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Un investimento da un miliardo di dollari per riconvertire e modernizzare due impianti nel Midwest degli Usa - dove saranno creati ben 2000 posti di lavoro - ha giocato d'anticipo sul presidente eletto Trump. Va detto, infatti, che il Don, nei giorni scorsi, aveva lanciato un'offensiva contro le case che fabbricano vetture in Messico e che poi le vendono negli States. La minaccia di Trump per interrompere questo modo di fare è stata quella di introdurre "dazi altissimi". 

Nel mirino sono finite la Ford - che avrebbe rinunciado ad un investimento programmato di 1,6 miliardi di dollari in Messico -, General Motors e Toyota. Quanto a FCA, che si è mossa con largo anticipo e ben prima dell'addio di Barack, il suo amministratore delagato ha spiegato che il nuovo investimento in USA è solo la conseguenza dello spostamento della domanda verso Suv, truck e pick up. "Continuiamo a rafforzare gli Stati Uniti come hub manifatturiero globale", aveva detto Marchionne. 

Nell'arco di tre anni lo stanziamento riguarderà gli stabilimenti FCA di Warren (Michigan) dove saranno prodotte la Jeep Wagoneer e la Grand Wagoneer, e di Toledo, in Ohio, dove sarà realizzato il nuovo pick up Jeep.  Già lo scorso luglio la società degli Agnelli aveva comunicato un investimento da 1,448 miliardi di dollari nell'impianto di assemblaggio di Sterling Heights, e di oltre un miliardo per le fabbriche in Illinois e in Ohio. 

Intanto,  dopo la raffica di promozioni degli analisti incassata da Fca e il boom dei titoli in Borsa, i riflettori sono oggi puntati sulla conferenza stampa di Marchionne, al salone dell'auto di Detroit, dove potrebbe fornire indicazioni sul piano per azzerare il debito del gruppo entro il 2018. 

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