La scuola e il politicamente corretto

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renna

Nella Scuola (di fatto unica) pullulano insegnanti che puntano su un messaggio natalizio generico, sui paesaggi invernali, sulle riuscitissime famiglie "possibili", sulla pace in technicolor e sul "in my opinion" dilagante. Il Natale si trasforma in un'occasione come un'altra per stimolare la creatività di bambini e ragazzi, per invitarli ad essere più buoni, affermano soddisfatti. 

Raccontano, giusto per fare un esempio, la storia natalizia dell'Alce Gustavo, che incontra un Babbo Natale; fanno recitare una poesia terzomondista di quelle in cui un babbo natale porta in dono al Bambinello un sacco pieno di permessi di soggiorno. Insomma, a Natale non si attende nessun nascituro umano, figurarsi divino.

Eppure il Natale, la nascita dell'Uomo-Dio, è festa dello stato laico risorgimentale e della Repubblica, giusto per dare un conto moderno ai laicisti devoti: lo stato laico riconosce la festività cattolica del Natale come sua festa civile al pari del 25 aprile o 1 maggio. Per il Natale, concentrandosi sull'agenzia educativa scolastica, si dovrebbe spiegare chi e cosa si festeggia: non il mago inverno, la renna Gustavo o altre mistificazioni del genere, ma la nascita di Gesù Cristo.

I laicisti, oggi "progressisti", che si agitano a favore della scuola laica, muta sul Natale cristiano, giustificano questa falsa visione nella presenza sempre più massiccia di studenti immigrati con diverso credo religioso, spesso in antitesi con le nostre libertà civili o nelle fantomatiche famigliole "rimediate" a colpi di diritti fantasiosi, propagandate anche da organismi internazionali come l'Unicef-last version.

Tesi semplicistiche: infatti, proprio a scuola questi giovani devono sapere di almeno tre evidenze fondamentali della nostra cultura: che siamo nel 2015, che passata la settimana facciamo festa, che a Natale non nasce una renna. Perché, cari laicisti di ogni risma, come diceva Benedetto Croce "Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta": fatevene una ragione. 

E’ una questione centrale della formazione che la scuola oggi fa fatica a riconoscere, ma forse mai compresa: non è una questione confessionale, ma culturale e educativa. Purtroppo, anche l'ultima riforma è stata un'occasione persa per incamminarci nel sentiero fecondo di una Scuola Libera: siamo schiavi dell'idea che è buono solo ciò che pubblico ed è pubblico solo ciò che è statale, pure se il buono è la falsa realtà.

Un monopolio statale dell'Istruzione che mette in allarme molti docenti e genitori, custodi e curatori delle loro libertà fondamentali, che reagiscono alla forza omologatrice e distruttrice del politicamente corretto: a scuola si fa il presepe, la poesia col Bambinello e il "Tu scendi dalle stelle" non ce lo leva nessuno.

 

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