Stop buoni lavoro

Voucher, ma che governo è quello che ha paura delle sue riforme?

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 | 17 Marzo 2017
voucher

Poiché il governo Gentiloni vive nell'incubo di quello che l'ha preceduto, ovverosia perdere un altro referendum, quello sul Jobs Act, dopo quello costituzionale, gli eredi del renzismo hanno pensato bene di sminare il terreno arato dalla Cgil per la nuova consultazione popolare sul lavoro grazie al sistema più vecchio del mondo: il passo del gambero.

Come un gambero che cammina all'indietro, dunque, la commissione lavoro ha annunciato per bocca della piddina Maestri che sui voucher, i buoni lavoro, indietro si torna. Da qui il voto: non per regolamentarli ma per abrogarli del tutto, almeno finché si corrono dei rischi politici. Insomma, il Pd non vuole stuzzicare il can che dorme, dopo che Renzi i sindacati aveva detto di volerli rottamare.

Il messaggio è chiaro: compagni, il Jobs Act lo smontiamo un pezzo per volta se no a smontarci sarà la Cgil con il referendum. Ma solo una forza politica e un governo ancora prigionieri di una politica economica tipica della sinistra vecchio stampo, come il Pd, quella sinistra che il lavoro lo ha sempre complicato e irregimentato, invece di liberarlo, poteva riuscire nel capolavoro di azzerare completamente i voucher, anche per le famiglie, anche per le piccolissime imprese, insomma cancellarli con un colpo di spugna, dopo che negli anni scorsi il ministro del lavoro Poletti li aveva prima difesi a spada tratta per poi fare i primi segni di cedimento nell'ottobre scorso parlando di una regolamentazione del sistema.

A quanto pare però da oggi l'unico voucher buono è quello morto. Ma che governo è quello che prima fa una riforma, il Jobs Act, strombazzandola ai quattro venti come il non plus ultra dell'ammodernamento del mercato del lavoro, e poi, temendo di prendere un altro schiaffone come quello dato dagli italiani a Renzi sulla costituzione, fa retromarcia impaurito dalla Cgil? Così, il presidente della commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, sancisce l'ennesimo affossamento delle Grandi Riforme renziane. E lo fa con il fondamentale voto dei 5 stelle, che dopo aver tanto strillato chiedendo le elezioni, firmano così la sopravvivenza del governo.

Non si può che rimpiangere il coraggio di chi, nella prima repubblica, difendeva le proprie scelte di governo  fino in fondo: vedi il referendum (anche allora di iniziativa sindacale), che  era dato per perso e invece fu vinto, contro la scala mobile. Renzi, che al Lingotto ha cercato di riprendere il tono e lo stile del leader senza paura, si nasconde dietro il tenero Gentiloni e evita accuratamente di difendere le proprie riforme.

Persino il presidente di Confindustria, che fin qui si è appiattito in tutto e per tutto su Renzi, fa sentire la sua voce, chiara benché fievole: "Meglio affrontare il referendum". Invece no: meglio scavalcare la sinistra a sinistra, copiare l'emendamento Airaudo (identico a quello Maestri, tranne che per la data di rottamazione dei voucher, a cui Maestri ha dato 6 mesi di vita in più) e farla franca.

Commenti

Nati con la riforma Biagi, questi buoni o voucher dovevano coprire una nicchia di categorie meno protette (come colf, badanti, studenti) tipicamente pagate in nero e senza contributi. Il Governo Berlusconi con la legge 33/2009 ne estese nel 2010 l'applicazione a tutti i soggetti, da cui il misuso. Se la prenda con lui.

Una cosa è chiara. La"sinistra" comunque declinata è del tutto incapace di affrontare i problemi ed è ormai un danno e basta.

L'emissione di una moneta municipale, con la quale si potrebbe anche pagare metà degli stipendi dei dipendenti municipali, e che fosse accettata anche in pagamento dei tributi comunali, risolleverebbe rapidamente l'economia di tanti municipi italiani.
Questa emissione sarebbe assolutamente e immediatamente fomentatrice di una crescita economica qualora tali certificati di lavoro avessero una data di scadenza ed una validità di un solo mese, salvo renderli utilizzabili per un altro mese conl pagamento di una piccola tassa comunale (1% del valore nominale). QWuesto per accelerare la circolazione monetaria e disincentivare il prestito ad interesse (o usura).
Questa emissione a interesse negativo incentiverebbe l'immediata accelerazione della circolazione monetaria, e destimolerebbe la tesaurizzazione, non potendo generare interessi. Vedasi l'esperimento della cittadina di Wörgl, Tirolo austriaco nel 1932 a cura del sindaco dell'epoca Michael Unterguggenberger. Wörgl uscì immediatamente dalla crisi economica che durò per tutto il decennio seguente e conobbe uno sviluppo economico straordinario, ridusse la disoccupazione, favorì le entrate di tributi municipali, promosse l'impiego, furono costruiti 7 chilometri di strade, venne effettuato il rinboschimento di certe aree di mobntagna, fu costruito un ponte sul fiume Inn, e un trampolino per gli sciatori, essendo Wörgl una stazione climatica invernale.
Prego il redattore ed i signori lettori di approfondire questo fatto storico, e mandare a quel paese il sestema bancario sionista con la sua Banca Centrale europea, associazione di dementi-delinquenti che stanno destabilizzando e distruggendo di proposito la nostra economia nazionale.
Eliseo Malorgio

I giornalisti italiani, se veramente amano la Verità, devono parlar chiaro: "pane al pane e vino al vino".
Non è più possibile usare tante bellissime e raffinate parole e non vedere e non denunciarequel che succede realmente:
Il sistema bancario sta distruggendo la Nazione Italia. Sta mandando in rovina le imprese e sta regalando i beni e le case delle famiglie italiane con una serie di iniziative che vi elencherò se avrete il coraggio civile di darmi spazio. Coraggio di dare spazio a uno che ama il proprio Paese e che non può accettare la caduta di tutti ivalori e la promozione dei vizi allo scopo preciso di destabilizzare e distruggere l'economia e la stessa identità nazionale.
Prego, gentili signori giornalisti, dite la semplice Verità con parole chiare e semplici agli addormentati e ipnotizzati lettori italiani
Eliseo Malorgio

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