Gli effetti della legge su blasfemia

Pakistan, nuova fatwa per chi chiede giustizia su Asia Bibi

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 | 04 Gennaio 2017
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Era il 2009 e Asia Bibi, una normalissima madre di famiglia, veniva condannata a morte soltanto perché cattolica. Accusata di blasfemia per aver osato difendere il suo Dio e Gesù Cristo. L’8 novembre 2010, già in carcere da tempo, e dopo cinque minuti di camera di consiglio, arrivò la sentenza: impiccagione. La folla esultò al grido di “Allah akbar!”. Aspettavano con ansia l'esito della sentenza fuori dal tribunale. I poliziotti la trascinarono via, mentre una massa di islamisti stava per assaltare l’aula e fare “giustizia” con le proprie mani. Per evitare ogni formalità.

Da allora, Asia Bibi vive in un limbo. Nel suo caso sono state violate tutte le garanzie. Non ha avuto il diritto a una giusta sentenza, dato che il potere religioso ha "supervisionato" il processo. Non ha nemmeno avuto la possibilità di difendere la propria innocenza davanti ad accuse false. Oltre al fatto che la mera esistenza della legge sulla blasfemia in Pakistan presuppone una grave violazione del diritto fondamentale alla libertà religiosa. Ma non finisce qui. Salman Taseer, ex governatore della provincia pachistana di Punjab, si era schierato a favore di Asia Bibi e aveva criticato la legge sulla blasfemia definendola una "kala kanoon"(in lingua urdu, "legge nera"). Il solo aver preso posizione, cinque anni fa, lo ha portato ad essere assassinato. 

Oggi il figlio di Salman, Taseer, rischia a sua volta l'incriminazione, o la stessa sorte del padre. La colpa di cui si è macchiato, secondo gli islamisti, è aver mandato un messaggio natalizio di solidarietà a quanti sono in carcere. Il che l'ha portato ad esser considerato anche lui un blasfemo. Shaan Taseer a ridosso del Natale, sulla sua pagina Facebook, aveva pubblicato un messaggio di auguri ai cristiani e invitava, inoltre, alla preghiera per la sorte di Asia Bibi.  Per questa ragione un gruppo islamista, Tehreek Labaik Ya Rasool Allah, ha emesso una fatwa dove si chiede la condanna e l’uccisione di Taseer. "Ha superato tutti i limiti insultando Allah e il profeta", si legge nell’editto, "ecco perché è passabile di morte". Attualmente Shaan Taseer si trova fuori dal Pakistan e non vuole rivelare dove, temendo per la sua vita.

"Hanno chiesto la mia uccisione. Questo non è uno scherzo. E tutto per un augurio di buon Natale. Grazie polizia del Punjab e buon Natale anche a te".

 

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