Epopea Monte Paschi

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monte paschi, mps

Siamo tutti sulla stessa banca. E non ci si sta affatto bene, stretti come siamo tra debiti che zavorrano la navigazione, creditori impietosi e voraci e lontano, sulla riva del Meno i falchi della Bce. Ah, ma ho detto banca invece di barca? No, la consonante è proprio quella giusta, purtroppo. E forse è l’unica cosa che non andrebbe corretta in una vicenda che, giorno dopo giorno, vede i responsabili di tanto disastro dare consigli e ammonire invece di vergognarsi e dimettersi.

Parliamo di Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo, ma con nulla da celebrare se non l’ennesimo funerale del 2016, quello del mercato, della concorrenza, del merito e della competenza.

Ecco a che punto siamo arrivati dopo anni di errori viziati da una politica e da un affarismo ingordi, management interessati molto al proprio dividendo prima che a quello degli azionisti (per non parlare dei risparmiatori) e una drammatica escalation di mosse sbagliate negli ultimi mesi. Abbiamo letto ricostruzioni di ogni tipo, attraverso generose “veline” mediatiche o seguendo i consigli finanziari di un ex premier che anche come testimonial di Mps ha dimostrato di essere poco diverso da un Mastrota in versione istituzionale.

Guardare al passato sarà molto, molto utile – e finanche necessario – visto che adesso la banca è di tutti noi, cittadini straniti da come si possa gettare al vento un doppio aumento di capitale (8 mld in due anni) e chiedere ora altrettanto per salvare baracca, burattini e, temiamo, burattinai.

Bene dunque se ci sarà una commissione parlamentare d’inchiesta, come paventa il ministro Orlando, impegnato come mezzo Pd a regolare conti interni al proprio partito. E siccome dei loro conti poco ci importa, ma molto di quelli dei correntisti della banca e delle case pubbliche, sfruttiamo questa ennesima diatriba partitica almeno per capire chi ha sbagliato e come, perché e soprattutto per chi. Spariti gli advisor, gli anchor investor, e gli angels finanziari, restano solo i diabolici debiti. E qualcuno pretendiamo li paghi.

Il ministro Padoan, invece di chiedere scusa e fare un passo indietro insieme ai suoi presunti tecnici e ai vertici imposti da chi pensava solo alle commissioni da spartirsi, dice che salvando Mps si metterà in sicurezza l’intero sistema.

Il premier in prestito Gentiloni gli dà ragione, muovendo adirato il ciuffo contro la Bce e dimenticando che Draghi ha salvato più volte il nostro Paese dal disastro. Insomma, la colpa è di Francoforte, Berlino, magari la strega di Biancaneve e i cattivi delle favole. No, se siamo su questa barca (pardon, banca), vogliamo sapere. E lo vogliamo perché con gli euro sradicati dai nostri portafogli siamo azionisti anche noi di Mps, adesso.

Quindi Governo, Parlamento, Consob, Bankitalia, Bce, Commissione Europea o chi volete voi, mettetevi intorno ad un tavolo e in modo trasparente – per una volta – fate tirare fuori i veri numeri della Banca, cosa c’è da attendersi da un piano industriale che sarà poco più di un bagno di sangue e che cosa succederà al sistema del credito italiano. Il 2016 è stato un annus horribilis per il lavoro, la crescita, la sicurezza e le riforme. Ma per certi versi la crisi di Mps (e non solo di Siena) racchiude tutte queste tragedie: meno lavoro, sistema in ritirata, nessuna sicurezza sul futuro, decreti salvarisparmio fallimentari. Vogliamo almeno fare in modo che il 2017 inizi sotto la luce della trasparenza? Nazionalizzare così non è condividere i risultati. In questo modo si collettivizzano solo i rischi. E per chi, come noi, crede nel mercato e nei valori liberali dell’impresa, la beffa oltre i danni proprio non va giù.

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