Sul politicamente corretto

Versione stampabile
politicamente corretto

Se in occasione dell'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca il sistema dei grandi media occidentali e consistenti segmenti dell'opinione pubblica liberal si rifiutano di accettare il risultato della volontà popolare, invocano rivolte e giustificano dimostrazioni violente, non si può considerare questo rifiuto come un caso fortuito o isolato. Se la legittimità della vittoria dei "leave" nel referendum dell'anno scorso sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea è stata radicalmente messa in discussione da politici, intelettuali e giornalisti del vecchio continente con l'argomentazione che quel risultato non era valido perché determinato dal voto degli elettori anziani, poveri e ignoranti contro quello dei più giovani e istruiti, ciò non è stato dovuto ad un momentaneo smarrimento del significato della democrazia e del suffragio universale. 

Se gran parte dell'opinione pubblica progressista occidentale – che per anni si era sperticata in celebrazioni commosse delle immense potenzialità di libertà e democrazia offerte dal Web – sostiene ora da alcuni mesi con sempre maggiore insistenza la tesi secondo la quale una parte dei contenuti politici che circolano in rete e nei social network sono "post-verità" menzognere e truffaldine, e che proprio questi contenuti sono stati la causa dell'affermazione di pericolosi populismi, come appunto la vittoria della Brexit e di Trump, questo non è il frutto dell'eccesso di pochi estremisti faziosi. 

La triste verità è, invece, che l'intolleranza, il rifiuto del pluralismo, la delegittimazione dell'avversario, l'invocazione della censura contro di lui sono parte integrante dell'ideologia oggi egemone nelle élites politiche, socio-economiche, intellettuali e mediatiche delle democrazie industrializzate: il progressismo radicale che possiamo riassumere nella definizione di politically correct. Questa ideologia non si differenzia, infatti, nelle sue caratteristiche fondamentali da tutte le altre che hanno imperversato nella cultura europea e occidentale dalla rivoluzione francese alla fine del Novecento: "religioni politiche" secolarizzate fondate su dogmi e ortodossie, insofferenti verso eretici e dissidenti. 

Chiunque sia convinto che l'idea di ordinamento politico, sociale ed economico in cui crede, una volta realizzata, renderà il mondo più felice e risolverà i problemi dell'umanità considera inevitabilmente qualsiasi opinione contraria ai suoi disegni non come il frutto di opinioni, interessi, culture, inclinazioni legittimamente diversi dai propri, ma come un fastidioso, irrazionale ostacolo che ritarda il cammino trionfale delle "magnifiche sorti e progressive", e che può essere addebitato soltanto a due ordini di cause: o stupidità e ignoranza, o interesse particolaristico al mantenimento dello status quo. 

Il senso di superiorità morale dell'élite "illuminata", derivante dalla tradizione gnostica, diviene la base della forma mentis propria di tutte le famiglie ideologiche dell'Otto e del Novecento, riproponendosi sotto la forma delle grandi "filosofie della storia" (idealismo hegeliano, positivismo, marxismo). L'ideologo professa quella che Herbert Butterfield chiamava una "interpretazione whig della storia", nel senso di un pregiudizio di fondo su chi sono i "buoni" e i "cattivi", le forze che favoriscono l'avanzamento lungo quella strada obbligata e quelle che lo frenano, in ogni conflitto di ogni epoca umana. I regimi totalitari non sono stati altro che i momenti in cui questa visione unilaterale del progresso e del bene, nel contesto di conflitti particolarmente radicali, è stata portata alle sue estreme e più coerenti conseguenze: quella del dominio incontrastato di partiti, leader e classi dirigenti "avanzate" su società da ricostruire ab imis fundamentis, e dell'annientamento da parte loro di ogni avversario, di ogni residuo "difettoso" nelle società stesse.  

