Effetto Brexit in Irlanda

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kenny irlanda

Non è un mistero che la Brexit abbia sparigliato non poco le carte dell’Unione Europea e degli stati membri. Così come non è un mistero che la fase post-Brexit, burocraticamente parlando, sia un percorso lungo e complicato. Non a caso, infatti, i trattati prevedono ben due anni di trattative prima che un Paese esca definitivamente dall’Unione. Proprio per questo, può capitare che, in questa fase convulsa, qualcuno si perda nei meandri delle norme e rilasci dichiarazioni che possono sembrare contraddittorie.

È il caso del premier irlandese Enda Kenny che, come riporta il The Guardian, in un discorso a Dublino, commentando la fase post-Brexit, ha perentoriamente bollato come “grave minaccia per la prosperità economica dell’Irlanda” il fatto di ristabilire un confine rigido con il Regno Unito. “Permettetemi di essere chiaro su un punto. È una questione vitale per l’interesse dell’Irlanda che noi non ritorniamo a confini rigidi, o ne creiamo in futuro” ha dichiarato Kenny. Tuttavia questa posizione non è priva di contraddizioni.

Proviamo a fare per un attimo il punto della situazione. Il Regno Unito, lasciando l’UE, non farà parte del mercato unico. Probabilmente non abbandonerà subito l’unione doganale, perché ci sarà una fase transitoria. Ma nel momento in cui questo accadrà, il Regno Unito sarà fuori e l’Irlanda rimarrà dentro. In tal caso, ci sarà un confine oggettivo e dunque saranno necessarie anche delle dogane, dato che l’Unione Europea applica tariffe e tasse alle merci che entrano nell’unione doganale. Quindi, se è possibile concepire un confine più “morbido” per il transito di passeggeri, non vale lo stesso per le merci. Al confine tra Germania e Svizzera, ad esempio, se le auto passano velocemente, perché la Svizzera aderisce all’area Shengen, i camion con le merci devono fermarsi per il controllo doganale (la Svizzera è fuori dall’unione doganale).

Ora, forse Kenny non sa che la stessa cosa dovrà accadere in Irlanda? Oppure dovremmo sospettare che la dichiarazione del premier irlandese sia ben pensata e volutamente “contraddittoria” nascondendo implicitamente il progetto politico di seguire il Regno Unito e lasciare l’UE? Non volendo considerare il premier Kenny uno sprovveduto, stando alle sue dichiarazioni, potrebbe essere una opzione sul tavolo. Opzione che aprirebbe scenari inediti e problematici per la già malconcia UE che, dopo Brexit e con i venti di una possibile “Frexit” nel caso in cui Marine Le Pen vinca le presidenziali francesi, ora deve temere anche una possibile “Irexit”.

Ipotesi a parte, è evidente che se in molti stati cresce l’euroscetticismo e il desiderio di uscire da questa Unione, un motivo di fondo ci sarà. Ecco perché o l’Europa si interroga e inizia a leggere i segni di un fallimento, ormai evidente, del progetto comunitario così gestito, al fine di correre ai ripari, oppure finirà che in Europa ci rimarremo solo noi italiani.

CommentiCommenti 5

stellio cerqueni (non verificato) said:

Si parla, si critica, si urla, si piange contro i furti nelle case e contro il barbaro accanimento contro persone inermi... Oggi sono stato in Croazia. Bello, non dico di no, attraversare la Slovenia senza confini per arrivare al confine con la Croazia. Ma poi, Stop!, per andare avanti devi mostrare i documenti. Noioso, però in Croazia non conoscono i furti nelle ville e nemmeno le botte agli anziani. In spiaggia a Umago la scorsa estate sono capitati "per caso" due venditori ambulanti. Due. Li hanno imbragati e finis! Finito. Altri non sono più venuti.

Ascenzo (non verificato) said:

Se dovessimo rimanere solo noi italiani in europa, equivarrebbe a Italexit e per noi equivarrebbe ad una manna dato che i PDioti si sono aggrappati all'europa di me..da.

Nicola (non verificato) said:

Non credo proprio che Kenny voglia una Irexit. Al contrario ambisce ad incorporare l'Irlanda del nord. Semmai la Brexit dovesse concretizzarsi.
Lo sviluppo economico che l'Irlanda ha avuto proprio grazie all'essere un paese stabilmente parte dell'UE e di lingua inglese lo perderebbe all'istante se ne uscisse. E non sarebbe al minuscola Irlanda del Nord a compensare tale perdita.
Gli rimarrebbero solo le pecore ed i prati. Pure la Ryanair migrerebbe in Germania.