Aggrappati ai ricollocamenti

Ma l'Italia ha capito che sull'immigrazione sta cambiando praticamente tutto?

di
 | 12 Febbraio 2017
immigrazione

Negli Stati Uniti, in questo weekend, centinaia di clandestini sono stati fermati dagli agenti della immigrazione in attesa di venire espulsi, la prima mossa concreta presa dalla Casa Bianca dopo che in campagna elettorale Donald Trump aveva promesso di espellere dagli Usa 3 milioni di illegali, selezionando quelli che si sono già macchiati di reati o che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. Anche questa notizia, naturalmente, si sta trasformando in una fake news, con la stampa che titola sui “raid” contro gli immigrati e su fantomatici “ceck-point” agli angoli delle strade, con l’unico effetto di alimentare la paura e l’insicurezza nelle comunità dei migranti – tutto questo nonostante l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) spieghi che si tratta di operazioni di “routine”. Il fatto è che prima operazioni del genere non si facevano, con Trump, invece, che ha deciso di rendere effettivo il reato di clandestinità, gli affiliati alle gang, gli spacciatori di droga, i molestatori di bambini, e altri individui pericolosi per la collettività, come spiega ancora l’ICE, andranno subito fuori dagli Usa. 

Ma l’atteggiamento dei governi sulla questione immigrazione non sta cambiando solo negli Usa. Se Trump dà un giro di vite radicale rispetto a Obama, anche la cancelliera Angela Merkel, che fino a un anno fa annunciava porte aperte ai profughi e ai rifugiati, prima ha chiuso a nome della Ue l’accordo multimiliardario con la Turchia per frenare il flusso dei migranti, e adesso annuncia uno stanziamento di 90 milioni di euro per pagare quei migranti disponibili a rinunciare alla loro domanda di asilo per tornare volontariamente a casa lasciando la Germania – operazione pagata con i soldi dei contribuenti tedeschi ma che in ogni caso segna una discontinuità con il recente passato. A suo tempo, Trump disse che la Merkel aveva commesso un “errore catastrofico” con la politica delle porte aperte, con il vice-cancelliere tedesco Gabriel costretto ad ammettere che Angela aveva “sottostimato” il fenomeno in atto, finendo per produrre una “guerra culturale” in Germania. La strage del mercatino di Natale ne è l’esempio più tragico.

Insomma, sia Washington che Berlino, ognuna a suo modo, hanno cambiato registro, e parliamo di due Paesi che nel corso degli anni hanno accolto milioni di persone, 47 milioni gli Usa, 12 la Germania. E l’Italia? Qui da noi ci sono 5,8 milioni di immigrati, una cifra molto più bassa delle precedenti, ma va detto che negli ultimi quindici anni il numero dei migranti nel nostro Paese si è raddoppiato. Secondo l’Oim, l’Organizzazione mondiale per le migrazioni, dall’inizio di gennaio più di 11.000 migranti hanno attraversato il Mediterraneo e 419 sarebbero le vittime, i morti in mare, una media di dieci persone che hanno perso la vita ogni giorno nel 2017. Abbiamo messo in campo grandi risorse per salvare chi rischia la vita, e questo va rivendicato, ma il premier Paolo Gentiloni continua a ripetere che “l’obiettivo non è chiudere le porte” ma gestire “flussi regolari”, ridurre i tempi per le richieste di asilo e chiedere all’Europa di mantenere gli impegni sulle cosiddette ricollocazioni dei migranti, quelle che avrebbero dovuto marciare a ritmi serrati distribuendo gli immigrati sbarcati in Italia e in Grecia tra i vari Paesi Ue ma che per mesi hanno prodotto solo numeri grotteschi e insignificanti.

Insomma, nonostante i provvedimenti presentati dal ministro Minniti mettano maggiormente in evidenza il tema del rapporto tra immigrazione e sicurezza urbana rispetto al passato, l’impressione è che il nostro governo stenti a seguire il nuovo corso che si sta delineando a livello internazionale, perché è vero che siamo un Paese abituato ad accogliere e con una cultura diffusa della solidarietà, ma è vero anche che l’accoglienza è stata per troppo tempo, e continua ad essere, l’unica risposta della politica davanti ai fenomeni epocali che stiamo vivendo; che il governo italiano, fedele fino all’ultimo al dettato del melting obamiano, si trova spiazzato più di altri dal cambio di passo negli Usa; e che avendo barattato, come ha fatto Renzi, qualche punto di vantaggio sulla flessibilità con Bruxelles, che si è ridotto però solo a un incremento della spesa pubblica e delle mance elettorali elargite dall'ex premier, adesso, anche se volessimo fare la voce grossa sui ricollocamenti, o con i nostri alleati sulla situazione in Libia (situazione che continua a complicarsi, negli ultimi giorni sono riapparse altre milizie e gruppi tribali), non avremmo certo la forza negoziale per riuscirci. Sull’immigrazione le cose nel mondo occidentale stanno cambiando ma l’Italia, continuando a fare il portabandiera dell’accoglienza fine a se stessa, non andrà molto lontano.          

Commenti

In Italia ormai l'unica industria fiorente rimasta è quella dell'assistenza agli immigrati, che dà da mangiare a un sacco di gente. Difficilmente si fermerà.
E comunque si dovrebbe cominciare col fermare la Marina Militare, che viene usata per caricare immigrati in Libia. Il colmo...

Con la politica delle porte aperte si fa pagare al popolo italiano la salvaguardia degli interessi economici privati in AFRICA

Penso che le priorità' siano integrare chi già' e' qui ma impedire che ne arrivino altri. Non facciamo chi e' qui, ma il papa dovrebbe rendersi conto che non siamo più' in grado di prenderne altri.

Aggiungi un commento