Nel corso del ventesimo secolo le più violente tra le ideologie crollano, lasciando apparentemente in piedi in Occidente, e tendenzialmente su scala mondiale, soltanto la cultura liberaldemocratica. Ma il vuoto lasciato da fascismi e comunismo viene ben presto colmato, dopo la guerra fredda e nell'epoca della globalizzazione, da altri fenomeni apparentemente diversi, in realtà di natura parecchio affine ad essi. E' stato in quella fase storica che le democrazie costituzionali sono state svuotate dall'interno dal progressismo radicale, fondato su un totale relativismo culturale ed etico in cui si mescolano un superomismo scientista e un ambientalismo antiumanista e neopagano. 

L'assunto generale di questa nuova ortodossia è l'ideale di un'umanità composta da individui assolutamente liberi da qualsiasi costrizione, condizionamento o discriminazione, in grado di determinare a loro piacimento il proprio ruolo nel mondo e la loro stessa natura. Ma quanto più professa un integrale relativismo libertario, tanto più il progressismo politically correct produce ortodossie rigide, proibizioni, scomuniche morali, protocolli di comportamento sociale, una pedagogia civile sempre più invadente. In realtà la sua convinzione di dover innalzare le plebi barbare all'autentica libertà, in corto circuito con il suo rifiuto di ogni gerarchia di civiltà e di ogni senso della comunità, genera una incapacità di fondo a tollerare un confronto effettivo a tutto campo tra diversi ideali di vita, diverse concezioni del bene. 

Le élites progressiste costituiscono una gigantesca rete in cui sono compresi i media (inclusi i social) più influenti, le grandi università e molte tra le maggiori istituzioni culturali europee, del Commonwealth britannico e statunitensi, le istituzioni sovranazionali. Una rete in cui vengono coniate le "narrazioni" ufficiali, il linguaggio "autorizzato" e una lettura ideologicamente uniforme dei principali problemi sociali e politici del mondo. La classe politica e intellettuale interna a questo sistema usa la sua egemonia per esercitare una ferrea e continua opera di delegittimazione  verso qualsiasi fenomeno che ad essa si contrapponga, usando nell'accezione più spregiativa e generica il termine "populismo" e marchiando oppositori politici e culturali con appellativi infamanti volti ad escluderli completamente da ogni possibilità di interlocuzione: xenofobo, razzista, islamofobo, omofobo, sessista, "negazionista" (applicato a chi non ritiene credibile la martellante propaganda sulle origini antropiche del global warming), e così via. 

Insomma anche l'ideologia liberal contemporanea, contrariamente all'immagine edulcorata che offre di se stessa, porta in sé una malcelata aspirazione ad incarnare una sorta di "ministero della verità" come quello descritto in 1984 di George Orwell, e a imporre una "neolingua" controllata dalla propaganda (questa volta di establishment prima che di partito, ma la sostanza cambia poco). Ma le strategie censorie e delegittimanti incessantemente messe in atto dal progressismo elitario tendono a provocare, con tutta evidenza, un forte effetto boomerang. 

Più le élites progressiste si chiudono nella loro fortezza di autolegittimazione, delegittimazione ed omologazione, più esse alimentano fenomeni di segno inverso: ribellioni sempre più estese verso la loro egemonia, e movimenti populisti sempre più aggressivi che amplificano al massimo proprio la contrapposizione a quell'establishment, considerano la loro emarginazione come una medaglia al valore e si eleggono – con crescente consenso – a rappresentanti legittimi dell'"uomo comune" contro classi dirigenti lontanissime dal sentire diffuso.

CommentiCommenti 7

maboba (non verificato) said:

