Ultimi dati ISTAT

Calano i proprietari di casa: «Governi aiutano banche, ma banche non aiutano famiglie»

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 | 02 Gennaio 2017
proprietari di casa, istat

L’Italia è il paese europeo dove la casa, e soprattutto la prima casa, è sempre stata un bene irrinunciabile. La casa è alla base di un sistema del risparmio diffuso, fatto di proprietari, di gente che vuole diventarlo, di un mercato immobiliare e di un intero comparto determinanti per l’economia. Ma a leggere gli ultimi dati dell’annuario ISTAT sulla proprietà immobiliare, forse dovremo iniziare a usare il tempo passato.

I proprietari di casa diminuiscono. Nel 2015 le famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono si sono ridotte di mezzo punto percentuale (dall’81,5% del 2014 all’81% del 2015). Calano, di conseguenza, anche i nuclei familiari con mutuo in corso che passano dal 19,3% del 2014 a 17,7% del 2015. Mentre le famiglie che pagano un affitto si attestano al 18%, con percentuali che raggiungono il 20% al Nord-ovest e al Sud.

Dati che non fanno ben sperare per il 2017. Quel mezzo punto percentuale in meno pesa, e non poco, in un settore come quello edilizio e immobiliare, in cui la crisi è tutt’altro che passata. Insomma, siamo davanti ad una preoccupante inversione di tendenza, una flessione che ha già prodotto e porterà con sé conseguenze negative. Se ad essere colpita è proprio la percentuale degli italiani proprietari di prima casa (bene irrinunciabile per eccellenza e prima ragione che spinge al risparmio), allora i dati ISTAT dovrebbero risuonare come un campanello d’allarme.

“La contrazione registrata da ISTAT è la naturale conseguenza della crisi che ci sta attanagliando da anni”, dice all’Occidentale Alberto Zanni, presidente di Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari. “Molte famiglie in quest’ultimo periodo hanno preferito la casa in affitto piuttosto che procedere all’acquisto della stessa. Conosciamo anche casi di proprietari che hanno venduto la casa e sono andati in affitto perché avevano bisogno di liquidità. E’ la liquidità il vero problema!”.

Secondo Zanni, non si tratta solo di una questione di tassazione e di pressione fiscale sulla casa. “Questi dati sono una conseguenza della perdita del lavoro.La consistente riduzione delle persone che avevano contratto dei mutui deriva proprio dal fatto che molti hanno dovuto interromperli perché hanno perso la propria occupazione, sono andati in cassa integrazione o non ce l’hanno fatta.Persone e famiglie che sono state costrette a vendere il proprio appartamento per saldare la parte del debito con la banca”. Insomma, è stata la politica economica del governo Renzi, negli ultimi anni, tra crisi della occupazione e crescita vicina allo zero, a complicare la vita ai proprietari di casa.

“Le famiglie,” spiega Zanni, “non avendo lavoro, non hanno soldi per poter pagare il mutuo della casa. A questo si aggiunge il fatto che le banche a parole dicono di facilitare le famiglie ma, quando queste ultime decidono di accendere dei mutui, vengono alzati tutta una serie di paletti che rendono difficile accedere al mutuo stesso, oppure, una volta che è stato concesso, continuare a pagarlo”. “Penso alla sospensione del mutuo per 12 mesi per le famiglie in difficoltà,” prosegue il presidente di Confabitare. “Le banche dovrebbero concederlo abbastanza facilmente ma sappiamo che non è così. Una famiglia che si trova a perdere il lavoro e quindi ha minori entrate per pagarlo, se si rivolge alla banca per la sospensione del mutuo molte volte si vede rispondere di no”.

“I governi aiutano le banche ma le banche hanno aiutato se stesse, non certo le famiglie”, conclude Zanni. “Abbiamo avuto aiuti anche dalla Bce per le nostre banche, non solo dal governo nazionale. Ebbene, questi fondi avrebbero dovuto essere utilizzati per aiutare le famiglie ma in realtà non è stato così”.

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