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"E' una cosa molto seria, siamo veramente preoccupati, rischiamo di dover lasciare l'Italia". Harry Shindler, uno dei più noti britannici residenti nel nostro paese, lancia l'allarme dopo le indiscrezioni sullo stop alla libera circolazione dei cittadini Ue che il governo di Theresa May vorrebbe imporre a metà marzo, quando partirà la richiesta ufficiale di negoziati per la Brexit. Shindler, a 95 anni, si dice pronto a battersi fino in fondo per questa battaglia. 

E, insieme, ad altri compatrioti in Italia, Shindler ha già scritto una lettera al ministro dell'Interno Marco Minniti per chiedere un incontro e ottenere assicurazioni sul futuro trattamento dei britannici nel nostro Paese. "Vogliamo essere noi inglesi che abitiamo qui a negoziare con il governo italiano. Il governo di Londra non può parlare per noi, non ci ha fatto votare al referendum", spiega Shindler, alludendo al fatto che dopo 15 anni di permanenza all'estero i britannici perdono il diritto di voto. Polemiche sterili che, tra le altre cose, lasciano il tempo che trovano dal momento che ancora non si conoscono i termini della questione.

Tanto è vero che fonti del governo britannico spiegano che non verrà decisa alcuna "data limite" oltre al quale cambieranno i diritti dei cittadini dell'Unione Europea che vorranno vivere in Gran Bretagna prima che venga concluso il negoziato sui diritti dei britannici a vivere in Europa. La possibilità quindi che la cosiddetta "cut off date" per gli immigrati dalla Ue coincida con il giorno, attorno al 15 marzo, in cui il governo di Theresa May farà formalmente ricorso all'articolo 50 del trattato di Lisbona, appare estremamente remota.

Downing Street infatti ha sottolineato ieri che, la data in cui il libero movimento degli europei nel Regno unito verrà limitata, sarà parte integrante del negoziato sulla Brexit con Bruxelles. La stessa posizione è stata espressa da Whitehall, sede del ministero degli Esteri. La scorsa settimana erano circolate voci secondo cui la premier avrebbe annunciato la fine della libera circolazione delle persone dalla Ue in contemporanea con l'avvio del negoziato, atteso per metà marzo. Le voci erano scaturite da una riunione di governo di giovedì scorso, nel quale i ministri avevano esaminato il futuro dei cittadini Ue in Gran Bretagna e le future politiche d'immigrazione dalla Ue, spiega il Guardian. Durante la riunione i ministri avevano espresso posizioni contrastanti.

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