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ministro giustizia romania

In Romania è caos istituzionale. Il ministro della Giustizia , Florin Iordache, si è dimesso oggi, dopo che il governo, guidato dall’esponente del partito socialista Sorin Grindeanu, nei giorni scorsi è stato costretto a ritirare il decreto cosiddetto “salva corrotti” a seguito delle massicce proteste e manifestazioni che per ben quattro giorni hanno portato quasi un milione cittadini in piazza per chiedere proprio la revoca del decreto.

Le dimissioni del ministro erano nell’aria da giorni. Il provvedimento, infatti, era stato curato proprio da Iordache e prevedeva la depenalizzazione dell'abuso di ufficio e di altri reati di corruzione, misure che erano destinate ad evitare il processo contro alcuni esponenti politici, tra cui il leader del partito socialista Liviu Dragnea al momento sotto processo per un abuso di 24mila euro. Non a caso, le opposizioni in Parlamento hanno parlato di decreto “ad personam” per scagionare il segretario socialista che non ha potuto prendere le redini del governo a seguito del monito lanciato dal Presidente della Repubblica Klaus Iohannis, il quale aveva avvertito da prima del voto che non avrebbe accettato persone indagate o sospette alla guida dell'esecutivo.

Pressioni per il ritiro del decreto, oltre che dalla piazza e dallo stesso Presidente Iohannis, erano giunte nei giorni scorsi anche dalla Commissione Europea che si era detta “fortemente preoccupata” per le modifiche al codice penale romeno in materia di corruzione. "La lotta contro la corruzione deve fare progressi, andare avanti, e non essere sconfitta", aveva dichiarato il presidente della Commissione stessa, Jean-Claude Juncker.

Ora, dopo le dimissioni di Iordache, non è escluso che il dicastero della Giustizia venga affidato ora ad un tecnico. Il premier Grindeanu ha fatto intende che questa è una soluzione percorribile, mentre ha respinto sempre con fermezza l’ipotesi di lasciare l’incarico. In ogni caso, per i cittadini rumeni, sembra che il destino dell’esecutivo sia già segnato.  

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