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I capi della diplomazia americana e cinese si sono incontrati oggi nel primo vertice di alto livello dall'insediamento di Donald Trump alla Casa bianca. Si tratta del primo incontro a livello diplomatico tra Stati Uniti e Cina dall'insediamento di Donald Trump. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha visto il suo omologo cinese Wang Yi stamane a margine del G20 in corso a Bonn.

Il faccia in faccia è rimasto in dubbio fino alla fine, per via delle recenti tensioni tra Washington e Pechino, soprattutto sulla questione di Taiwan. Anche se lo stesso Trump, nel primo colloquio telefonico con il presidente cinese Xi Jinping, aveva assicurato che gli Usa avrebbero continuato a seguire la politica dell'unica Cina. 

Un primo colloquio, che, riferisce la stampa internazionale, dovrebbe consentire loro di affrontare i temi che infiammano i rapporti tra i due paesi: il dossier Taiwan, le isole contestate nel Mar cinese meridionale e infine il commercio.

Pechino intende accertarsi che, sul primo punto, Trump abbia definitivamente accantonato le sue posizioni. Il Presidente americano infatti si era detto intenzionato a non riconoscere più quello che aveva definito il principio di "una sola Cina". Frase che era stata intesa come una mano tesa alle istanze indipendentiste di Taiwan.

Sul secondo punto, Rex Tillerson a metà dello scorso mese ha avanzato la proposta di impedire l'accesso di Pechino alle isole artificiali che la Cina ha fatto costruire nel Mare cinese. La risposta della controparte è stata altrettanto aggressiva: se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, Pechino ha paventato "lo scontro militare". L'ipotesi di chiudere i mercati americani ai prodotti cinesi è stata un punto importante della campagna elettorale del magnate americano. E "Assumi americani, compra americano" continua ad essere uno degli slogan con cui il tycoon cerca di incoraggiare quello che per certa stampa è il "ritorno al protezionismo" soprattutto in chiave anti-cinese. In realtà, nell'ordine di idee del nuovo presidente, si tratta solo di tutelare il made Usa, laddove i prodotti della Cina sono stati accusati, non solo da Trump, di aver distrutto l'economia americana. 

 

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