Pd allo sbando

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Galeotto fu il microfono aperto. Il ministro Delrio ieri era al forum sul trasporto pubblico nella sede del Pd a Roma. Conversando con il presidente della Commissione trasporti, Meta, Delrio non si accorge che il microfono è in funzione e così le sue parole diventano pubbliche. Sono dichiarazioni da prima pagina, visto che il ministro ha sempre difeso il segretario Renzi, schierandosi con Matteo anche ai tempi del referendum: i renziani in questa fase "non capiscono un cazzo", dice Delrio, mentre Renzi, sempre più isolato, "non fa neanche una telefonata" a quelli della minoranza Dem.

Per Delrio, insomma, la scissione nel Pd è questione di ore. La minoranza sembra decisa ad andare avanti fino in fondo e domenica potrebbe già chiudere la partita, con l'uscita della sinistra che sancirebbe la fine del Pd renziano ma anche dei sogni veltroniani di un moderno partito della sinistra riformista in Italia (dovrebbe essere Veltroni ad aprire l'incontro di domenica). Per Delrio la minoranza "fa sul serio, una parte ha già deciso". Durissime le parole del ministro sui renziani in Parlamento; con l'uscita della sinistra "diminuiscono i posti da distribuire, no?", spiega Delrio all'interlocutore, "una cosa che fa vantaggio, ma non capiscono un cazzo (i renziani, ndr), perché sarà qualcosa come la rottura della diga in California, c’è una crepa e l’acqua dopo non la governi più".

E Renzi? Per Delrio sta trattando questa fase come "un passaggio normale". "Cioè, tu devi far capire che piangi se si divide il Pd," aggiunge il ministro a proposito del segretario, "non far vedere che te ne frega, chi se ne frega. Non ha neanche fatto una telefonata, su…come cazzo fai in una situazione del genere a non fare una telefonata?". Insomma anche uno dei più preziosi alleati rimasti a Renzi, Delrio, oramai ha capito che il metodo di potere del capo, l'uomo solo al comando con dietro la truppa ubbidiente, non funziona più, se mai ha funzionato. E domenica, se le cose andranno come ha previsto il ministro, dopo il fallimento del referendum ricorderemo Renzi soprattutto per un'altra cosa, cioè come il segretario che distrusse definitivamente il PCI-PDS-DS-PD.

Oggi Delrio ha provato a buttare acqua sul fuoco, ha detto che Renzi le telefonate le sta facendo, e che con l'appello all'unità pubblicato sul Corriere il segretario mostra grandi segnali di apertura. Sarà, ma intanto, tagliente come sempre, arriva il governatore della Puglia e sfidante di Renzi, Michele Emiliano: "Visto che Renzi non chiama nessuno per evitare la scissione adesso provo a chiamarlo io. Spero mi risponda e che si possa concordare in amicizia una soluzione che stia bene a tutti", scrive Emiliano su Facebook.

Correnti e consorterie piddine si prendono le misure, in attesa della resa dei conti finale di domenica. Ma la posta in gioco per adesso resta la stessa: Renzi vuole subito il Congresso, prima delle amministrative e della manovra, e votare in autunno. Poi si salvi chi può. Bersani e la variegata opposizione Dem il congresso lo vogliono più in là, molto più in là nel tempo, anzi, Pierluigi continua a chiedere che l'esecutivo completi la legislatura. Posizioni inconciliabili, dunque, prima della sfida all'Ok Corral.

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