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60 morti nella mattanza scoppiata ieri nel carcere di Manaus in Brasile. Si tratta del "peggiore massacro del sistema carcerario nella storia dello Stato", secondo le autorità locali. All'origine della vicenda, gli scontri tra due bande di detenuti probabilmente legate a diversi cartelli della droga. 

Da una parte l'organizzazione criminale Familia do Norte (Fdn), molto forte nello Stato di Amazonas e alleata del potente Comando Vermelho (Cv), che ha base a Rio de Janeiro. Dall'altra il Primer Comando de la Capital (Pcc), con base a San Paolo.

Una situazione che si è aggravata per il problema del sovraffollamento delle carceri brasiliane. L'Anísio Jobim attualmente ospita 2.230 detenuti, a fronte di una capacità di 590. Il massacro di Manaus è stato il peggiore negli ultimi anni in Brasile, Paese che però già in passato è stato teatro di episodi simili.

Nel 1992, una rivolta nel carcere di Carandiru, nello Stato di San Paolo, provocò la morte di 111 detenuti, uccisi per lo più dalle forze di sicurezza. Tra il 12 e il 16 maggio del 2006, invece, a morire furono 133 persone, sempre nello Stato di San Paolo, in seguito a una serie di attacchi a commissariati e rivolte simultanee in 80 prigioni.

Circa 622mila persone sono imprigionate nelle carceri del Brasile (dati del 2014), in prevalenza maschi neri, secondo il ministro della giustizia brasiliano. Il Brasile è al quarto posto come popolazione carceraria al mondo dopo Stati Uniti, Cina e Russia. 

 

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