La risposta a Claudio Martelli

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In questi giorni la drammatica vicenda di Fabiano Antoniani e la discussione parlamentare sul cosiddetto testamento biologico hanno riacceso il dibattito su temi come la libertà di cura, le dichiarazioni anticipate di trattamento, l'eutanasia, con la sovrapposizione impropria tra casi molto diversi come quello di Piergiorgio Welby, quello di Eluana Englaro e quello dello stesso dj Fabo. In questo contesto si inserisce il commento di Claudio Martelli pubblicato sul “Quotidiano Nazionale”, dal titolo “Sorella morte”, sul quale mi soffermo per fatto personale e non solo.

Per arrivare al fatto personale è innanzi tutto opportuno fare chiarezza sui termini della questione. Esistono i malati affetti da patologie progressive e incurabili destinate a condurre il paziente alla morte (Welby), esistono i disabili gravi pienamente coscienti (Dj Fabo), esistono i disabili gravi in stato vegetativo (Eluana). Non è in discussione la libertà di cura: un malato in grado esprimere la propria volontà può sempre rifiutare un trattamento terapeutico. L'eutanasia vera e propria consiste nella pretesa che lo Stato possa somministrare direttamente la morte al cittadino che lo richiede. Cosa poco diversa è il suicidio assistito, quello che Fabo ha praticato in Svizzera: il gesto finale lo deve compiere il suicida, la clinica si limita a fornire la struttura e il farmaco.

Sono invece in discussione, nel senso che se ne sta discutendo in Parlamento, i caratteri e i limiti delle dichiarazioni anticipate che una persona può formulare in stato di coscienza per manifestare, in base al principio del consenso informato, le proprie volontà per il giorno in cui non dovesse essere in grado di esprimersi. E’ chiaro che anche qui si annidano atteggiamenti e richieste eutanasiche. Le differenze sono sottili ma, in questo campo, letteralmente vitali. Sono essenzialmente due i punti controversi: se alimentazione e idratazione possano essere considerate cure da poter quindi interrompere (io ritengo di no), e se le dichiarazioni anticipate debbano essere vincolanti per il medico, obbligato ad attuarle (e non è prevista l'obiezione di coscienza).

Personalmente, credo debbano piuttosto essere un elemento fondamentale del quale tener conto, ma in un quadro di alleanza terapeutica che non schiacci in modo burocratico né il malato né il medico su indicazioni espresse in un momento precedente, e a volte assai lontano, da quello in cui si vive l’esperienza della malattia. Bisogna cioè tenere conto di quell'elemento di insopprimibile esigenza di libertà che ogni uomo ha fino all'ultimo soffio di esistenza, che è anche libertà di cambiare idea in un futuro che è sempre aperto e che nel mistero della vita trova mille sorprendenti modi per manifestarsi (le testimonianze di coloro che hanno amorevolmente assistito Eluana Englaro sono in tal senso impressionanti). Anche perché, a differenza di quanto sostiene Claudio Martelli, la questione delle dichiarazioni anticipate non riguarda malati "morenti" (per i quali valgono i protocolli delle cure palliative), ma disabili gravi, non più in grado di esprimersi, o persone in stato vegetativo.

La morte di Eluana è un caso di testamento biologico ante litteram? No. A Eluana, non malata ma in stato vegetativo, cioè disabile profonda, non sono state sospese delle terapie in ottemperanza a una sua volontà consapevolmente espressa: Eluana è morta di fame e di sete con una sentenza di tribunale sulla scorta di una presunta volontà, ricostruita ex post grazie a qualche battuta (forse) pronunciata in giovanissima età, a seguito dello shock per l'incidente occorso a un suo amico. Per essere più chiari, una ragazzina tornando dalla visita all’amico in coma dice “mamma mia, non vorrei mai finire così”, e alcuni magistrati, quasi vent'anni dopo, stabiliscono che si tratta di consenso informato, sufficiente per staccarle il sondino e condurla alla morte.

E arrivo al fatto personale. Martelli scrive: "in Senato un ex radicale, Gaetano Quagliariello, urlò 'assassino' all'indirizzo del padre di Eluana, perché fece rispettare la volontà della figlia". Come facilmente verificabile dai filmati e dai resoconti stenografici, quella sera in Senato io non ho mai detto "assassino" a nessuno né mi sono mai sognato di farlo. Di fronte alla cappa di insopportabile ipocrisia che si sarebbe voluto far calare sulla vicenda, di fronte a un tribunale che per la prima volta nella storia della repubblica ha permesso di far morire una persona di fame e di sete, ho detto soltanto la verità: "Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata". Perché da ex radicale, dato biografico che certamente non rinnego, credo profondamente nella libertà della persona e chiamo le cose con il loro nome. E, se si mette da parte l'ipocrisia, la storia della morte di Eluana Englaro non è certamente una storia di libertà.

CommentiCommenti 5

Edmondo (non verificato) said:

Gent.mo Prof. Quagliariello,
La ringrazio sinceramente - si parva licet - per essere tornato a esprimersi sul punto, raccogliendo pareri magari sollevati da osservatori molto piu' autorevoli del sottoscritto.
Mi lasci dire che condivido in tutto e per tutto la sua analisi. Sempre - de minimis - non mi permetterei di contestarLe la liberta' di giudizio e di espressione che Ella ha voluto esercitare a suo tempo in Parlamento. Se si ponessero limiti o freni a cio' (nei limiti del regolamento), non saprei francamente dove potrebbe/dovrebbe.
Mi lasci esprimere, pur tuttavia, un dissenso su un punto fondamentale: Lei sostiene e ripone una ipotesi fiduciaria nei testimoni e custodi amorevoli del corpo. Astraendo dai singoli casi: purtroppo - se il filo della comunicazione con la persona e' irrimediabilmente spezzato - i segnali del corpo possono ingannare. Da cittadino vorrei esprimerLe questo auspicio: ogni decisione, in questa delicatissima materia, puo' essere fallace sulle spalle di un singolo. Si faccia una buona legge che contemperi nella giusta maniera il parere della Scienza, i custodi dell'anima (i fiduciari) . E si rispetti il lucido parere, nel pieno delle facolta' di giudizio, del malato. Se non rispettassimo tutto questo, non potremmo in alcun caso dirci liberi o parlare di liberta'. Si stia pur tranquilli che la volonta' del Creatore, che ce ne ha fatto dono, non se ne risentira'. La saluto cordialmente.

maboba (non verificato) said:

Oltre alla la lucida esposizione delle problematiche relative al dibattito in corso aprezzo lo sforzo contro l'ipocrisia che pervade i nostri media e non solo.
Ho assitito per puro caso al pistolotto di Mentana su raitre dalla Berlinguer in relazione al caso djFabo. Con aria contritissima, occhi volti verso il basso ha ammesso non solo le grandi colpe dei giornalisti al riguardo per non aver fatto abbastanza propaganda (!), ma anche che è ora, dopo il divorzio, l'aborto, le unioni civili fare una legge sul "fine vita".

Antonio (non verificato) said:

....un tribunale che per la prima volta nella storia della repubblica ha permesso di far morire una persona di fame e di sete, ho detto soltanto la verità: "Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata"