “diritto”? Piuttosto, non dovremmo chiamarlo “rovescio”? Rovescio della libertà, rovescio dell’amore, rovescio della scienza, rovescio dell’arte medica, insomma, il rovescio dell’umano?

CommentiCommenti 11

Achille Vernizzi (non verificato) said:

La tragedia è che non sappiamo più tante cose, cosa sia il destino della vita e cosa sia la morte. Ma quello che è ancora peggio è che non vogliamo nemmeno più domandarci per davvero cosa sia il primo e cosa sia la seconda. Siamo spezzettati in un fascio di istinti e di umori soggettivi, che pretendiamo di chiamari diritti. La società occidentale che aveva unito la responsabilità della persona con l'appartenenza a un popolo sta suicidandosi e nel suo suicidio probabilmente si tirerà dietro anche altri disastri.

RICCARDO CIANI (non verificato) said:

sono d'accordo Assuntina.
il problema sono la mancanza di FEDE e l'assoluta presunzione dell'uomo di bastare a sè stesso, di essere arbitro incontestabile della propria vita e della propria morte.
è segno che non preghiamo abbastanza, sic et simpliciter!

Bro. Andrea Ern... (non verificato) said:

Come già dicevo nel commento! "La legge umana è fallace, quella della natura rispetta la vita dell'essere in tutte le sue forme!" Per cui una Legge che autorizza a togliere la vita ad un Essere umano è ingiusta !!! A buon intenditore, poche parole.

paolo marcotulli (non verificato) said:

Sono favorevole all'Eutanasia e , visti gia' altri commenti, vi pregherei di evitare quegli accostamenti al nazismo che proprio stonano alla grande.
L'articolo, poi, non e' nemmeno imparziale.

L'Eutanasia e' una libera scelta.
Non conosciamo i dettagli di questo specifico ma vi sono regole giuridiche ed etiche anche per l'eutanasia.

Se non si sono rispettate e' un crimine, altrimenti,la decisione, merita il dovuto rispetto e accettazione......

Paolo (non verificato) said:

Di fronte a queste cose sconcertanti viene da chiedersi cosa spinga l'uomo a inteatardirsi nella pretesa di poter padroneggiare la propria e altrui morte...

Martino (non verificato) said:

[...]E lo psicologo, che cosa gli dirà, della morte? Non è come quando viene il prete con l’estrema unzione.[...]
Perché il prete cosa gli dirà? Ha più esperienza dello psicologo in materia di morte? È morto ed è risorto per potercelo raccontare?
A mio avviso né lo psicologo né il prete hanno le risposte giuste ma forse lo psicologo non cercherà di imporre una verità "fittizia" e lascerà la libera scelta al soggetto.

Giovanni Martinetti (non verificato) said:

Ottimo articolo. Desidero solo aggiungere che quella stessa Claudia Mancina è stata ospitata nell'inserto de L'Osservatore Romano e loda Simone de Beauvoir, quella del "Donne non si nasce, si diventa". Un bello scoop per il giornale del Vaticano!!!
http://blog.messainlatino.it/2016/09/la-musa-lesbica-di-sartre-nuova-sta...
Mala tempora currunt

Mario (non verificato) said:

Ma perché prima di scrivere un articolo non chiedete ai diretti interessati anziché fare domande retoriche? Questa famiglia è reale, ha affrontato il problema nella realtà. Non stiamo speculando. Perché non parlare con chi lavora in ospedale? Perché non chiedere un consulto agli anestesisti dei centri oncologici siti in ogni ospedale per capire cosa significa soffrire? Perché non chiedere ad uno psichiatra cosa significa parlare di morte? Invece no, bisogna far finta di essere espertoni per poter costruire un cuscino di parole a suffragio della tesi principale, già scritta su pietra. Bastava scendere dall'auto e visitare oncologia pediatrica ovunque nel mondo.

andrea (non verificato) said:

Mi vergogno ogni giorno di più di vivere in questa società dove tutto viene strumentalizzato, persino la morte, dove gli esseri umani soprattutto quelli più deboli e indifesi vengono lasciati nell’oblio più completo senza far conoscere loro le reali possibilità che la scienza oggi stesso metterebbe loro a disposizione.
Volete sapere qual è la verità su tutta questa storia dell’eutanasia? Ve la dico io.
Due fazioni che hanno ambedue torto, questa è la realtà.
Da una parte abbiamo chi dopo duemila anni va ancora propinando paradisi immaginari, dall’altra chi vuole “ammazzare” le persone per poi buttarle dentro un inceneritore cremandole e che chiama questa “dolce morte” .
Ma vi rendete conto tutti quanti, dico io della vostra inettitudine?
Non è che per caso avete mai sentito parlare di ibernazione umana? No, per carità!
Qualcuno vi ha mai detto che in America esistono oltre 400 persone già ibernate e che oltre 2.000 persone al mondo sono iscritte ad un programma di ibernazione umana ? Per carità guai a far sapere al mondo queste cose !
La possibilità di ibernare una persona in attesa che la scienza e la medicina del futuro riescano a risolvere il problema, la malattia che oggi lì affligge, è realtà!
In Italia esiste anche una Associazione, no profit, che aiuta le persone ad espletare le procedure di ibernazione.
Questo è il loro sito: http://ibernazione.altervista.org
Ma no… mi raccomando, continuiamo a credere che quando uno muore arriverà un bell’angioletto biondo a prenderti per mano o in alternativa diamo retta a quelli che sostengono l’eutanasia e ti dicono: beviti questo che tra poco ti passa tutto!
La vita è sacra e va difesa con la tecnologia e la scienza , non con le favole o l’eutanasia.