Io vedo un altro pericolo nella "nuova" ideologia del "politically correct" così ben descritta.
Quello che l'autore scrive "Chiunque sia convinto che l'idea di ordinamento politico, sociale ed economico in cui crede, una volta realizzata, renderà il mondo più felice e risolverà i problemi dell'umanità considera inevitabilmente qualsiasi opinione contraria ai suoi disegni non come il frutto di opinioni, interessi, culture, inclinazioni legittimamente diversi dai propri, ma come un fastidioso, irrazionale ostacolo che ritarda il cammino trionfale delle "magnifiche sorti e progressive" è l'anima (ironia della parola) dell'ideologia e della prassi marxista-leninista comunista e l'accomuna non solo ad altre ideologie totalitarie come quella nazionalsocialista (alla classe basta sostituire la razza), ma anche e qui sta il pericolo secondo me anche alla ideologia religiosa islamica; anche per essa chi non appartiene alla "umma", chi non si sottomette ad Allah merita l'inferno, non solo nell' al di là, ma soprattutto qui ed ora, ed è considerato sacrificabile ed eliminabile a discrezione dei veri credenti, così come negli altri due totalitarismi era da eliminare chi si opponeva al bene comune o alla razza pura. Oltre ai fiumi di petrodollari che scorrono in occidente come un fiume carsico, anche qui origina a mio parere la simpatia che queste "elites" occidentali manifestano verso l'islam, pronte a convertirsi qualora le circostanze lo richiedessero, alla faccia dei diritti che stanno usando come un'arma impropria. Mentre il comunismo è ormai "sputtanato", l'ideologia islamica è rampante e rischia di riempire quel vuoto che le stesse "elites" hanno creato attaccando con furore le identità e tradizioni culturali e religiose dell'Occidente.

LUPOKARLO (non verificato) said:

l intolleranza io la vedo nelle proteste di questi personaggi che si dichiarano democratici ma non lo sono: anche da giovane a 17/18 anni quante volte mi sono scontrato con dei professori che cercavano di inculcarti le loro ideologie di sinistra e se non le condividevi eri tacciato di fascismo ed eri anche emarginato: sono arrivato anche a rompere le "amicizie"... perche non capivo un c..... . io ti rispetto anche se non condividi le mie idee ma dall altra parte non c e il rispetto ma solo il termine razzista......che poi dovrebbero anche consultare il treccani per capirne il vero significato.

Sandro Cecconi (non verificato) said:

Capozzi,

ho apprezzato la sua analisi in ogni suo punto, ma ritengo che in realtà la condizione in cui stiamo vivendo da una ventina di anni (tutto è iniziato con Clinton e proseguito con tutti gli altri) sia stata ben architettata da coloro che poi si sarebbero trasformati in élites della peggiore qualità della storia dell'intera umanità, hanno cercato pervicacemente un nuovo ordine mondiale (chiaramente per i soli lori fini più che opachi). Continuo a pensare che esiste una vera e propria "cupola", nel senso più deteriore del termine, che continua a voler tirare le fila della vita dell'intera umanità. Le indicazioni che lei ha fornito nella sua completa analisi per me sono in realtà le metodologie usate per giungere in breve tempo a una vera e propria "dittatura" globale, non sto scherzando e questo mio pensiero e non è dietrologia nel modo più assoluto.
Poi come sempre è accaduto nella storia le persone con la Brexit prima e con l'elezione di Trump poi, ha ribaltato il tavolo progettuale di queste élites che ora non si vogliono rassegnare in alcun modo per la loro sconfitta che non avevano previsto, i patrimoni e i soldi in gioco sono una vera montagna che non riusciamo neanche a quantificare e immaginare.
Il tutto è potuto avvenire con l'apporto enorme di politicanti senza alcuna cultura, spessore intellettuale, senza etica , anima ecc...
Ma quest'ultimi sono stati fatti votare ricorrendo ai vari pennivendoli e ventriloqui che li hanno presentati ai cittadini come il nuovo, il non plus ultra della qualità e via discorrendo.
In realtà sono sempre stati, sono e sempre saranno dei poveracci, dei pagliacci, dei megalomani e chi più ne ha più ne metta.
Torno a ripetere che mi auguro che d'ora in poi si ripercuota anche in Francia, Olanda, Germania, Italia ecc. per fare in modo che si possa fare finalmente una pulizia primaverile nel più breve tempo possibile di questa accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio incapaci di intendere e di volere.
La guerra, ripeto ed enfatizzo il termine guerra perché lo è e lo sarà, è appena iniziata e prevedo che non ci potranno essere prigionieri.
Pertanto invito sin d'ora la vera Destra italiana, per cortesia lasciamo perdere i falsi profeti del sovranismo e antieuro che in realtà sono tali e quali al resto della compagnia, a cercare un Fillon italiano, quel Fillon che ha giustamente affermato di essere europeista proprio perché è un francese.
Senza Europa sia noi italiani come i soli tedeschi e gli altri cittadini dei singoli stati, siamo destinati a soccombere in modo disastroso verso i grandi numeri degli stessi USA, Russia, Cina, India e via discorrendo.
Occorre ripensare in brevissimo tempo una nuova Europa formata in modo federato dai singoli stati ma che parli con una sola voce.
Tutto ciò ovviamente per salvaguardare la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra comune religione (checché ne dicano i vari atei, falsi atei, pseudo profeti e via discorrendo) e la nostra economia. Il tutto è per me sullo stesso piano.
La saluto cordialmente.

