In attesa delle decisioni della magistratura

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In attesa delle decisioni della Magistratura sulla richiesta di rinvio a giustizio dei due carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro e del vicebrigadiere Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale, e del maresciallo Roberto Mandolini per falsa testimonianza, ritengo opportuno fissare alcuni punti fermi sulla vicenda giudiziaria riguardante la morte di Stefano Cucchi, sulla quale è stata fatta negli anni una micidiale opera di disinformazione.

Va innanzi tutto messo in luce che l'arresto del Cucchi non è stato un errore: in una successiva perquisizione della casa in cui abitava furono rinvenuti infatti nove etti di cannabis e un etto di cocaina con tutti gli attrezzi per il frazionamento e lo spaccio della stessa.

Il Cucchi, con una lunga storia di tossicodipendenza alle spalle e afflitto da una serie di patologie, prima dell'arresto da parte dei carabinieri era già stato ricoverato per 17 volte al pronto soccorso per ferite, lesioni e fratture maturate nel limaccioso mondo degli spacciatori che frequentava.

Fin dall'inizio di questa triste vicenda, avendo la responsabilità del Dipartimento antidroga nel governo Berlusconi, ho affermato che i processi non si potevano fare sui media ma che bisognava aspettare gli esiti della vicenda processuale che si era messa in moto dopo l'improvvisa morte del Cucchi, ricoverato dopo l'arresto nella struttura ospedaliera del Pertini di Roma.

Come è noto i primi processi, durati anni, si sono conclusi con la piena assoluzione dei tre agenti di polizia penitenziaria accusati di averlo picchiato dopo l'udienza di convalida e l'assoluzione per due volte consecutive in Corte di Assise di Appello dei medici che lo ebbero in cura.

La tesi infatti dell'accusa e dei familiari del Cucchi, vedi l'intervista del padre era che le cause del decesso andassero ricercate dopo l'udienza di convalida dell'arresto, dove né il magistrato né il cancelliere e neppure il padre avevano rilevato nulla di preoccupante nelle sue condizioni fisiche.

Tutte le perizie mediche in questa fase, quella dei pubblici ministeri commissionata ai professori Paolo Arbarello, Ozrem Carella Prada, Luigi Cipolloni, Dino Mario Tancredi e la super perizia ordinata dalla Corte di Assise d'appello ad un Collegio peritale composto dai professori Marco Grandi, Gaetano Iapichino, Giancarlo Marenzi, Erik Sganzerla, Luigi Barana e Cristina Cattaneo, avevano escluso che ci potesse essere un qualche riferimento fra le eventuali percosse subite ed il decesso del Cucchi.

La famiglia Cucchi aveva mantenuto la costituzione di parte civile contro gli agenti di custodia fino in Cassazione, mentre aveva ritirato quella nei confronti dei medici del Pertini dopo la liquidazione di un risarcimento di un milione e 340 mila Euro.

Usciti di scena agenti di polizia penitenziaria e medici si è aperta una nuova clamorosa fase processuale nella quale la pubblica accusa sostiene che sarebbero stati i carabinieri a picchiare il Cucchi prima e non dopo l'udienza di convalida, fino a ipotizzare nei loro confronti i reati di omicidio preterintenzionale e falsa testimonianza.

In questa nuova fase il Gip ha richiesto una nuova super perizia, affidata ai professori Francesco Introna e Franco Dammacco e ai Dottori Cosma Andreula e Vincenzo D’Angelo che, come le due precedenti, ha escluso in modo categorico ogni relazione fra la morte del Cucchi e le eventuali percosse.

Sulla base di quali elementi allora è stata formulata nei confronti dei carabinieri un’accusa così grave?

Il Pubblico ministero, non tenendo alcun conto delle tre perizie precedenti, ha preso come riferimento viceversa la perizia presentata dalla parte civile cioè dalla famiglia Cucchi, sorvolando anche sulle conclusioni della Corte d'Assise di Appello che, per quanto riguarda la morte del Cucchi, ha nuovamente assolto i medici del Pertini da ogni addebito con la sentenza del 18 luglio 2016

Ci sono poi le dichiarazioni di due colleghi carabinieri e le accuse della moglie di uno dei tre carabinieri indagati, in fase di separazione conflittuale, che accusa il marito di avergli raccontato di aver picchiato a suo tempo il Cucchi.

Il carabiniere accusatore ha all'attivo una serie di rinvii a giudizio per reati piuttosto gravi e le sue dichiarazioni e quelle della compagna sono state smentite categoricamente da altri carabinieri assolutamente non coinvolti nella vicenda: su questa vicenda ho presentato un atto del sindacato ispettivo.

Di più: due marescialli dell'arma chiamati l'anno scorso a confermare le dichiarazioni di questo super teste non soltanto le hanno smentite categoricamente, ma il giorno dopo hanno presentato denuncia querela nei suoi confronti per diffamazione: il risultato di questa loro iniziativa è stato l'incriminazione di ambedue per falsa testimonianza.

Il primo Presidente della Corte di Cassazione Canzio ha denunciato nella cerimonia di apertura dell'anno giudiziario il mal costume di svolgere i processi sui media invece che nei tribunali.

Noi rileviamo che i processi fatti nell'aula di tribunale sino ad ora ci hanno dato pienamente ragione mentre Ilaria Cucchi è stata sino ad ora totalmente smentita rispetto a quanto dichiarato imperversando in decine e decine di interviste e trasmissioni televisive.

Con rammarico prendiamo atto che prima ancora del rinvio a giudizio sono stati sospesi dal servizio e si profila per loro, a stipendio ridotto e con un linciaggio mediatico nei loro confronti un calvario che durerà nella migliore della ipotesi per alcuni anni.

Come sempre aspettiamo con grande serenità che gli elementi che abbiamo sommariamente esposto possano essere vagliati in una Aula di Giustizia dove tutte le anomalie di questo caso potranno finalmente avere una risposta definitiva.

CommentiCommenti 4

Concetto Baronessa (non verificato) said:

Il caso Cucchi dovrebbe invitare alla prudenza e alla circospezione il pubblico che legge i giornali e segue i mezzi di informazione. Sono felice che risulti dimostrata e riconosciuta l'innocenza di medici, guardie di custodia e carabinieri. La piazza non è il luogo delle riflessioni e dei giudizi ponderati. E, mentre mi attendo che ai carabinieri ingiustamente accusati venga risparmiato il calvario di cui fu vittima un suo valido collega per i lontani fatti di Genova, esprimo la mia indignazione per l'ennesima campagna di linciaggio che ci viene ammannita. Ci si rammarica certamente per la morte di un uomo, ma si deve conservare la prudenza e l'obiettività, cioè il rispetto per la verità dei fatti, lasciando da parte l'irrazionalità dei furori giustizialisti. E ci si ricordi che i funerali di Stato sono riservati, purtroppo, agli agenti e ai carabinieri che perdono la vita per consentire a noi cittadini di dormire la notte e circolare tranquilli nelle ore del giorno.

Recarlos79 (non verificato) said:

Caso da manuale di come gli ordini dello stato si proteggono fra loro. Ci si mettono pure politici professionisti falliti che in vita loro non sarebbero capaci di fare altro.