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In Italia la ripresa si vedrà solo nel 2024, il potere d’acquisto delle famiglie tornerà a livelli considerati “ottimali” nel 2021, mentre il livello dei senza lavoro dovrebbe ritornare al 6 per cento solo nel 2032. E’ quanto previsto dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, che ha fatto il punto sulla crisi economica.

Secondo le stime, basate su dati Istat e previsioni Prometeia, la Cgia segnala che nel 2016 l'economia italiana è "precipitata" ai livelli del 2000, ovvero di 16 anni fa. A fronte di ciò, il recupero degli 8,7 punti percentuali di Pil persi tra il 2007 e il 2013 dovrebbe avere tempi più lunghi, completandosi solo nel 2024, cioè tra sette anni. I consumi della famiglie che a causa della crisi sono crollati di 7,6 punti percentuali, si riprenderanno entro il 2021. Mentre bisognerà aspettare il 2032 per “riconquistare” i 28 punti percentuali di investimenti bruciati in questi anni.

Preoccupante” viene definita la situazione relativa al mercato del lavoro. Se tra il 2007 e il 2013 il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato, passando dal 6,1 al 12,1 per cento, le previsioni delle dinamiche occupazionali stimano che il livello dei disoccupati (attualmente all'11,5 per cento circa) dovrebbe ritornare al 6 per cento solo tra 15 anni, mentre l`occupazione pre-crisi nel giro di un paio d`anni (2018-2019).

Il 2017, sempre secondo i dati Cgia, sarà invece un anno in “chiaroscuro”. Al netto di eventuali e probabili manovre correttive, la pressione fiscale nel nostro paese nell’anno appena iniziato è destinata a scendere dello 0,3%, attestandosi al 42,3%. Uno zero virgola che non cambia granché nelle tasche dei contribuenti. Il Pil dovrebbe invece aumentare di circa un punto percentuale, circa.

"La ripresa economica del nostro Paese rimane ancora molto debole e ben al di sotto della media Ue", commenta il coordinatore dell'Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo, segnalando che "se nel 2017, come riportano le ultime previsioni economiche elaborate dalla Commissione europea, il nostro Pil dovrebbe attestarsi attorno all'1%, in Ue, invece, è destinato a toccare l'1,6%. Tra tutti i 28 Paesi dell'Unione, solo la Finlandia registrerà quest'anno una crescita più contenuta della nostra".

Dunque, dati alla mano, una cosa è certa: la tanto “ripresa”, sbandierata come prossima da Renzi & Co prima del referendum costituzionale, non è proprio dietro l’angolo. 

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