Le donne e il giorno del ricordo

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cossetto

Nel 2017 c'è ancora chi crede che le foibe siano state una forzatura di qualche storico sprovveduto. Così come ci sono ancora italiani che non sanno neppure di cosa stiamo parlando. Pulizia etnica. Genocidio nei confronti della popolazione di lingua italiana, ecco di cosa parliamo.

Siamo negli anni della Seconda guerra mondiale. E gli slavi, guidati dal comunista Tito, seguono il loro disegno nazionalistico di conquista di un territorio ricco e dalle grandi potenzialità, anche ambientali: nella provincia della Venezia Giulia e della Dalmazia, i comunisti che qualcuno ha ribattezzato 'titini' - per non sporcarsi troppo le mani -, strappano centinaia e centinaia di italiani dalle loro case e li portano via.

Ma non in un posto qualsiasi. Li trascinano fino ai bordi di quei crepacci naturali che sono, appunto, le foibe: imbuti che sprofondano nelle voragini della terra fino a 200 metri. Come un grattacielo che finisce a testa in giù e si sviluppa nel buio della terra. I comunisti mettono gli abitanti di quei luoghi in riga, un filo di ferro legato al polso - fino a stritolarne la carne -, formando una catena umana. Il primo della fila viene fucilato e con il suo peso trascina nella foiba tutti gli altri. Vivi.

Trecentomila persone fuggirono a questa furia comunista, ma tra loro non c'era Norma Cossetto, diventata, in qualche modo, l'esempio emblematico di quello che le donne subirono in quei giorni bui della nostra storia. Norma aveva 24 anni quando, il 24 settembre 1943, un gruppo di partigiani irruppe in casa sua, a Santa Domenica di Visinada (Pola), razziando un po' di tutto. Qualche colpo di pistola ai materassi in camera da letto, giusto per spaventare Norma, la mamma e la sorella, e poi via. Il giorno dopo i partigiani tornarono a fare visita nella stessa abitazione. Forse Norma gli era sembrata una ragazza troppo carina per lasciarsela sfuggire.

Così la prelevarono con la forza imponendole di aggregarsi alle bande comuniste di Tito. Norma si rifiutò. Allora la rinchiusero, insieme ad altre persone, per giorni, in una caserma che era stata della Guardia di Finanza. Quel momento sancì l'iniziò del suo martirio. La rinchiusero in una stanza, la legarono a un tavolo con alcune corde, e per una notte la donna fu in balia di diciassette aguzzini che la violentarono senza sosta né pietà. La seviziarono, pugnalandole i seni e torturandola nei genitali. Stanchi e soddisfatti decisero, quindi, di gettarla ancora viva nella prima foiba che capitò loro a tiro.

Norma venne ritrovata dopo ore da una donna, che da casa sua sentiva l'eco dei gemiti, dei lamenti strazianti. Sevizie simili furono trovate su altri corpi di donne. Ma nell'Italia di oggi, su questa pagina vergognosa della storia comunista, c'è ancora qualcuno che preferisce mugugnare, ancora negare, ancora dimenticare. Noi no.

CommentiCommenti 7

Sissi.L (non verificato) said:

Inanzitutto complimenti Formicola, centra sempre il bersaglio! Aggiungerei, se mi permette, che la nostra "amata" Rai, preferisce " deliziarci" con uno spettacolo, quale Sanremo dichiaratamente ormai Lgbt, piuttosto che informare milioni di spettatori come me, interessati a saperne di più su questa tragedia, che per anni ha tinto di rosso la vita di milioni di persone della nostra povera penisola, ormai oggi addormentata o quasi dai "colori della pace". Grazie ancora per questa sana informazione.

Augusto M. Dell... (non verificato) said:

Incuriosito da questo articolo, ho scoperto che è in preparazione un film "Rosso Istria" che ricostruisce la storia di Norma e dei suoi assassini comunisti. Il che è un bene, a patto che i censori di regime non riescano a toglierlo di mezzo come è accaduto per "Il segreto di Italia" (2014) - il regista è lo stesso - che racconta dell'esecuzione sommaria di 136 persone avvenuta a Codevigo per mano partigiana.

No: è inutile che cerchiate il DVD sui principali siti online. "Naturalmente" il prodotto non è disponibile...

Emilio Ferro (non verificato) said:

Ho moltissima empatia per le sofferenze del popolo istriano, forse perché sono esule anch'io, anche se per una vicenda diametralmente opposta a quella istriana...

Priska (non verificato) said:

Una vicenda analoga si è svolta in Carnia durante la seconda guerra mondiale. Dei partigiani sequestrarono e violentatono una ragazza per poi gettarla in un dirupo. Non ricordo il nome del paesino teatro della tragedia, ma potrei facilmente risalirci, visto che la vicenda mi è stata raccontata da una persona ancora viva.

Michele Lisci (non verificato) said:

Perchè si organizzano solo manifestazioni antifasciste (giuste) e non si organizzano mai manifestazioni anticomuniste? Solo gli ignoranti o quelli in malafede non sanno che i regimi comunisti hanno causato più vittime dei fascisti e nazisti messi insieme. In Italia ci sono strade vergognosamente dedicate a Togliatti ecc.