Fabrizio Perron... (non verificato) said:

Ho notato una contraddizione. L'autore è un nemico del relativismo. Da sempre, ed anche in questo articolo lo avversa e lo combatte. E allora perché indignarsi se le così dette elite liberal-democratiche avversano e disprezzano il populismo, razzismo, provincialismo, protezionismo, particolarismo, egoismo economico che oggi vengo propalati da personaggi privi di scrupoli favoriti dalla cultura scarsa e dall'effetto moltiplicatore di qualsiasi notizia determinato dal web? Questi sono il nemico di oggi.

Tony Soprano (non verificato) said:

Perfettamente d'accordo : la potenza di fuoco del "mainstream" radical-chic è impressionante. Un ennesimo esempio può essere ciò che è accaduto a Firenze, dove è da poco terminata, a Palazzo Strozzi, l'esposizione dedicata all'"artista contemporaneo" Ai Weiwei. Allora: a me personalmente la cosiddetta "arte contemporanea" interessa poco o nulla, ma il punto non è questo ; il punto è che, a fare da "battistrada" all'esposizione, sono stati i gommoni appesi in verticale su due lati del Palazzo. La mostra è iniziata verso la fine di settembre : bene, a partire dall'inizio del mese è iniziata una martellante campagna di copertura "ideologica", i cui principali estensori sono stati i quotidiani "progressisti" ed il TG regionale toscano. Il "mantra" di tale campagna mediatica era sempre il solito: Bravo Ai Weiwei, sei geniale e sensibile, con il tuo indomito anticonformismo ci fai riflettere, con l'installazione dei gommoni sulla facciata del Palazzo ci costringi a pensare alla tragedia dei poveri migranti .... e via di questo passo. I testimonial intellettuali sono stati tanti (fra cui, ad es., la nuova star mediatica della critica d'arte Tomaso Montanari). Ma il culmine - a mio parere - è stato raggiunto quando la vice-presidente della Regione Toscana - la prof. Monica Barni, ovviamente del PD - ha dichiarato quanto segue:
"L’arte può piacere o non piacere, ma confondere, come hanno fatto alcuni polemizzatori, i piani cultura e immigrazione, è appunto, sterile. Stiamo parlando di un artista che ha affrontato temi sociali importantissimi ed è, in qualche modo, lui stesso un migrante perseguitato. Dunque polemizzare su questo è davvero assurdo”. Dunque, l'installazione dei gommoni è stata furbescamente utilizzata come "punta di diamante" per propagandare la mostra ; se però qualcuno chiede - magari, in certi casi, con rudezza eccessiva per le delicate orecchie dei nostri intellettuali o intellettualoidi - che ci azzeccano i gommoni sulla facciata di un palazzo di fine Quattrocento, allora questo qualcuno viene zittito con l'argomento che non bisogna confondere cultura e immigrazione... Ma ancora più impressionante (direi, addirittura sublime) è la quasi equiparazione di Ai Weiwei ad un migrante perseguitato... Sinceramente, mi sembra un paragone abbastanza grottesco... Si parla di un "artista" che è stato quasi tre mesi in prigione nel suo Paese (la Cina), ufficialmente per evasione fiscale, in realtà - così dicono tutti - per il suo non allineamento con il Potere ; in ogni caso, adesso scorrazza per il mondo fra alberghi di lusso e gallerie d'arte e fa un sacco di soldi. Bravo, per carità : ma che ci azzecca con un profugo siriano? Il terzomondismo ipocrita (e, in Italia, anche straccione) colpisce ancora!