Scuole, bagni e transgender

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I maschi vanno nel bagno dei maschi, e le femmine in quello delle femmine. Con questa ennesima decisione, una delle primissime prese dal dipartimento della Giustizia, della nuova amministrazione Trump, che sta facendo montare l'ennesima polemica ovviamente internazionale (è un decreto antistorico, razzista e discriminatorio), si capisce ancora meglio come si era ridotta la precedente amministrazione Obama, e perché la Clinton ha perso le elezioni.

Con il Medio Oriente in fiamme, i terroristi alle porte, la migrazione clandestina che cresce e l’occupazione che cala, con la delocalizzazione delle grandi industrie nel continente asiatico, con l’aumento di disordini e delle violenze razziali nelle città, con il flop della riforma sanitaria, l’amministrazione Obama non ha trovato di meglio che occuparsi intensamente dei gabinetti pubblici, inserendo anche in questo campo il criterio del gender. L'ex presidente ha ritenuto necessario stabilire, tramite direttiva della Casa Bianca, che si può andare nei bagni secondo il "genere percepito”, e non secondo quanto scritto all’anagrafe, cioè, banalmente, se si è maschi o femmine. Con tutte le conseguenze imbarazzanti del caso (chi decide come accertare le infrazioni? Come controllare se uno va nei gabinetti giusti?). Salvo poi sorprendersi del mancato ritorno in termini elettorali. 

Un po’ come Renzi, che nonostante peggio di noi solo la Grecia, nonostante la disoccupazione giovanile al 40%, il debito pubblico che aumenta, la ripresa che non c’è, l’Europa che ci chiede il conto, i terremotati al gelo, l’importante è andare a votare a giugno. A livello di consenso elettorale, i gabinetti non pagano, si potrebbe dire. Ma c’è dell’altro. 

Fermo restando che se dicessi di sentirmi un’astronauta non per questo mi farebbero, non dico guidare, ma neanche entrare in un’astronave, e forse chiamerebbero i camici bianchi; dubitando fortemente che per i transgender fosse questione di vita o di morte frequentare i gabinetti pubblici secondo il genere percepito al momento, e non secondo la carta d’identità; anche ammesso che i transgender siano tantissimi, e che frequentino in modo massiccio i gabinetti pubblici; ricordando pure il grande traguardo dei matrimoni gay a cui tutta l’America avrebbe dovuto plaudire; ecco, tenendo ben presente tutto questo, suggeriamo sommessamente alla vecchia amministrazione Obama e ai democratici (anche di casa nostra) di fare comunque quattro conti e provare a capire quanto reale consenso portino politiche come queste.

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